DA AGOSTINO RICCARDO A MONTECARLO COL MACCHINONE: LA SCALATA MILIONARIA DI AGRESTI

/

L’impero milionario di Alessandro Agresti, il 40enne di Latina partito dalle frequentazioni con Agostino Riccardo e Renato Pugliese. Eseguito un sequestro preventivo per un valore di 9 milioni di euro

Pende una richiesta di arresto in carcere sul 40enne di Latina, Alessandro Agresti, il venditore di auto di lusso che, per eludere il suo passato e suo presente giudiziario, avrebbe intestato società e immobili alla moglie Mery Teresina De Paolis, al padre Maurizio Agresti e all’operaio Cristiano Di Nuzzo. Tutti e quattro, assistiti dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Marco Nardecchia, Emanuele Farelli e Matteo Salis, venerdì prossimo 16 gennaio, dovranno affrontare l’interrogatorio preventivo dinanzi al giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano.

Alessandro Agresti
Alessandro Agresti

A richiedere il loro arresto è il sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, che, negli anni del Covid, aveva coordinato una indagine della Squadra Mobile, denominata “Crazy Cars”, che contestava ad Agresti e agli stessi parenti, più o meno gli stessi reati, oltreché ad altre circostanze, persino di estorsione, in cui erano coinvolti altri indagati. Quell’inchiesta, soprattutto per la non utilizzabilità delle intercettazioni, finì in un nulla di fatto.

Lo scorso 12 gennaio, invece, sempre coordinati dal pm Miliano, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina ha eseguito il maxi sequestro per un valore di circa 9 milioni di euro a carico di Agresti, che può essere definito senza dubbio una vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie pontine.

Leggi anche:
MAXI SEQUESTRO DA 9 MILIONI TRA AUTO E IMMOBILI: SIGILLI A “VIP MOTORS”

L’indagine si è sviluppata tra febbraio e aprile 2025 e ha consentito di apprendere dell’inserimento nel tessuto economico-imprenditoriale della città di Latina dell’imprenditore Alessandro Agresti che, secondo gli investigatori, reimpiegava denaro di provenienza illecita nell’economia legale.

Le investigazioni hanno consentito di circostanziare le condotte illecite poste in essere da Alessandro Agresti, già sottoposto in passato ad una misura di prevenzione patrimoniale, che, in concorso con i propri familiari ed un prestanome, ha fittiziamente intestato una serie di immobili, società, auto di lusso ed attività commerciali nel settore automobilistico, situate a Latina, Roma ed Anzio, al fine di eludere misure di prevenzione patrimoniale a suo carico. Inoltre, ii Carabinieri hanno sottoposto a sequestro 8 società (attive nel settore immobiliare e nel commercio di auto di lusso), 19 unità immobiliari e circa 100 auto, anche di lusso, per un valore complessivo di circa 9 milioni di euro.

Leggi anche:
AUTO DI LUSSO E PRESTANOME, SEQUESTRATO IL PATRIMONIO DI AGRESTI: “PORSCHE E FERRARI NON COMPRO ALTRO”

Un provvedimento bis che appare ancora più strutturato di quello che portò all’altra indagine con diversi e arresti e un sequestro per un valore di poco più di 2 milioni. A marzo 2023, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Carzy Cars”, che coinvolgeva il quarantenne Alessandro Agresti, considerato il dominus del patrimonio famigliare, erano stati tutti assolti. A ottobre 2022, peraltro, la posizione di Agresti era stata archiviata. Già il Riesame di Roma aveva annullato le esigenze cautelari per tre dei maggiori indagati nell’ambito dell’inchiesta “Crazy Cars”, che aveva visto 9 arresti su richiesta della Procura di Latina.

Nel 2021, nell’ambito dell’inchiesta “Crazy Cars”, c’era stato anche un sequestro, poi annullato, per 2 milioni a carico di Alessandro Agresti, originario del napoletano (Torre del Greco), ma latinense. Il 40enne non è nuovo alle cronache e ha sul groppone un passato difficile. Una condanna per estorsione passata in giudicato, con tanto di ricatto hard, per fatti commessi tra il 2011 e il 2012 afferenti sempre a un prestito per iniziare l’attività di rivendita d’auto, oltreché a diversi procedimenti penali che lo hanno coinvolto in truffe, riciclaggio, ricettazione e minacce. Secondo gli investigatori dei Carabinieri è proprio quell’episodio l’origine dei soldi sporchi da cui deriva il suo impero.

Hotel de Paris, Montecarlo

A finire sotto chiave, stavolta, una lussuosa villa in Via Cerreto Alto (anche nel 2021), l’autosalone di rivendita auto su Strada Acque Alte a Borgo Podgora (Luxury srl semplificata) e l’altra rivendita d’auto con sede legale in Via Magra (California Garage srl), sempre a Latina. Di Agresti, inoltre, si ricorda una frequentazione giovanile con Renato Pugliese, ad oggi collaboratore di giustizia, figlio, come noto, di Costantino “Cha Cha” Di Silvio. Lo stesso Pugliese ha menzionato più volte Agresti ai magistrati della DDA di Roma. I sigilli sono stato apposti, tra gli altri, anche al negozio di vendita d’auto “Vip Motors” in Via Mameli a Latina.

In particolare, le società finite al centro dell’attenzione degli inquirenti sono state la CG srl (vendita di autoveicoli) intestata a Maurizio Agresti; la Lady M Real Estate srl (gestioni immobili) e Luxury Multibrand srl (vendita autoveicoli) intestate a Mery Teresina De Paolis; la Luxury srl Semplificata e Vip Motor srl (tutti e due operanti nella vendita di autoveicoli) intestate a Cristiano Di Nuzzo. Infine, a finire sotto la lente anche la Agresti Management&Consultinga srl semplificata e al Agresti Invest srl, entrambe attive nella gestione di immobili, intestate allo stesso Alessandro Agresti. Tutte società utilizzate da Agresti per reinvestire i proventi illeciti in beni mobili e immobili.

Il 40enne, insieme alla moglie, al padre e al prestanome, risultano indagati per trasferimento fraudolento di beni, in quanto si sarebbe adoperate per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Alessandro Agresti, infatti, oltreché ad essere stato raggiunto dalla misura nell’ambito dell’operazione “Crazy Cars” nel 2021, è stato destinatario, nel 2012, di ordinanze di custodia cautelare e, nel 2014, di un avviso orale disposto dal Questore di Latina. Agresti, con la complicità degli altri tre indagati, si sarebbe adoperato per sottrarre il proprio patrimonio al controllo delle autorità, attribuendo fittiziamente ai complici beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e relativi ricavi. Passaggi di società e beni avvenuti, secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il novembre 2024. Agresti e Di Nuzzo sono indagati anche di autoriclaggio per aver impiegato 160mila euro di provenienza illecita, in quanto derivante dalla Luxury srl semplificata, oggetto di fittizia intestazione. I soldi sarebbero stati versati a un conto della Agresti Management&Consulting. Infine, Agresti e la moglie Mery Teresina De Paolis sono accusati di autoriciclaggio per aver versato 78mila euro dai conti della Luxury srl Semplificata ai conti della neo costituita (maggio 2023) Luxuru Multibrand srl.

Screenshot

La nuova indagine è nata incrociando i dati di una serie di documenti amministrativi, societari e contabili che, secondo il Gip Cortegiano, “hanno messo in evidenza un collaudato sistema criminale, teso all’occultamento del patrimonio illecito di Agresti e realizzato mediante lo schema dell’interposizione fittizia di beni e operazioni di autoriciclaggio del denaro”.

È lo stesso Gip Cortegiano a parlare di “traiettoria criminale ascendente” di Agresti, caratterizzata dall’inserimento nei circuiti illeciti tra Latina e provincia. Sono stati i Carabinieri nel Nucleo Investigativo a ricostruire il percorso di Agresti, iniziato nella vendita di auto con le imprese California Garage di Agresti Alessandro e California Garage srl. Attività nate dal prestito di 30mila euro che, invece, si è rivelato essere provento di una estorsione ai danni di due donne. Per tali fatti, come detto, Agresti è stato condannato in via definitiva a 1 anno e 6 mesi.

Nel corso degli anni, l’attività imprenditoriale, nata da soldi sporchi, si è ampliata con al costituzione di società operanti nel medesimo settore dei veicoli di lusso. Alla base di l’intestazione fittizia di beni e l’autoriciclaggio dei soldi. Grazie alle intercettazioni telefoniche, gli investigatori dell’Arma hanno documentato la riconducibilità ad Agresti delle società intestate a moglie, padre e Di Nuzzo, i quali sono definiti come prestanome senza potere. Agresti è interessato all’acquisto di vetture di lusso che poi rivende. In una intercettazione, spiega a un interlocutore con cui è in affari: “Porsche e Ferrari non compro altro”.

Le intercettazioni rivelano che è Agresti il vero dominus delle attività della rivendita di autoveicoli. Sia la moglie che Di Nuzzo prendono ordini da lui e si riferiscono a lui per le attività da compiere in ambito lavorativo. Come spiega il Gip Cortegiano, Agresti, nonostante l’operazione “Crazy Cars”, da cui era scampato per la non utilizzabilità delle intercettazioni, “persevera ponendo in essere meccanismi di schermatura mediante la costituzione di nuove società, formalmente intestate a terzi compiacenti, ma sempre riconducibili alla sua gestione esclusiva e caratterizzate da redditi incompatibili con l’entità delle operazioni economiche svolte”.

Secondo il giudice, “si è in presenza di una persona che, pur conscia degli strumenti di contrasto previsti dall’ordinamento, ha deliberatamente deciso di eluderli”. A testimoniarlo è una intercettazione in cui Agresti spiega in merito al suo lavoro di compravendita di auto di lusso e ai rischi annessi: “Non ti aprono i conti, ti fanno qualche sequestrino così, preventivo…ogni tanto”.

Il sequestro è stato eseguito anche sulla base del tenore di vita riscontrato in Alessandro Agresti, che possiede beni mobili e immobili di lusso: “appare del tutto inconciliabile con i redditi dichiarati, poiché le entrate ufficiali sono risultate appena sufficienti a coprire le ordinarie spese di sussistenza”. I redditi, tra il 2011 e il 2023, sarebbero risultati sempre in negativo, a fronte di donazioni e operazioni economiche sospette: “Una sperequazione economica persistente e strutturale”. Peraltro, le operazioni di reinvestimento di denaro illecito possono “falsare la concorrenza nel mercato, con chiara lesione anche dell’economia locale”.

Una esistenza, come detto, dal passato difficile e dal presente di lusso tra supercar, diverse società (alcune delle quali senza dipendenti eppure intestatari di beni mobili e immobili) e bella vita, tra compravendite di auto, terreni, barche e altri affari sospetti. I Carabinieri hanno passato al setaccio i suoi correnti e quelli riferibili ai suoi parenti e prestanome, non lasciando nulla al caso.

Agresti si sarebbe ritagliato il ruolo di “ghost writer”del suo impero per eludere le misure di prevenzione, ma soprattutto per schermare il suo passato. Diversi gli episodi raccolti dai Carabinieri, iniziando dal 2012, aperto con una truffa e un’estorsione, da cui uscì intonso, per poi incappare nel procedimento che lo ha visto condannato per l’estorsione ai danni di due donne. A novembre 2013, la Squadra Mobile di Latina denuncia Agresti per il reato di truffa in concorso con l’attuale collaboratore di giustizia Agostino Riccardo, all’epoca affiliato al clan Travali/Di Silvio. E non mancano denunce anche per riciclaggio e una per frode nell’esercizio del commercio arrivata a Vicenza. Non si contano le volte in cui è stato fermato dalle forze dell’ordine in compagni di pregiudicati, tra cui anche gli altri due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Andrea Pradissitto. Attualmente è pendente anche un processo per riciclaggio presso il Tribunale di Latina.

È Agresti, secondo gli investigatori dell’Arma e il pm Miliano, il dominus assoluto delle società intestate a terzi. Nei suoi negozi, da Vip Motos, ci sono auto esposte a prezzi mirabolanti: Lamborghini Urus a 260mila euro, Ferrari SF90 Stradale a 480mila euro. L’amministratore è Di Nuzzo, mentre Agresti risulta come mero venditore. Un trucco, secondo gli inquirenti, che fa rischiare il carcere, in quanto Di Nuzzo si limita solo ad eseguire gli ordini. A provarlo diverse intercettazioni come quelle in cui Agresti, diretto a Montecarlo all’Hotel De Paris con una Porsche postata su Instagram, dà l’autorizzazione a Di Nuzzo per prelevare denaro dalla Vip Motors. Così fa Agresti con le altre società del gruppo intestate al padre e alla moglie dove gestisce tutto, dalle vendite, alle riparazioni fino ai conti.

L’accusa grave degli inquirenti è anche quella di autoriciclaggio poiché riceve dai conti dei suoi prestanome diverse donazioni. Donazioni a botte di decine e decine di migliaia di euro, a fronte di redditi che non superano i 32mila euro all’anno, almeno fino al 2023. Tutto condito da acquisiti di immobili, tra cui la mega villa sequestrata in Via Cerreto Alto al prezzo tuttavia modico di 110mila euro, acquistata dalla società Vega srl. Gli inquirenti annotano: “vi è un significativo disallineamento tra i valori di mercato degli immobili e i prezzi dichiarati negli atti; vi è assenza di redditi adeguati; via è l’utilizzo di bonifici e la presenza di pagamenti “non definiti”.

Articolo precedente

TERRACINA, ARRIVA IL RICONOSCIMENTO PER LA MIGLIORE TAPPA DI BEACH SOCCER

Articolo successivo

CONCORSI E BANDI APPARECCHIATI SULL’ISOLA DI PONZA: CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER L’EX SINDACO E GLI ALTRI INDAGATI

Ultime da Focus