DISCARICA DI BORGO MONTELLO: SPUNTA LA CLAUSOLA ANTI-BONIFICA

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Borgo Montello - discarica vista dall'alto
Borgo Montello - discarica vista dall'alto

La discarica di Borgo Montello torna in Commissione d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti: presentata l’interrogazione parlamentare

Ieri, venerdì 31 luglio, il deputato del M5S Stefano Vignaroli, presidente della suddetta Commissione, ha depositato una interrogazione parlamentare firmata anche da altri due deputati del M5S (Massimo Baroni e Ilaria Fontana).

È opportuno ricordare sul punto le assurde scelte operate dall’amministrazione comunale di Latina targata LBC in tema di rifiuti all’inizio della presente consiliatura:

l’improvvisata e avventurosa costituzione dell’azienda speciale ABC;

l’irresponsabile mancato riconoscimento dei crediti vantati dalla società “Latina Ambiente Spa” nei confronti del Comune di Latina, circostanza che ha determinato il fallimento della suddetta società, posseduta nella misura del 51% proprio dal Comune di Latina.

A seguito del fallimento il Comune di Latina, oltre a diventare destinatario di decreti ingiuntivi per milioni di euro da parte della curatela, ha anche perso il controllo della discarica di Borgo Montello.

Infatti, era attraverso la società Latina Ambiente Spa, titolare del 51% di Ecoambiente Srl, che il Comune di Latina poteva esercitare tale controllo. Invece, nel marzo 2018, il 51% di Ecoambiente è stato acquistato all’asta fallimentare dal Gruppo Cerroni per un prezzo di € 2.500.000.

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Tornando all’interrogazione parlamentare, quest’ultima, indirizzata al Ministero dell’Interno e al Ministero dell’Ambiente, mette in luce significative criticità.  

Il sito è al centro di due progetti di ampliamento, mentre dovrebbe essere invece perseguito l’obiettivo della bonifica ambientale del sito stesso, in passato al centro di vicende giudiziarie (una su tutte quella scaturita dalle rivelazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone sull’interramento di rifiuti tossici e nocivi).

L’attività di bonifica è però oggi esclusa in maniera indebita da una clausola prevista nel contratto di locazione dei terreni.  

Ricordiamo che l’area in questione, di proprietà della società Capitolina Srl in liquidazione, è sotto confisca (non definitiva) e l’amministrazione dei beni è passata di diritto alla “Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.

È stata proprio quest’ultima ad autorizzare la Capitolina Srl ad affittare l’area ad Ecoambiente Srl. Il contratto è datato 9/11/2018, proprio pochi mesi dopo l’acquisto da parte del Gruppo Cerroni del 51% di Ecoambiente all’asta fallimentare (sarà però registrato presso l’Agenzia delle Entrate solo il 9/8/2019).

Il leader indiscusso del suddetto gruppo è Manlio Cerroni, 93 anni, un imprenditore che sui rifiuti ha costruito un vero e proprio impero, tanto da aver inanellato una serie di soprannomi molto espliciti: “il supremo”, “l’ottavo re di Roma”, “il signore della monnezza”.

Come specificato dai parlamentari firmatari dell’interrogazione, il contratto è caratterizzato da una grave anomalia: la presenza di una clausola che non consentirebbe lo svolgimento dell’attività di bonifica dei terreni in aperta violazione sia dell’autorizzazione integrata ambientale della discarica, sia del Testo unico ambientale che sancisce l’obbligo di bonifica per il gestore di un impianto di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

La vicenda è stata oggetto nello scorso mese di giugno anche di una interrogazione della consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella.

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È opportuno ricordare che è proprio la Regione Lazio ad essere destinataria delle richieste di autorizzazioni da parte di Ecoambiente Srl, vale a dire da parte di Cerroni, per continuare a trattare rifiuti e arricchirsi in un luogo sul quale occorrerebbe invece unicamente procedere a una bonifica ambientale.

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