DALLA VIGNA ALLA CANTINA: CONCLUSA LA VENDEMMIA AL SAN BENEDETTO-EINAUDI-MATTEI

Dalla vigna alla cantina: conclusa la vendemmia 2026 dell’I.I.S. San Benedetto-Einaudi-Mattei

Quasi 200 quintali di uva raccolta, circa 40 studenti coinvolti e una stagione iniziata con dieci giorni di anticipo. Per le classi del professionale e del tecnico agrario, un’esperienza sul campo che racconta concretamente cosa significa imparare una professione. Ci sono mattine in cui la scuola comincia tra i banchi. E poi ce ne sono altre in cui comincia tra i filari, con le mani che afferrano i grappoli e il profumo dell’uva appena raccolta.

È così che, anche quest’anno, all’I.I.S. San BenedeBo-Einaudi-Mattei, la vendemmia si è trasformata in una vera esperienza didattica e professionale per gli studenti delle classi quinte del tecnico e del professionale agrario. Conclusa pochi giorni fa, ha coinvolto i ragazzi nelle attività di raccolta delle uve e nel successivo percorso di trasformazione.

La vendemmia 2026 è partita a fine agosto con le uve rosse e si è conclusa con la raccolta delle uve bianche all’inizio di settembre, in una stagione che ha richiesto di anticipare i tempi di circa dieci giorni rispetto agli anni precedenti.

Una corsa contro il calendario, ma anche un’occasione per misurarsi con una delle caratteristiche più importanti del lavoro agricolo: saper leggere la natura e adattarsi ai suoi tempi. La raccolta è stata rigorosamente manuale. Circa 40 studenti si sono alternati nelle diverse attività, affiancati dall’assistente tecnico Damiano Delle Fontane, sotto il coordinamento della professoressa Diana Donnini, referente F.S.L., e con la supervisione del Direttore dell’Azienda Agraria, prof. Mattia Cayro Santoro.

Il risultato racconta la dimensione dell’esperienza: quasi 200 quintali di uva raccolta, con un grado Babo medio di 17,5, dato che restituisce anche la fotografia della qualità e della maturazione raggiunta dalle uve al momento della raccolta. Ma dietro i numeri ci sono soprattutto i ragazzi.

Ci sono le mani che imparano a riconoscere il grappolo pronto per essere raccolto, l’attenzione necessaria per non danneggiare l’uva, il lavoro di squadra, la fatica di una giornata trascorsa all’aperto. E c’è soprattutto la consapevolezza che, in agricoltura, ogni gesto ha una conseguenza e che il risultato finale nasce dalla somma di tante operazioni, competenze e responsabilità.

Dalla vigna alla cantina, il percorso non si esaurisce con la raccolta. L’uva diventa infatti il punto di partenza di un processo che permette agli studenti di seguire concretamente le diverse fasi della trasformazione, collegando ciò che hanno studiato alle attività che si svolgono quotidianamente in un contesto produttivo.

È proprio qui che la vendemmia assume un significato che va oltre la tradizione. Per uno studente che si prepara a concludere il proprio percorso scolastico, entrare in una vigna e confrontarsi con un’attività produttiva reale significa anche cominciare a vedere il proprio futuro professionale non come qualcosa di astratto, ma come una possibilità concreta.

“La vendemmia è uno dei momenti in cui la nostra scuola riesce a raccontare meglio sé stessa – sottolinea il Dirigente Scolastico, prof. Ugo Vitti – perché in quei giorni tutto ciò che normalmente viene appreso attraverso le lezioni prende vita. I nostri studenti lavorano insieme, si confrontano con tempi e responsabilità reali e scoprono che dietro ci sono competenze, passione, tecnologia e tanto lavoro”.

“Per noi – prosegue il Dirigente – fare orientamento significa anche questo: offrire ai ragazzi la possibilità di toccare con mano le professioni, di capire cosa sanno fare e, soprattutto, di scoprire cosa possono ancora imparare. L’agricoltura di oggi non è soltanto tradizione: è innovazione, sostenibilità, trasformazione, controllo della qualità e capacità imprenditoriale. Quando vediamo i nostri ragazzi impegnarsi sul campo, comprendiamo quanto sia importante una scuola capace di costruire ponti tra formazione e mondo del lavoro”.

La vendemmia, allora, diventa anche una fotografia dell’I.I.S. San Benedetto-Einaudi-Mattei: una scuola nella quale il sapere passa dai libri al laboratorio, dal laboratorio al campo e dal campo alla possibilità di costruire il proprio futuro. In una frase: dal “sapere” al “saper fare”.

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