EX COLONIA DI DONATO A FORMIA: TUTTO PRESCRITTO, PROSCIOLTI IN OTTO

complesso monumentale di Sant'Erasmo ubicato a Castellone (Formia)
complesso monumentale di Sant'Erasmo ubicato a Castellone (Formia)

Ex Colonia Di Donato a Formia: sono stati prosciolti dal Tribunale di Cassino tutti e gli otto imputati per l’annosa vicenda

Nulla di fatto per uno dei sequestri e degli episodi giudiziari che più di tutti hanno attirato l’attenzione mediatica nel Golfo. Il 25 gennaio 2017, i militari del Comando Provinciale di Latina diedero esecuzione ad un provvedimento di sequestro, con l’ipotesi che si fossero realizzati sul complesso i reati di peculato, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica e truffa. Il provvedimento fu emesso dalla Procura della Repubblica di Cassino a firma del Procuratore capo Luciano D’Emmanuele e del Sostituto Procuratore Alfredo Mattei.

L’atto di sequestro coinvolse il complesso immobiliare e i terreni agricoli annessi, denominato “ex colonia Di Donato” ubicato nel comune di Formia. Il provvedimento restrittivo traeva origine dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza di Formia posti in essere allo scopo di accertare una serie di irregolarità e difformità riscontrate nella esecuzione dei lavori di riqualificazione dell’immobile affidati alla ditta napoletana Sacen: tutte opere finanziate dalla Regione Lazio per un importo erogato pari ad un milione di euro; lavori che tuttavia risultavano, secondo gli inquirenti, non essere mai stati portati a completamento.

Il vasto complesso architettonico di oltre 15.000 mq, risalente al 1300, nell’anno 2011 era stato oggetto di un contratto di comodato d’uso della durata di 25 anni stipulato tra il comune di Formia, proprietario dell’immobile, e l’I.P.A.B. Ss.Annunziata di Gaeta, ente regionale che, grazie ad una serie di finanziamenti a “specifica destinazione” concessi dalla Regione Lazio, avrebbe dovuto curare la riqualificazione completa della struttura al fine di realizzare un centro regionale polivalente al servizio degli emigrati laziali.

A finire a processo per frode in pubbliche forniture, falsità ideologica e truffa aggravata Raniero De Filippis, presidente del cda di Ipab all’epoca dei fatti, Francesco Battista, amministratore della società Sacen, Umberto Battista quale direttore della stessa Sacen srl, Erasmo Valente e Roberto Guratti, come responsabili del procedimento amministrativo, Giorgio Maggi, supporto ai responsabili del procedimento, Giovanni Falco come direttore dei lavori del cantiere e Andrea Fumi, il responsabile della sicurezza.

Dopo quattro anni, è terminata, a livello processuale, la vicenda penale. Il giudice monocratico del Tribunale di Cassino Marco Gioia ha prosciolto le otto persone succitate per intervenuta prescrizione. È stata accolta, infatti, l’istanza degli avvocati della difesa Andrea Di Croce, Vincenzo Macari, Luca Scipione, Valeria Simeoni, Giorgia Bonfanti e Luigi Panella secondo i quali la prescrizione poteva valere sin dal gennaio scorso.

Secondo le ricostruzioni della Guardia di Finanza di Formia e della Procura di Cassino, la Sacen, che si aggiudicò i lavori dall’Ipab, avrebbe emesso fatture gonfiate rispetto agli interventi edilizi realizzati sino al giorno del sequestro avvenuto, come detto, nel gennaio di quattro anni fa.

Di fronte all’avvenuta prescrizione, il Tribunale di Cassino, anche in base al parere contrario del Pm Mattei, ha rigettato la richiesta dell’Ipab di modificare alcuni degli originari capi d’imputazione: una richiesta avanzata per evitare la prescrizione stessa.

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