DANNEGGIATA DALLE FIAMME L’AUTO DEL PREGIUDICATO AL VILLAGGIO TRIESTE

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Danneggiata l’auto di un pregiudicato residente al Villaggio Trieste di Latina: le fiamme hanno interessato la parte anteriore del mezzo

Dopo le fiamme che hanno coinvolto ben cinque auto nel quartiere Q4, un altro episodio inquietante si è consumato in una zona calda della città: il Villaggio Trieste, da sempre al centro di intrecci criminali e nota zona di spaccio.

A bruciare, nella parte anteriore dell’auto, specificatamente sulla ruota destra, è stata l’auto che appartiene al 47enne Gianni Bernardi, personaggio che in passato è stato coinvolto in più indagini e arresti per estorsione, usura e rapine e che si trova ai domiciliari con braccialetto elettronico.

Peraltro l’uomo è accusato anche lui di essere l’attentatore di un solo episodio incendiario, quello consumato a febbraio 2020 ai danni dell’auto dell’allora vice sindaco di Sermoneta, una Range Rover Evoc. Nel frattempo Bernardi fu arrestato, prima del secondo attentato avvenuto il 22 febbraio dello stesso anno contro la Jeep Suzuki del figlio del vicesindaco, per aver commesso un paio di rapine insieme a una batteria composta da lui e altri due siciliani per cui sono stati condannati a 4 anni e 8 mesi a marzo 2021. Il processo per Bernardi, rispetto ai fatti di Sermonenta, si svolge con rito ordinario.

Insomma, è un personaggio ben inserito negli ambienti. Non un pezzo da novanta, ma sicuramente un uomo che conosce tutti ed è ben caratterizzato come “membro” della comunità del Villaggio Trieste.

La sua auto, un’Alfa Romeo, si trovava parcheggiata in Via Ezio e le fiamme si sono sprigionate tra la notte di mercoledì e giovedì. Sul luogo, i Vigili del Fuoco hanno domato le fiamme che per fortuna non hanno attecchito del tutto sul mezzo e non hanno coinvolto altre autovetture come in Q4. Nessun innesco trovato, né tracce di liquido infiammabile o materiale più rudimentale come la diavolina.

Ad accorrere anche gli agenti della Squadra Volante di Latina e, nella mattinata di giovedì, i tecnici della Polizia Scientifica che hanno passato al setaccio l’area dell’incendio per trovare elementi utili a comprendere la natura del gesto che, ad ogni modo, appare doloso. Uno sfregio, un avvertimento a un pregiudicato che potrebbe nascondere anche dell’alto. O, forse, una semplice una ritorsione per una questione personale. L’attenzione rimane alta.

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