Assemblea dei soci di Acqualatina: nella riunione odierna rimangono contrapposti i fronti tra Forza Italia-PD e civiche e il centrodestra di Fratelli d’Italia e Lega
Al centro del contendere dell’assemblea dei soci svoltasi quest’oggi, presso l’hotel Europa, a Latina, è la seduta che si è tenuta lo scorso 31 ottobre. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia: era stato questo, in sintesi, ciò che avevano deciso i soci con più peso nel voto ponderato nell’assemblea. Come noto, all’ordine del giorno, c’era il voto sull’aumento di capitale di Acqualatina: una maxi iniezione da 30 milioni di euro, divisi a metà tra Comuni dell’Ato4 e socio privato Italgas.
Nelle settimane precedenti a quella data del 31 ottobre 2025, tutti i comuni, compreso quello di Latina, avevano votato, nei vari consigli comunali, mozioni per dire no al maxi aumento di capitale. Una ragione per cui se si fosse andati al voto il 31 ottobre, l’assemblea dei soci avrebbe dovuto bocciare ciò che, a conti fatti, voleva solo il socio privato Italgas, con una collaborazione neanche troppo sotterranea del Comune di Latina della sindaca Matilde Celentano.
In un’assemblea durata circa tre ore, alla fine, era passata, per l’appunto, la proposta del Comune di Latina, ossia di rinviare “sine die” fino a trovare una quadratura del cerchio. Sul piatto una soluzione di mediazione già emersa nella conferenza dei sindaci dello scorso 3 settembre: l’apertura di un tavolo di confronto tra management di Acqualatina e sindaci per addivenire a una soluzione condivisa.
Sul piatto una sorta di “due diligence” per capire quanti soldi effettivamente servivano per risollevare le sorti di Acqualatina (società che, va ricordato, produce utili). La proposta del Comune di Latina tendeva a capire se vi fosse la possibilità di arrivare a un aumento di capitale dimezzato. In sostanza, 14 milioni di euro (da introiettare per metà da Italgas e per metà dagli enti), dal momento che i Comuni hanno dalla loro crediti di circa 7 o 8 milioni derivanti dalla cessione delle condotte/reti ad Acqualatina, mai finiti di pagare dalla società pubblico-privata. Crediti che, secondo il ragionamento riproposto il 31 ottobre, non sarebbero mai recuperati se Acqualatina finisse in default.
Alla fine aveva prevalso la proposta di rinviare, grossomodo di un mese. Un rinvio che aveva più il sapore dell’andreottiano “per non tirare le cuoia”, piuttosto che un futuribile confronto con Italgas che rimaneva e rimane ferma sulla sua posizione: se non si iniettano soldi nel capitale sociale, Acqualatina finisce gambe all’aria. A fare la parte del leone nel bilancio disastrato ci sono i 157 milioni di morosità che appaiono da anni irrecuperabili. Acqualatina rischia il decesso, ben prima della fine della convenzione del 2032, per una gestione che da anni – troppo facile il gioco di parole – fa acqua da tutte le parti.
Sia Partito Democratico che Forza Italia, ex alleati nella stagione fazzoniana di Acqualatina, avrebbero voluto bocciare l’aumento di capitale lo scorso 31 ottobre e stabilire un’altra data per capire il da farsi. Una possibilità negata dal Comune di Latina a trazione Fratelli d’Italia e soprattutto da Italgas, oltreché a piccoli comuni come Spigno Saturnia e la Sperlonga di Armando Cusani, l’ex forzista, oggi leghista, che aveva votato per la proposta del capoluogo: rinviare senza una data. Contrari al rinvio, naturalmente, i Comuni “dem” Anzio, Nettuno, Cisterna e quelli forzisti Fondi, Formia, Gaeta, Monte San Biagio e Itri. Astenuti Amaseno, Sermoneta e, a sorpresa, Terracina. Astenuto anche l’altro socio di peso nel voto ponderato: la commissariata Aprilia.
A fine novembre, come noto, il Comune di Latina aveva ritirato la sua proposta e l’aumento di capitale è rimasto senza che si fosse votato per il no o per il sì.
Ad ogni modo, a metà dicembre, in riferimento a quel rinvio del 31 ottobre, arrivato a maggioranza semplice e non con i due terzi – ossia la contestazione oggi mossa da Forza Italia, PD e civiche – i Comuni di Anzio e Nettuno hanno impugnato la delibera dell’assemblea dei soci dinanzi al Tribunale delle Imprese. Sebbene fosse stato bocciato dai Consigli Comunali di oltre il 70% delle Amministrazioni comunali, l’aumento di capitale da 30 milioni non era stato bocciato nell’assemblea dei soci del 31 ottobre e si era rinviato tutto a data da destinarsi. A dicembre un’altra assemblea dei soci si era chiusa con un nulla di fatto. “L’aumento di capitale non è stato ritirato dall’ordine del giorno ma, con una decisione illegittima del Cda e del Presidente Marzoli, – spiegavano i sindaci di Anzio e Nettuno – è stato rinviato alla prossima riunione”.
“La Marzoli, con una presa di posizione senza precedenti, – dichiaravano Lo Fazio e Burrini – ha stabilito che la riunione convocata come straordinaria fosse ordinaria e, senza avere i numeri necessari, ha rinviato la discussione su una proposta già, di fatto, bocciata. Contestualmente è stata ignorata, e al momento neanche discussa nella prossima riunione, la proposta dei Sindaci su un maggiore impegno economico da parte del socio privato”.
L’assemblea odierna si è mantenuta su questa linea: da un parte il Comune di Fondi (Forza Italia), i Comuni Dem e il Presidente dell’Ato4, Gerardo Stefanelli, che chiedevano conto al consiglio d’amministrazione se fosse stato legittimo quel rinvio a maggioranza semplice, datato 31 ottobre; dall’altra Fratelli d’Italia, con il delegato del Sindaco di Latina Matilde Celentano, l’avvocato Giacomo Mignano, a spiegare che al momento c’è l’impugnazione di Anzio e Nettuno e sarà il Tribunale a dire se quell’atto è stato legittimo o meno.
Alla fine, l’assemblea dei soci non ha votato nulla e tutto si è concluso con le opposte “fazioni” ferme sulle loro posizioni. Dietro questo scontro, non c’è solo il controllo di Acqualatina, con il cda che ha dichiarato oggi che quel voto/rinvio del 31 ottobre è stato legittimo; piuttosto c’è la partita che si terrà a marzo per la presidenza della Provincia di Latina. L’attuale Presidente, Gerardo Stefanelli, è convinto di poter essere confermato con l’asse Forza Italia, PD e civiche, anche perché Fratelli d’Italia e Lega non hanno più dalla loro il Comune di Aprilia commissariato per mafia. Dietro, però, c’è l’ombra di una saldatura del centrodestra che, al netto delle baruffe per Acqualatina (il senatore Claudio Fazzone e Forza Italia da una parte, FDI e Lega dall’altra), potrebbero accordarsi su un nome: il sindaco di Monte San Biagio, Federico Carnevale, fazzoniano di ferro.
