CORI, L’ABUSO DI “VILLA DALLAS” FINISCE IN PROCURA. TAR: “VALUTARE LE OMISSIONI DEL COMUNE”

Villa Dallas
Villa "Dallas"

Villa abusiva a Cori, la decisione del Tribunale amministrativo di Latina sul ricorso del proprietario

Il TAR di Latina si è espresso sul ricorso promosso dal proprietario della cosiddetta “Villa Dallas” a Cori, marito della Presidente del Consiglio Annamaria Tebaldi, per l’annullamento dell’ordinanza di demolizione della villa abusiva costruita in zona artigianale al posto di un opificio.

il Tribunale Amministrativo aveva già chiamato in causa gli Uffici comunali, chiedendo tutta la documentazione dei procedimenti tecnici e penali oltreché ad una puntuale relazione che “prendesse motivata posizione” sul fatto che si configurasse o meno un abuso edilizio realizzato, tra l’altro, in assenza di autorizzazioni.

L’Ordinanza 747/2025, emessa dal Giudice Amministrativo il 23 settembre scorso, bacchettava gli Uffici Comunali di Cori. “La nota comunale, depositata tardivamente, è sprovvista degli allegati” e “non è adeguatamente perspicua quanto alle conclusioni raggiunte”, metteva in evidenza l’Ordinanza. 

Di fatto, il Giudice Amministrativo rilevava omissioni e mancanze in merito a una presa di posizione sulla vicenda da parte degli Uffici Comunali e rinviava ad un’ulteriore udienza, a febbraio 2026, reiterando la richiesta di produrre tutta la documentazione relativa al procedimento penale e tecnico, in modo particolare alle questioni che attenevano alle interlocuzione con il Genio Civile. 

Il ricorso del proprietario, assistito dall’avvocato Giovanni Malinconico, obiettava anche la circostanza che vi sarebbe stata una istruttoria troppo breve che “denoterebbe che il Comune si è appiattito sulla segnalazione della Regione Carabinieri Forestale del Lazio- Gruppo di Latina in merito alle attività compiute sul fabbricato con riguardo al cambio di destinazione e all’altezza dei locali”. Il Comune, ad ogni modo, non si è costituito in giudizio, pur avendo emesso l’ordinanza di demolizione.

Il Tar ha acquisito agli atti la sentenza penale del Tribunale di Latina che lo scorso 5 giugno 2025 ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. “Tale sentenza – ricorda il Tar -, pur avendo dichiarato il non doversi procedere per prescrizione, a carico del ricorrente, dei professionisti e di alcuni impiegati comunali coinvolti nella vicenda che ha dato luogo all’abuso oggetto dell’ordinanza impugnata, fra l’altro, per il reato di lottizzazione abusiva, ha accertato con dovizia di riscontri la sussistenza dell’abuso edilizio, la responsabilità degli imputati e ha disposto la confisca del fabbricato e del fondo su cui quest’ultimo insiste”.

Le bacchettate arrivano dal Tar al Comune. “Il Collegio non può esimersi dall’esprimere stupore per l’atteggiamento serbato nella vicenda dal Comune di Cori, in quanto: quest’ultimo non ha mai ritenuto di costituirsi in resistenza al gravame per difendere la legittimità del provvedimento impugnato, nonostante che, già il 25 marzo 2019, l’Ufficio competente, con relazione particolareggiata sui fatti indirizzata all’Ufficio legale, al Sindaco e al Segretario Generale, avesse chiesto (invano) al Comune di costituirsi in giudizio”. C’è di più. “L’ente locale ha adempiuto in maniera parziale alla prima richiesta istruttoria, non trasmettendo la documentazione necessaria a mettere il Collegio nelle condizioni per decifrare in modo adeguato tutti i complessi e delicati tasselli tecnici della vicenda”; arrivando a sostenere “posizioni sorprendentemente contrastanti con quanto precedentemente statuito nell’ordinanza impugnata”, né l’ente si è assunto “la responsabilità di valutare un eventuale intervento in autotutela sull’ordinanza stessa”.

Infine il Comune “non ha ravvisato l’esigenza, per l’udienza pubblica del 23 settembre 2025, né di notiziarne il Tribunale né tanto meno di trasmetterne copia; e ciò a dispetto della indubbia rilevanza della sopravvenienza, di cui il Tribunale stesso era all’oscuro”.

Il ricorso del marito dell’esponente politica della maggioranza del sindaco Mauro De Lillis è stato quindi respinto dal Tar. In uno dei passaggi il tribunale amministrativo sottolinea che “il rilievo per cui il cambio di destinazione d’uso sarebbe avvenuto senza opere risulta del tutto irrilevante ai fini dello scrutinio della legittimità dell’ordinanza impugnata, essendo innegabile, nella surrichiamata considerazione complessiva dell’illecito, che l’intervento in essa stigmatizzato ha determinato un mutamento nelle caratteristiche urbanistiche dell’area e ha comunque influito sul carico urbanistico”.

“È emerso – continua la sentenza – un quadro obiettivo, univoco e convergente, ben scolpito nella surrichiamata pronuncia in cui: la mutazione ha avuto a riferimento buona parte dell’immobile, cioè primo piano e il piano sottotetto dell’immobile (quanto alla parte in tesi riservata all’alloggio del custode si dirà in appresso); sull’immobile sono risultati essere stati eseguiti lavori di edificazione ad uso residenziale, con rilevanti spazi riservati all’attività domestica; il ricorrente vi ha, di lì a poco, trasferito la propria residenza; non vi è prova agli atti del presente giudizio né del fatto che nell’immobile sia stata mai realizzata un’attività produttiva né tanto meno del fatto che la costruzione fosse realmente strumentale all’esercizio di un’attività produttiva”. Senza contare che “nessuno dei residenti nell’immobile (il ricorrente e il suo nucleo familiare) risulta aver mai rivestito o rivestire la qualità di custode o sorvegliante né è stato mai (né è) titolare di un’attività produttiva”.

Un abuso macroscopico, sebbene i contorni della vicenda siano ancora più gravi per il Comune di Cori. Infatti, alla fine dell’articolata sentenza, il Tar scrive parole di pietra: “In relazione ai vari e articolati aspetti della vicenda oggetto del presente giudizio, il Tribunale ritiene di dovere disporre la trasmissione dei relativi atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina per la valutazione dell’eventuale rilevanza penale dell’operato e delle omissioni di tutti i vari soggetti coinvolti, a vario titolo, nei fatti di causa”.

A firmare l’ordinanza il giudice estensore Massimiliano Scalise nel collegio del Tar, presieduto dal giudice Ines Simona Immacolata Pisano.








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