Camera di Commercio: è ripreso il processo per i due dipendenti accusati di corruzione continuata e truffa aggravata
È ripreso il processo, dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi. Il processo vede sul banco degli imputati i due dipendenti della Camera di Commercio di Latina, Giuseppe Luciano, difeso dall’avvocato Lucio Teson, e Andrea Di Stefano, assistito dagli avvocati Valerio Righi e Stefano Perotti, accusati entrambi di corruzione nell’ambito dell’indagine della Guardia di Finanza che, a novembre 2024, aveva portato al loro arresto ai domiciliari. Un’ordinanza successivamente annullata dalla Cassazione tanto che entrambi affrontano il processo a piede libero. Parte civile è la Camera di Camera di Commercio di Latina e Frosinone, difesa dagli avvocati Camillo e Francesco Autieri.
Dopo l’arresto avvenuto a novembre 2024 ed eseguito dalla Guardia di Finanza pontina, Di Stefano e Luciano erano stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Andrea Di Stefano aveva scelto di rispondere alle domande del magistrato, fornendo la sua versione dei fatti. Giuseppe Luciano si era invece avvalso della facoltà di non rispondere.
Le accuse, formulate dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Valentina Giammaria, sono, a vario titolo, quelle di corruzione continuata e truffa aggravata in relazione a false attestazioni di presenza in servizio.
Nel frattempo, nel mese di marzo 2026, Di Stefano e Luciano hanno ricevuto un ulteriore avviso di garanzia con altre accuse di corruzione (per Di Stefano anche il reato di riciclaggio), insieme ad altri nove indagati. Si tratta del secondo troncone dell’indagine della Guardia di Finanza-Nucleo Pef coordinata dalla Procura di Latina.
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Nell’udienza odierna, il pubblico ministero Antonio Priamo ha iniziato a escutere i testimoni di polizia giudiziaria, ossia i militari della Guardia di Finanza di Latina che hanno svolto le indagini. Il primo a parlare è stato il luogotenente Maurizio Mazza, ex appartenente del Nucleo Pef della Guardia di Finanza e responsabile dell’anti-riciclaggio.
Secondo la ricostruzione del luogotenente, Di Stefano effettuava durante gli orari d’ufficio una serie di pratiche amministrative per alcune società, utilizzando user telematici di alcuni professionisti, ossia componenti incedibili perché servono a provare di attestazione personale.
L’indagine, che è uno stralcio di un procedimento più ampio nei confronti di un’associazione per delinquere finalizzata a frodi, avrebbe fatto emergere di come Du Stefano si adoperasse per quelle pratiche dietro compenso di imprenditore o professionista. È il finanziere a dire a chiare lettere: “Di Stefano si nascondeva dietro le chiavi digitali dei professioni. Le pratiche erano funzionali alle società e inerenti alla camera di commercio”. Ad ogni modo, Di Stefano “essendo in Camera di Commercio, poteva esercitare ingerenza nel buon esisto delle istanze”.
Gli episodi contestati a Di Stefano e Luciano sono ventuno, di cui nove sono stati definiti dalla Finanza per quanto riguarda il compenso richiesto, le spese e il compenso illecito per fare la pratica. Per quanto riguarda gli altri dodici episodi, mancano alcuni elementi. Secondo il finanziere, però, ci sono rapporti stabili con imprenditori e professionisti. Luciano avrebbe procacciato i clienti, raccolto i soldi e ripartiti tra lui e Di Stefano: il compenso illecito sarebbe stato diviso a metà.
In un caso, i due avrebbero avuto un alterco, in quanto Di Stefano sosteneva di aver lavorato fattivamente alle pratiche. Doglianze che lo stesso imputato avrebbe condiviso con un collega alla Camera di Commercio. Nel primo episodio, ci sarebbe un imprenditore di Latina chiedeva ai due imputati di porre una sua società in liquidazione. Di Stefano, intercettato, spiegherebbe che il compenso andava dai 1200 ai 1300 euro. I pagamenti, in tutte le circostanze emerse, erano eseguiti in contanti, al netto di quattro o cinque occasioni che il denaro fu inviato tramite bonifico su carte prepagate intestate a terze persone. In un caso, uno dei professionisti chiedeva a Di Stefano che causale avrebbe dovuto scrivere e l’imputato rispondeva: “Scrivi una cazzata”. Tanto che il professionista scrisse: “Regalo di Pasqua”. Causali fantasiose raccolte dai finanzieri in altre occasioni, come ad esempio “Restituzione spese biglietto vacanze”.
Il rapporto illecito, secondo la Finanza, si verificava quando era il commercialista a contattare i dipendenti della Camera di Commercio per fare pratiche che non sarebbero stati in carico a loro. Uno dei passaggi di denaro è stato immortalato da una webcam piazzata dai finanzieri nell’ufficio della Camera di Commercio.
Il processo è stato rinviato al prossimo 20 gennaio per la fine dell’esame del luogotenente Mazza e degli altri finanzieri che hanno svolto le indagini.
LE INDAGINI – Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina, guidato dal tenente colonnello Angelo Andreozzi, avrebbero consentito di raccogliere gravi indizi in ordine al coinvolgimento attivo in diversi episodi corruttivi dei due funzionari della Camera di Commercio di Latina, i quali, dietro indebiti compensi economici, si sarebbero adoperati per agevolare la definizione ovvero velocizzare l’iter di pratiche istruttorie di competenza, relative ad esempio a cessioni di quote societarie, variazioni di sedi legali, deposito bilanci, messa in liquidazione e cancellazione dal registro delle imprese eccetera.
In particolare, da quanto ricostruito nel corso delle indagini, uno dei funzionari, Giuseppe Luciano, arebbe avuto il compito di ricercare “potenziali clienti” a cui proporre la gestione rapida e sicura delle pratiche, da indirizzare successivamente al secondo, Andrea Di Stefano. Quest’ultimo, una volta raggiunto l’accordo sul “compenso extra” pattuito per la prestazione richiesta, avrebbe predisposto i documenti necessari all’esecuzione della pratica amministrativa, curandone la rapida esecuzione.
Durante le indagini, sarebbe emerso inoltre che il buon esito e l’effettiva rapidità garantita nella definizione delle istruttorie rispetto alle ordinarie tempistiche avrebbe consentito ai due funzionari di accreditarsi presso vari professionisti e di ampliare, di fatto, il proprio bacino di utenza di beneficiari. Inoltre, in più di un episodio, è stato rilevato che i professionisti, al fine di assicurarsi maggiore celerità nel perfezionamento delle pratiche da richiedere alla Camera di Commercio, sarebbero stati disposti a corrispondere ai due funzionari un ulteriore compenso “extra” in denaro preliminarmente concordato.
Tale modus operandi avrebbe comportato un aggravio dei costi da sostenere per l’utenza, che andavano ad aggiungersi a quelli ordinariamente previsti a titolo di diritti di segreteria, bolli, diritti camerali eccetera. Il vantaggio, per i professionisti, era rappresentato dalla sicurezza circa il buon esito della procedura e del suo perfezionamento in tempi assolutamente più contenuti della norma.
Per uno degli indagati, Giuseppe Luciano, il provvedimento cautelare emesso dall’Autorità Giudiziaria riguarda anche l’ipotesi di reato d truffa aggravata in relazione a false attestazioni di presenza in servizio. Nello specifico, sarebbero emerse circostanze in cui lo stesso, pur risultando presente a lavoro, di fatto si trovava in altre zone e non per ragioni del suo ufficio.
In tutto gli indagati, compresi i due funzionari arrestati, sono nove tra professionisti, alcuni dei quali commercialisti. La maggior parte degli indagati sono di Latina per una inchiesta che ha monitorato le pratiche agevolate negli anni che vanno dal 2021 al 2023. Le decine di pratiche finite all’attenzione degli inquirenti venivano pagate fino a 250 euro, quando invece sarebbe costate appena 50 euro. I compensi ai funzionari corrotti venivano corrisposti attraverso diretti passaggi di denaro oppure ricariche alla PostePay.
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