DANIELE NARDI L’ALPINISTA PONTINO DISPERSO SULLA MONTAGNA MANGIAUOMINI

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Il Nanga Parbat, situato in Pakistan, con i suoi 8125 mt di altezza è la nona montagna più alta del mondo, ma a livello tecnico è tra le tre più difficili, la traduzione dalla lingua urdu è Montagna Nuda, ma in Pakistan viene chiamata Montagna Mangiauomini, e non a caso il rateo di morte di questa punta è del 30%, mentre la salita si inerpica su un percorso stretto fino ad arrivare alla “Faccia della Montagna”: una parete rocciosa di estrema pericolosità e difficoltà di circa 4500 mt.

LA TRAGICA FINE DI GUNTHER MESSNER

A volte la montagna mette l’alpinista davanti a scelte estreme, ne sa qualcosa Reinhold Messner che sul Nanga Parbat ha perso il fratello Gunther, durante una tragica discesa nel versante Diamir, uno dei più pericolosi perchè soggetto a continue slavine, ma nella fattispecie Reinhold fece la scelta giusta poichè le condizioni del fratello Gunther non consentivano una discesa lenta e sicura (era febbricitante e aveva allucinazioni) e per questo le accuse mosse a Reinhold negli anni si sono rivelate del tutto infondate; gli venne imputato di aver lasciato solo il fratello ma in realtà ne perse le tracce dopo una tremenda slavina.

Gunther Messner e Reinhold, due degli alpinisti più forti di tutti i tempi

 

DANIELE NARDI E LA VIA INESPLORATA

Gli alpinisti sono persone totalmente lontane dalla nostra noiosa realtà cittadina, duri e silenziosi come le montagne che scalano ma con un cuore d’oro e la voglia di migliorarsi sempre e di spingersi continuamente oltre i limiti delle possibilità umane, un pò come Messner che va oltre gli 8000 senza ossigeno. Capita che periscano anche in maniera paradossale, come Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti, che ha scalato montagne a mani nude e senza corde ma che è deceduto cadendo dalla bicicletta nel suo paese, nella splendida cornice di Pera di Fassa, nel cuore delle Dolomiti.

Tita Piaz

 

Nell’olimpo dell’alpinismo vi è entrato sicuramente anche Daniele Nardi, unico alpinista della storia ad essere nato sotto il fiume PO ed aver toccato per ben 5 volte gli 8000 metri, che nel suo “palmares” può vantare le cime di EVEREST, K2 e proprio il NANGA PARBAT. Insomma, niente male per un pontino.

Questa volta Daniele ha sfidato se stesso e la Montagna Mangiauomini. Salire in invernale, che è molto più difficile e pericolosa dell’estiva visto il clima e per la presenza di neve e ghiaccio, rende la scalata estrema per via del fatto che la neve fresca copre i crepacci (buchi scavati dal ghiaccio nella roccia) i quali possono essere profondi anche decine di metri.
Cadere in un crepaccio equivale sovente a perdere la vita. Ma la pericolosità dell’ascesa aumenta anche a causa dei seracchi che sono dei grandi pezzi di ghiaccio che si trovano nei punti in cui il ghiaccio cambia bruscamente pendenza. La caduta degli stessi è imprevedibile ed ovviamente letale.

Seracco

 

Oltre a questo Nardi sta tentando l’ascesa attraverso il Mummery, uno sperone verticale alto mille metri, che arriva fino alla vetta. Un percorso inesplorato, tutte le precedenti spedizioni che hanno tentato di salire attraverso questa via, che è la più diretta, sono finite male ed alcuni componenti hanno perso la vita. Se dovesse riuscire, Nardi sarebbe il primo a scalare il Nanga Parbat passando per il Mummery.

Daniele Nardi sullo Sperone Mummery nel 2013 durante una spedizione fallita

 

Da 48 ore non si hanno notizie dell’eroico Daniele Nardi, non aggiorna più la pagina Facebook (aveva con sé un modem) e a causa del maltempo dal campo base non riescono ad avvistare la spedizione di cui faceva parte insieme a Tom Ballard ed altri due alpinisti pakistani.
Le spiegazioni possono essere molteplici e tutte valide: non riescono a comunicare a causa del maltempo oppure sono rimasti bloccati a causa di una slavina o appunto la caduta di un seracco.
Si spera, e tutti facciamo il tifo, che tutto vada bene e che il grande alpinista pontino rientri a casa sano e salvo.

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