Accusato di maltrattamenti e lesioni, concluso il processo per un uomo di 58 anni accusato di violenze contro la ex
È stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia il 58enne originario di Velletri, E.P. (le sue iniziali), difeso dall’avvocato Misserville. A stabilirlo è stato il primo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia, che ha disposto anche il risarcimento da calcolarsi in separata sede civile, oltreché a una provvisionale a favore della vittima per 10mila euro e l’interdizione a vedere il figlio minore per 8 anni.
“Sono stato io ad essere aggredito dal nuovo compagno della mia ex, con cui intratteneva un rapporto sentimentale da tempo”. Era stata questa la versione del 58enne, di professione commerciante, accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex compagna con cui conviveva.
Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero Francesco Caporotundo che ha chiesto la pena di 4 anni e 3 mesi di reclusione, l’uomo avrebbe perpetrato violenze domestiche contro la ex sin dal 2014, commesse nella città di Cisterna, in una relazione iniziata nel 2010. I dissapori, secondo la querela presentata dalla donna, sarebbero nati per problemi economici, che l’uomo aveva spiegato essere affermazioni false.
L’episodio clou sarebbe avvenuto nel corso di litigio tra la ex compagna e la madre di lui in cui sarebbero volate parole grosse e offese. Dopo aver appreso di questo episodio, la coppia si recò da un avvocato per un accordi separazione: “Nessuno, però, ha obbligato alcuno a firmare documenti”.
In un’altra circostanza, la donna, di origine ucraina, aveva denunciato di aver subito offese da parte della madre dell’uomo il quale, inoltre, avrebbe tentato di spingerla dalle scale e colpita con pugni. Per quanto riguarda il figlio, l’uomo ha ammesso di essersi opposto affinché la donna lo prendesse in carico: “Era scoppiata la guerra in Ucraina e non volevo che andasse in una zona pericolosa”.
L’uomo aveva spiegato di essere stato ricattato dalla ex che lo avrebbe minacciato di portargli via il figlio. “In una occasione, lei mi ha mandato anche al pronto soccorso, aggredendomi fisicamente”. L’imputato, esaminato nel corso del processo, aveva detto di non aver mai costretto a rapporti sessuali: “Sono stato io ad essermi astenuto, essendo lei una violenta”. L’uomo aveva negato tutto, comprese offese e improperi rivolte alla donna, costituita parte civile e assistita dall’avvocata Forte.
Oggi, prima della sentenza finale, l’avvocato di parte civile ha ricordato anche le minacce di morte profferite dall’uomo contro la ex: “Ti ammazzo ti seppellisco, brucio l’auto. Aveva un’ossessione dell’imputato tanto da aver posto telecamere per controllare la ex moglie, squalificandola agli occhi del figlio a cui non permetteva di imparare la lingua ucraina”.
Oggi, 27 febbraio, la sentenza finale di primo grado.
