Si reca in caserma dei Carabinieri a Roccagorga e impedisce ai militari di entrare dentro: arrestata in flagranza
È di nuovo alle cronache giudiziarie la 50enne di Sezze che, lo scorso 16 giugno, si era introdotta in un’aula di Tribunale per insultare il giudice Giuseppe Cario.
Stavolta, la 50enne è stata arrestata dai Carabinieri di Roccagorga dopo essersi presentata in caserma per chiedere di poter vedere la figlia. In realtà, la donna è coinvolta in una delicata vicenda per cui le è imposto di non vedere la figlia avuta dal suo ex marito. In più occasioni, in questi mesi, la donna si è presentata più volte alla Polizia Locale di Roccagorga e dai Carabinieri pretendendo che la sua situazione fosse rivolta, incurante del fatto che né gli agenti né i militari hanno competenza sulla vicenda che l’ha coinvolta.
Ieri mattina, 27 ottobre, la donna ha esagerato, impedendo ai Carabinieri di entrare in caserma, fino ad arrivare a colpire con una spinta il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Roccagorga. Ecco perché è scattato l’arresto in flagranza di reato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
Oggi, la donna, difesa dall’avvocato Francesco Vasaturo, è comparsa dinanzi al giudice monocratico Clara Trapuzzano Molinaro, per affrontare il rito direttissimo. Il giudice, dopo la camera di consiglio, ha convalidato l’arresto non disponendo alcuna misura, così come aveva chiesto il pubblico ministero. Il rito direttissimo si concluderà il prossimo 17 marzo, data di rinvio concessa per un termine a difesa richiesto dall’avvocato Vasaturo.
Lo scorso 16 giugno, come accennato, la donna era entrata in Tribunale, rendendosi protagonista di un altro episodio. Era pronto per svolgere un interrogatorio di garanzia quando, d’improvviso, era piombata nell’aula 2 del Tribunale di Latina la cinquantenne, originaria di Sezze, che aveva inveito contro il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, raggiunto dagli insulti della donna. Il motivo alla base della furia della cinquantenne era un decreto di archiviazione disposto dal giudice in ordine a un procedimento penale scaturito da una denuncia della donna stessa.
Il giudice Cario, insieme alla cancelliera, si stavano accingendo a realizzare un interrogatorio di garanzia nei confronti di un indagato quando la donna era entrata all’interno dell’aula, sventolando il foglio del decreto di archiviazione e insultando il magistrato: “Infame e corrotto”, sarebbero stati alcuni degli improperi rivolti al giudice.
Ad ogni modo, la donna non voleva fermarsi, pur essendo invitata dal magistrato a uscire dall’aula. Anche un avvocato, presente per l’interrogatorio di garanzia, aveva provato a dire alla donna di uscire dall’aula spiegando che non fosse il caso di agire in quella maniera. Al che era stata chiamata la vigilanza armata del Tribunale, i Carabinieri e, dopo la segnalazione al 112, anche la Squadra Volante della Questura di Latina e la Squadra Mobile per gli accertamenti del caso.
La donna era una furia di parole contro il magistrato, responsabile, a suo dire, di aver archiviato un procedimento penale. Insulti e urla che non volevano finire tanto che la donna ha detto a chiare lettere: “Non me ne vado, mi dovete arrestare”.
Alla fine, la cinquantenne, in passato processata per violazione domicilio nell’ambito di un processo che l’aveva vista coinvolta in una vicenda famigliare. La donna è stata denunciata per oltraggio a pubblico ufficiale e il procedimento verrà inviato alla Procura di Perugia, competente per materia.
Alla fine, la donna era stata accompagnata fuori dal Tribunale dai Carabinieri che hanno preso in carico il caso.
“Nella mattinata odierna – spiegava una nota dei militari d’Arma – i Carabinieri della Stazione di Sezze Romano, nel corso del servizio dedicato di assistenza alle Aule Dibattimentali presso il Tribunale di Latina, hanno deferito in stato di libertà per i reati di interruzione di un pubblico servizio ed oltraggio ad un Magistrato, una donna quarantanovenne.
In particolare, la donna, dopo aver fatto accesso in un’aula del Tribunale ove era presente un G.I.P., il quale stava espletando un’attività giudiziaria, si rivolgeva allo stesso, con tono alterato, per chiedere spiegazioni in merito ad un provvedimento emesso dallo stesso Giudice, proferendo, inoltre, nei suoi confronti, epiteti oltraggiosi, prima di essere allontanata dall’aula dai Carabinieri intervenuti per poter permettere il nomale svolgimento dell’attività giudiziaria in corso. Espletate le formalità di rito, la donna è stata deferita alla competente Autorità Giudiziaria”.
