CORRUZIONE AL GENIO CIVILI: TRE AI DOMICILIARI, TRA DI LORO UN PONTINO 

I Carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Roma Eur hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, nei confronti di tre persone indiziate, a vario titolo, di reati che vanno dalla corruzione alle falsità in atti e certificati, fino all’accesso abusivo a sistemi informatici e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Fra i destinatari della misura figurano anche un funzionario e un dipendente della Regione Lazio. Si tratta di Danilo Subiaco, 51 anni, di Terracina ma residente a Monte Porzio Catone, Luigi De Simone, 59 anni di Roma e Rosa Gargiulo, 71 anni di Boscoreale ma residente a Roma.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagine avrebbe messo in luce un meccanismo strutturato all’interno degli Uffici dell’Area Genio Civile di Roma Città Metropolitana, incardinati nella Direzione regionale Lavori pubblici e Infrastrutture della Regione Lazio. Gli accertamenti si sarebbero sviluppati per circa due anni, dal 2022 al 2024, con l’obiettivo di verificare se esistesse una “corsia preferenziale” per alcune pratiche amministrative in cambio di denaro.

La misura cautelare, è bene ricordarlo, arriva nella fase delle indagini e si fonda su gravi indizi raccolti dagli inquirenti: la responsabilità penale andrà eventualmente accertata nel processo, nel pieno rispetto del principio di non colpevolezza.

Il cuore dell’ipotesi investigativa riguarda pagamenti che, stando alla ricostruzione, andavano da 150 euro fino a 6mila euro per ottenere il rilascio di concessioni edilizie, autorizzazioni sismiche, sanatorie e collaudi, anche quando — secondo l’impostazione accusatoria — mancavano i requisiti previsti dalla normativa. È un passaggio delicato perché tocca un settore che incide sulla vita quotidiana: tempi e regole dell’edilizia, controlli, garanzie, legalità degli iter.

Se confermato, un simile sistema non produce soltanto un danno economico o d’immagine: altera la parità di accesso ai servizi pubblici, penalizza chi segue le procedure e moltiplica il rischio di contenziosi, ritardi e blocchi successivi. In ambito sismico, poi, ogni scorciatoia amministrativa può trasformarsi in un problema serio, perché la verifica documentale e tecnica serve a tutelare sicurezza e trasparenza.

Contestualmente ai domiciliari, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente fino alla concorrenza di 94mila euro, somma ritenuta provento della presunta attività corruttiva. In termini pratici, il sequestro per equivalente consente di vincolare somme o beni di valore corrispondente a quello che si ritiene indebitamente ottenuto, così da impedire che il patrimonio si disperda durante l’iter giudiziario.

È un segnale che, per gli inquirenti, il presunto giro di denaro avrebbe avuto una consistenza definita e sarebbe stato tracciabile, almeno in parte, nel periodo esaminato.

Nel quadro contestato compaiono anche accessi abusivi a banche dati riservate, che — secondo quanto emerge — sarebbero stati utilizzati per agevolare e velocizzare l’iter di alcune pratiche. A questo si aggiunge l’ipotesi di fatture per operazioni inesistenti emesse in favore di liberi professionisti: documenti relativi a prestazioni fittizie che, sempre secondo l’accusa, avrebbero creato una “copertura contabile” per il passaggio di denaro, ritenuto il prezzo della corruzione.

È un punto centrale perché descrive un presunto metodo: non solo la consegna di somme, ma anche strumenti utili a mascherare l’origine dei pagamenti e a rendere meno evidente il collegamento fra pratiche “accelerate” e flussi di denaro.

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