Fallimento ex Latina Ambiente, processo al via. Ciolfi (M5S): “La verità sul fallimento della ex Latina Ambiente non si riscrive a posteriori”
Ventisei imputati rinviati a giudizio, il Comune è parte civile. Due degli imputati risultano collaboratori della Sindaca Celentano, che sul tema non ha ancora fornito chiarimenti. “Come consigliera comunale di opposizione e capogruppo del Movimento 5 Stelle, sento il dovere di offrire una lettura più completa della vicenda che ha condotto al fallimento della Latina Ambiente, oggi al centro di un processo per bancarotta che coinvolge 26 imputati tra vertici societari, organi di controllo e soggetti incaricati della revisione.
Negli ultimi giorni si è tornati a raccontare questa storia partendo dalla fine: dal fallimento, dal mancato riconoscimento dei crediti, dalle occasioni “perse” per evitare l’esito giudiziario. Una narrazione che rischia di essere profondamente fuorviante, perché sposta l’attenzione dalle cause reali del dissesto alle conseguenze successive, confondendo il piano politico-amministrativo con quello penale.
Il punto dirimente, che non può essere eluso, è uno solo: il processo non nasce dal mancato riconoscimento dei crediti, ma da condotte di gestione ritenute dalla Procura gravemente illegittime, tali da integrare ipotesi di bancarotta e false comunicazioni sociali. Sono queste condotte – e non ciò che è accaduto dopo – ad aver determinato il rinvio a giudizio.
Le eventuali operazioni successive, come transazioni, ripianamenti o tentativi di riportare la società in bonis, non cancellano né attenuano la rilevanza penale dei fatti contestati, che si sono perfezionati nel momento stesso in cui quelle scelte gestionali sono state compiute. È un principio giuridico elementare, che non può essere sacrificato sull’altare di una ricostruzione politica di comodo.
Dagli atti dell’indagine – presumibilmente avviata, come ordinariamente avviene, a seguito delle relazioni di legge dei curatori conseguenti alla verifica dei libri contabili, sociali e di controllo, come previsto dalla procedura fallimentare – emergono contestazioni gravissime: irregolare e carente tenuta delle scritture contabili, assenza di una contabilità analitica, occultamento sistematico delle perdite, approvazione di bilanci non veritieri, distribuzione di utilità in assenza di utili, mancata vigilanza degli organi di controllo.
Condotte che avrebbero prodotto un’erosione del capitale sociale superiore ai 18 milioni di euro e una compromissione profonda della trasparenza e della tutela dei creditori.
Alla luce di tutto questo, sostenere – anche solo implicitamente e a posteriori – che il fallimento fosse “evitabile” o che il problema si riduca a una partita creditoria non riconosciuta significa alterare la realtà dei fatti e minimizzare responsabilità che saranno ora vagliate in sede giudiziaria.
C’è poi un tema politico attuale che non può essere ignorato. L’amministrazione di centrodestra oggi al governo della città ha portato in Consiglio una transazione da 6 milioni di euro con la curatela fallimentare e ha riattivato un cosiddetto “tavolo TIA” per la ricostruzione della partita creditoria tra Comune e Latina Ambiente. Un tavolo che risale al 2006, che per anni non è stato in grado di produrre soluzioni e che è rimasto di fatto silente per quasi vent’anni.
La domanda, a questo punto, è inevitabile e riguarda la responsabilità politica dell’indirizzo amministrativo: come è possibile che oggi quello stesso tavolo, con gli stessi apparati tecnici e sotto governi comunque riconducibili al centrodestra, sembri in grado di fornire risposte che in passato venivano escluse con assoluta certezza? Cosa è cambiato, negli atti, nei criteri di valutazione o nelle scelte di indirizzo, rispetto a ciò che allora veniva ritenuto non dovuto?
C’è poi un ultimo elemento, forse il più delicato, che non può essere taciuto. Tra i 26 imputati nel processo per bancarotta figurano anche soggetti che risultano aver avuto, o avere tuttora, rapporti di collaborazione con l’attuale sindaca. Su questo punto, come consigliera comunale, ho presentato un’interrogazione già nel mese di settembre, reiterata più volte, che continua a essere rinviata senza risposta.
Ad oggi, la sindaca non ha chiarito se l’incarico di consulente gratuito sia ancora in essere, né se siano stati valutati eventuali profili di opportunità o di conflitto di interessi. Questo silenzio prolungato non è più accettabile. In una vicenda di tale rilevanza pubblica, la trasparenza non è una concessione, ma un dovere istituzionale.
Tornando alla Latina Ambiente, la verità non si riscrive a posteriori. Il processo farà il suo corso e stabilirà le responsabilità individuali. Ma sul piano politico e dell’informazione è doveroso non confondere i piani, non spostare le colpe e non chiedere all’opinione pubblica di dimenticare ciò che è stato accertato negli atti giudiziari. Perché una città non ha bisogno di narrazioni rassicuranti. Ha bisogno di verità, responsabilità e memoria”.
Così, in una nota, Maria Grazia Ciolfi, consigliera comunale e capogruppo Movimento 5 Stelle Latina.
