CORRUZIONE ALLA CAMERA DI COMMERCIO, TRA GLI 11 INDAGATI COMMERCIALISTI E L’EX POLITICO DI FORZA ITALIA

Corruzione alla Camera di Commercio di Latina: arriva a conclusione il secondo troncone dell’indagine che aveva già portato, nel 2024, all’arresto di due dipendenti

Nei giorni scorsi, i finanzieri del Comando Provinciale di Latina hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di 3 dipendenti della Camera di Commercio di Latina e di altri 8 soggetti, tra ragionieri e dottori commercialisti delle province di Roma e Latina, indagati a vario titolo, in concorso tra loro, per ipotesi di reato di corruzione, riciclaggio ed autoriciclaggio. A coordinare le indagini l’ormai ex sostituto procuratore di Latina, Valentina Giammaria.

Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina, guidati dal tenente colonnello Nicola Davide Lorenzo, scaturiscono dalla precedente attività investigativa condotta nel 2024, quando furono tratti in arresto per ipotesi corruttive due funzionari della locale Camera di Commercio: il 53enne di Latina, ma domiciliato a Sezze, Andrea Di Stefano e il 67enne di Cassino, Giuseppe Luciano, entrambi al momento sotto processo e difesi dagli avvocati Stefano Perotti, Valerio Righi e Lucio Teson. In quel contesto, furono eseguite diverse perquisizioni a carico degli indagati, anche con l’acquisizione di dispositivi cellulari e di personal computer.

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L’esame dei dispositivi mobili ed informatici ha fatto emergere ulteriori operazioni poste in essere da un funzionario della Camera di Commercio di Latina, già precedentemente destinatario di misura cautelare personale.

In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, il funzionario della Camera di Commercio, Andrea Di Stefano, previo pagamento di un “compenso” illecito, agendo a vantaggio di più professionisti e con la collaborazione di colleghi compiacenti, agevolava ovvero velocizzava l’iter di pratiche istruttorie di competenza, inviando i dati elaborati alla piattaforma telematica “ComUnica” in uso alla Camera di Commercio, attraverso l’utilizzo delle credenziali personali di alcuni commercialisti.

In tal modo, i diversi professionisti che si rivolgevano al pubblico funzionario per effettuare operazioni quali cessioni di quote, cambi di sede legale, deposito dei bilanci o integrazione notizie, vedevano garantito il buon esito delle operazioni in tempi più celeri, peraltro a costi decisamente più competitivi rispetto a quelli richiesti da un Notaio o da altro professionista.

In un episodio è stato determinante il ruolo svolto da un ragioniere, segnalato per l’ipotesi delittuosa di riciclaggio, il quale avrebbe trasferito al pubblico funzionario, attraverso i propri rapporti bancari, le somme a lui preventivamente corrisposte dai soggetti richiedenti le prestazioni.

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In tutto sono ventisei i capi d’imputazione che vedono indagate undici persone tra cui i tre dipendenti della Camera di Commercio Andrea Di Stefano, Giuseppe Luciano e Fabio Ulgiati (49 anni). Ad essere indagati anche Sonia Aversa (54 anni), Augusto Magnarelli (68 anni), Barbara Paniccia (52 anni), l’ex consigliere comunale e commercialista di Latina, Ivano Di Matteo (58 anni), Mauro Carbonaro (46 anni), Italo Parente (49 anni), Stefania Angelini (44 anni) e Cristian Cicerani (61 anni), di Terracina, ex presidente dell’Azienda Speciale terracinese e già coinvolto in indagini penali riguardanti materie fiscali.

In tre capi d’imputazioni sono indagati per corruzione Di Stefano, in qualità di funzionario della Camera di Commercio addetto all’ufficio bilancio, e Sonia Aversa, come rappresentante legale di uno studio commercialisti. I fatti sono individuati dai finanzieri nella primavera del 2024. Secondo l’accusa, Di Stefano avrebbe accettato da Aversa la promessa di 200 euro, dei quali 30 euro dovuti a spese di segreteria, per per l’attivazione di una srl e l’inserimento di una sede secondaria di commercio all’ingrosso di infissi per un’altra società. Stessa accusa anche per l’attivazione di un’altra società dietro la promessa di 120 euro. Infine, in una terza vicenda, datata settembre 2024, Di Stefano si sarebbe fatto promettere 250 euro per l’istruzione e la conclusione del procedimento di mutamento del Presidente del consiglio di amministrazione di una società.

In altre circostanze, che costano a Di Stefano l’accusa di corruzione, lo stesso dipendente della Camera di Commercio si sarebbe fatto promettere 150 euro da Agusto Magnarelli, titolare dell’omonimo studio professionale, per il disbrigo di una pratica, ossia l’integrazione dell’oggetto sociale di una srls; sempre da Magnarelli sarebbero arrivati a Di Stefano 1200 euro mediante bonifico bancario, di cui 435 euro di spese, per lo scioglimento e la liquidazione della stessa srls.

La promessa di 40 euro sarebbe stata fatta anche da Barbara Paniccia, titolare di uno studio professionale, per la cessazione di una impresa individuale.

Finisce indagato anche il commercialista e docente, nonché ex consigliere comunale, con un passato in Forza Italia e nel PDL, Ivano Di Matteo. Secondo la Procura, Di Matteo avrebbe promesso a Di Stefano le somme di 165 e 200 euro per due pratiche distinte: in un caso, la cessione del 70% delle quote di una società da parte di un socio verso un altro; nel secondo caso, invece, per la cessazione dell’unità locale della medesima società, con conseguente altra attivazione e indicazione di un nuovo oggetto sociale.

Da Mauro Carbonaro, Di Stefano avrebbe accettato il pagaento di 50 euro mediante bonifica su carta di credito per la modifica della compagine amministrativa di una società, compreso l’inserimento di un nuovo amministratore. E ancora: 200 euro sempre su carta di credito per la liquidazione della medesima società e ulteriori 200 euro per il recesso di quote di una seconda società. Infine, sempre Carbonaro avrebbe pagato 300 euro su carta per l’istruzione e la veloce conclusione dell’attivazione di una società di orologi.

Di Stefano e Carbonaro sono indagati per altre vicende, tra la primavera e il settembre 2024: 50 euro per una variazione di attività di una società; 140 euro per la liquidazione di una società sportiva dilettantistica; infine, 150 euro per il trasferimento di quote di un’altra società srl.

Di due accuse deve rispondere Di Stefano insieme ad una altro indagato, il commercialista Italo Parente. In un caso, quest’ultimo avrebbe pagato 80 euro per la liquidazione di una società e la cessazione dell’unità locale di una srl. In un secondo episodio, vi sarebbe stata la promessa di 120 euro per la cessazione di una impresa individuale.

Il commercialista Stefano Angelini, invece, avrebbe promesso di pagare 70 eur per la cancellazione di una srls, oltreché ad aver pagato 400 euro, mediate bonifico su carta di credito, per alcune variazioni camerali e cancellazione dal registro delle imprese di una società di fotografia e per l’attivazione di due imprese individuali. Angelini è accusato di aver pagato 100 euro per due pratiche rispetto a un’unica società e di aver promesso 170 euro per la cessazione di una società e l’attivazione di un’altra.

Di Stefano, insieme al collega Fabio Ulgiati, nel luglio 2024, si sarebbero fatti consegnare da Gionny Fiorini (non indagato), titolare dell’omonima ditta, la somma di 400 euro per l’istruzione di iscrizione di inizio attività dell’impresa agricola. Sempre i due dipendenti della camera di commercio avrebbero ottenuto da Letizia Pozzati mediante bonifico su un conto corrente intestato a Cristian Cicerani, commercialista di Terracina indagato, la somma di 350 euro per la cessione delle quote di una srls.

La Procura, in uno degli ultimi capi d’imputazione, ritiene che Di Stefano, in concorso con il già co-imputato Giuseppe Luciano (in camera di commercio, a Latina, con compiti di imprese-servizi innovativi-Spid) si sarebbero fatti pagare da. un uomo di nazionalità straniera la somma di 500 euro per l’apertura del parrucchiere “Ad Maiora” in Strada Acque Alte, a Latina.

Salvatore Areni, legale rappresentate di tre società, avrebbe invece versato a Di Stefano e Luciano la somma di 1500 euro per la messa in liquidazione delle medesime società.

Infine, Di Stefano e il commercialista Cristian Cicerani sono accusati anche di riciclaggio in quanto avrebbe trasferito su un conto corrente di quest’ultimo il denaro ottenuto dalla corruzione del funzionario. Parte del denaro sarebbe stata trasferita su un conto di Di Stefano così da ostacolare la provenienza illecita.

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