Le associazioni: “In 6 anni è cambiato il 13% della popolazione residente e gli immigrati “scaldano” l’inverno demografico”
“Quando si esamina la demografia di un territorio l’attenzione volge quasi esclusivamente ai suoi dati di sintesi, ignorando i sottostanti da cui scaturiscono. Cosicché, circoscrivendo l’ambito al solo golfo, si osserva che, negli ultimi sei anni, Gaeta ha perso costantemente abitanti; Minturno li ha aumentati e, dal 2021, ha superato Gaeta per numero di residenti e Formia, anch’essa, ha lentamente perso popolazione. Invece la variazione del numero di abitanti residenti è il risultato di tre componenti:
- il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e morti;
- il saldo migratorio interno, cioè la differenza tra numero di persone che emigrano verso un altro comune italiano e numero di persone che, dall’Italia, si stabiliscono nel comune osservato;
- il saldo migratorio estero.
L’ISTAT, in una sua pregevole pubblicazione, ha evidenziato i dati delle tre componenti per ogni comune italiano per le annualità comprese tra il 2019 e 2024. Le scriventi Associazioni hanno avuto modo di esaminarli e vogliono avanzare qualche considerazione per Formia.
Innanzitutto balza agli occhi il dato relativo al saldo naturale: in sei anni le morti hanno superato le nascite di quasi 1.100 unità, segno inequivocabile di un progressivo invecchiamento della popolazione e della tendenza nazionale a ridurre il numero di figli per coppia.
Il saldo migratorio interno nei sei anni osservati risulta anch’esso negativo per 354 unità, cioè ci sono state più partenze che arrivi. Il saldo migratorio estero è stato invece positivo per 658 unità. La sintesi dei dati ci dice che Formia è passata dai 37.727 abitanti del 2019 ai 36.883 del 2024.
Quello che emerge è:
- che gli immigrati esteri hanno contribuito a temperare la decrescita dei residenti;
- che il saldo migratorio interno di -354 unità è il risultato di un vivace ricambio di popolazione, che ha visto poco meno di 5.000 persone in arrivo e poco più 5.000 in uscita.
Se il dato di cui al punto 1 non costituisce una novità, il dato relativo al punto 2, invece, merita qualche considerazione ulteriore. L’arrivo di scarsi cinquemila nuovi cittadini in sei anni determina il cambiamento del 13% della popolazione residente. Nuove persone che abitano, si muovono, consumano, votano. Chi effettivamente siano e per quel motivo abbiano scelto di risiedere a Formia, potrebbe essere l’argomento di una tesi di dottorato. Sicuramente la scelta sarà stata influenzata dai buoni collegamenti ferroviari, dall’offerta scolastica, dal clima e, a voler essere malpensanti, dalla possibilità di non pagare l’IMU sulla seconda casa di proprietà. Le regioni di provenienza principali sono il Lazio (per il 46% circa) e la Campania (per il 27% circa). Tra le province del Lazio, quella di Latina costituisce la principale area di provenienza; tra quelle della Campania ci sono le province di Napoli e di Caserta.
Le oltre cinquemila persone in uscita sono i giovani in cerca di un lavoro dignitoso che il territorio non riesce ad offrire, sono i familiari che si ricongiungono ai figli, sono tutti quelli che, espulsi da un tessuto produttivo fortemente ridimensionato, cercano fortuna altrove.
E qui ritornano gli irrisolti problemi dello sviluppo futuro e della visione di città, oggi assenti dai tavoli della politica. Le prossime elezioni amministrative del 2027 costituiscano l’occasione per dibattere prima di questi temi e solo dopo di chi deve essere candidato”.
Così, in una nota, le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & Confronti”
