CRISI DEL COMMERCIO E CENTRO DESERTIFICATO, PD: “LATINA SENZA STRATEGIA”

La crisi del commercio a Latina non si misura soltanto contando le serrande che si abbassano. Lo spiega, in una nota, il segretario del PD di Latina, Marco Cepollaro.

“I dati diffusi da Confesercenti raccontano un fenomeno ormai strutturale: tra il 2019 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti del 4,8%, gli addetti dell’8,6%, con una perdita di ricchezza stimata in circa 15 milioni di euro.

Numeri che indicano qualcosa di più profondo della difficoltà di un singolo settore economico. È il centro della città che sta progressivamente perdendo funzioni, attrattività e presenza quotidiana. E quando un centro si svuota di attività, servizi, cultura e occasioni di incontro, la crisi commerciale diventa inevitabilmente anche crisi urbana.

Gli episodi delle ultime settimane ne restituiscono un’immagine particolarmente evidente. I tre furti subiti in quattro mesi dal Caffè Poeta pongono certamente un serio problema di sicurezza, ma raccontano anche la fragilità di un contesto urbano che avrebbe bisogno di maggiore presenza, servizi e frequentazione. Allo stesso modo, l’uscita della Feltrinelli dal centro storico non può essere considerata soltanto uno spostamento commerciale: è un altro segnale della progressiva perdita di funzioni capaci di generare flussi, relazioni e vita urbana.

È da qui che dovrebbe partire la discussione politica: che cosa vogliamo che sia il centro di Latina nei prossimi anni?

Un centro non vive semplicemente perché viene chiuso al traffico, né può essere rianimato per qualche sera attraverso un evento. Vive se concentra funzioni diverse: istituzionali, amministrative, culturali, commerciali, universitarie e anche residenziali. È esattamente questa visione complessiva che manca all’Amministrazione Celentano.

Sul piano dello spazio pubblico, gli interventi realizzati non hanno affrontato seriamente il tema della vivibilità climatica del centro: pochissimo verde, alberature incapaci di produrre ombra, piazze che durante i mesi più caldi diventano superfici minerali difficilmente frequentabili. Persino in via Don Morosini si procede riducendo il verde, in contraddizione con gli stessi indirizzi urbanistici elaborati dall’Amministrazione.

Sul piano delle funzioni culturali, Latina continua a scontare una condizione indegna di un capoluogo di provincia e di una città universitaria. La biblioteca è da anni sostanzialmente privata della propria funzione; il Palazzo della Cultura continua a vivere solo parzialmente, con spazi fondamentali non pienamente utilizzati; il Foyer del Teatro potrebbe diventare un vero salotto pubblico della città, aperto durante tutto l’anno a incontri, musica, libri e iniziative culturali.

Sul piano del patrimonio pubblico manca ancora una strategia capace di dare una funzione attrattiva agli immobili e agli spazi più importanti del centro: dall’ex Banca d’Italia al Mercato annonario, dalle ex autolinee al Museo Cambellotti, fino all’area di Piazza del Quadrato e del Museo della Terra Pontina.

In questo quadro, la discussione sulla pedonalizzazione rischia di essere affrontata al contrario. Sottrarre spazio alle automobili è giusto, ma quello spazio deve essere restituito realmente alle persone attraverso verde, arredo, servizi, cultura, mobilità sostenibile e qualità urbana. Non aver costruito tutto questo e proporre oggi il ritorno delle auto significa prima rinunciare a governare il cambiamento e poi utilizzare le conseguenze di quella rinuncia per tornare indietro.

Le stesse richieste avanzate dal Caffè Poeta – servizi, arredo urbano, regole certe, possibilità di organizzare iniziative culturali compatibili con i residenti – dimostrano che una parte della città è ancora disponibile a investire nel centro. Le istituzioni dovrebbero accompagnare questa disponibilità, non lasciarla sola.

E non è soltanto il Partito Democratico a porre il problema. Confesercenti denuncia da tempo il rischio di desertificazione commerciale e chiede un Piano del Commercio, politiche per i negozi di vicinato e una programmazione capace di governare la trasformazione della rete distributiva. Il punto politico è questo: il commercio non si salva occupandosi soltanto di commercio.

Occorre riportare funzioni nel centro, migliorarne l’accessibilità, aumentare il verde e la frescura, valorizzare gli immobili pubblici, sostenere chi investe e costruire una programmazione stabile. Anche la sicurezza passa attraverso un centro più frequentato, abitato e vissuto, fermo restando il necessario rafforzamento del presidio pubblico.

L’Amministrazione Celentano continua invece a confondere l’evento con la politica urbana, l’annuncio con la programmazione, il singolo intervento con una strategia. La crisi del commercio è ormai il segnale più evidente della progressiva desertificazione del centro. Continuare a intervenire per episodi significa accompagnare questo processo invece di governarlo. Latina ha bisogno di decidere quale funzione dovrà avere il proprio centro nei prossimi anni. Questa è la scelta politica che continua a mancare”.

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