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CRISI CORDEN PHARMA: IL DESTINO VOLA IN SVIZZERA

in Attualità/Cronaca

L’incontro di venerdì 14 dicembre, nell’ormai abituale summit in Unindustria, se non ha registrato rivoluzioni ha cristallizzato qualche punto fermo, ma sopratutto la volontà dell’azienda Corden Pharma di essere padrona del suo destino. Nel bene e nel male.

I punti fermi sono assodati anche se non erano proprio così scontati. Le organizzazioni sindacali hanno registrato quantomeno l’accoglimento di una serie di proposte:

1) Cassa integrazione straordinaria per 12/24 mesi;

2) blocco dei licenziamenti;

3) attivazione di un tavolo di sviluppo industriale;

4) taglio del premio di produzione all’interno del preannunciato taglio dei costi.

Da non sottovalutare, ad ogni buon conto, lo stallo per una parte dell’ipo (indennità posizione organizzativa) ancora in via di definizione e la posizione ferma dell’azienda nel non recedere dalla volontà di eliminare definitivamente la quattordicesima.

Nell’incontro di ieri, però, la parte del leone l’ha fatta il protagonista principale di questa ormai lunga vicenda aziendale: l’amministratore delegato di Corden Pharma, ing. Alessandro Zucconi, che, come da suo profilo Linkedin, vanta in faretra “significative ristrutturazioni di aziende in crisi, turnaround con proposte concorsuali, start-up di nuovi insediamenti produttivi e gestione in prima persona di processi di internalizzazione costituiscono i principali successi conseguiti”.
Il manager ha illustrato ai lavoratori più che una prospettiva concreta per il futuro dello stabilimento. La Corden, tanto per cominciare, a dispetto di alcuni rumor apparsi qui e lì nel mare dei media locali, non ha intenzione di vendere il sito e, inoltre, smentisce categoricamente la presenza di quel misterioso imprenditore privato interessato al sito medesimo oltreché la chiusura definitiva di alcuni reparti e i numeri usciti in queste settimane sulle esternalizzazioni.
Quello che è certo è che il tavolo con Bristol a Zurigo sarà dirimente per capire quali e quanti saranno gli incentivi all’esodo (per ora si parla di 6 mensilità) e i volumi produttivi futuri.
Per quanto riguarda le ipotesi di cessione, o collaborazione con altri soci, inerenti alla distilleria e alla piattaforma ecologica ci sono alcuni scenari non ancora del tutto delineati, anche se molto dipenderà dalle disponibilità economiche della Regione Lazio. Si fa largo la possibilità che l’azienda sia favorevole alle ricollocazioni presso altri stabilimenti Corden in Italia e sembra essersi sbloccata l’istanza relativa al pagamento dei 1000 Euro a dipendente.

Appaiono interlocutori i prossimi incontri in Unindustria (20 dicembre) e l’assemblea interna dei lavoratori presso la mensa aziendale. La trattativa prosegue quindi, ma non è peregrino pensare che il campo non sia tanto in Via Montesanto (sede di Unindustria dove si svolgono gli incontri tra sindacati e azienda), quanto piuttosto nelle stanze dei bottoni svizzere quando a Zurigo, lunedì 17 settembre, si sederanno al tavolo l’ex proprietario Bristol e l’attuale Corden Pharma che non vuole più esserlo almeno nelle forme in cui lo è stato in questi anni di vacche magre per molti lavoratori e grassissime per pochi altri.

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