CHILI DI COCAINA COMPRATI E VENDUTI: IL BOSS FORNITI ERA “CESARE” NELLE CHAT CRIPTATE

Droga importata da Sudamerica e Nord Africa: nella nuova maxi inchiesta spunta il nome anche del boss apriliano latitante, Patrizio Forniti

Latitante da luglio 2024, per evitare l’arresto nell’ambito dell’operazione antimafia “Assedio”, che ha terremotato la politica apriliana, Patrizio Forniti, il boss di 53 anni, è finito di nuovo nelle maglie di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Una maxi indagine che ha coinvolto più sodalizi della criminalità organizzata e che testimonia lo spessore criminale di Forniti, capace anche nei racconti dei collaboratori di giustizia pontini di imporre la sua forza e vendere la droga a tutti.

La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza applicativa di 45 misure cautelari – di cui 30 in carcere, 12 agli arresti domiciliari e 3 di obbligo – e numerose perquisizioni nei confronti di soggetti italiani, albanesi e nordafricani sedenti nelle province di Brescia, Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli, Palermo, Roma, Milano, Foggia, Cosenza, Ragusa, Trapani, Mantova, Cremona, Pavia, Chieti, Bolzano e Biella, nonché 8 misure in attesa di preventivo interrogatorio degli indagati, i quali, secondo quanto emerso nella fase delle indagini preliminari, sarebbero responsabili di traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dal Sudamerica, dal Nordafrica e dall’Olanda. Tra gli arrestati, per l’appunto c’è anche Forniti, la cui latitanza è ancora in essere, probabilmente nel nord Africa. Ai domiciliari finisce un altro apriliano, Matteo Aitoro, il giovane di 24 anni, già a processo per l’operazione “Assedio”, considerato una figura emergente e ben quotata essendo fidanzato con una delle figlie di Forniti.

Dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Brescia e dal Servizio Centrale Operativo e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sarebbe emersa l’esistenza di due diverse associazioni per delinquere dotate di armi e capaci di gestire i propri affari affidandosi alle più avanzate tecnologie criptate di comunicazione. Nella prima ordinanza sono finite in carcere 15 persone.

Il primo gruppo criminale, gravitante principalmente nella provincia di Brescia, sarebbe risultato in grado di importare sostanze stupefacenti direttamente dai paesi produttori, nello specifico cocaina dalla Colombia – grazie all’intermediazione di una cittadina di quel Paese collegata con soggetti legati al “clan del golfo” – nonché hashish proveniente dal Marocco e fatto transitare dalla Spagna, Paese in cui tra l’altro avrebbe trovato rifugio uno dei destinatari della presente misura, già dichiarato latitante.

Il secondo gruppo – del quale avrebbero fatto parte soggetti legati da vincoli di parentela con gli esponenti delle note famiglie di ‘Ndrangheta Nirta e Strangio di San Luca oltre a cittadini albanesi – avrebbe incentrato la gestione del traffico internazionale nella provincia di Brescia, in particolare nel Comune di Gussago, dove sarebbe stato creato un vero e proprio quartiere generale adibito anche a sito di stoccaggio della sostanza stupefacente proveniente dall’estero e destinata alla distribuzione su tutto il territorio nazionale.

Lo stesso sodalizio sarebbe risultato in stretti rapporti con esponenti delle organizzazioni mafiose ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, Stidda e Sacra Corona Unita, che avrebbero anche partecipato al sistema di distribuzione.

Le consegne, che avrebbero interessato tutto il territorio nazionale, proprio grazie a tali legami sarebbero giunte in località sottoposte al controllo di clan della criminalità organizzata, quali i clan napoletani “Contini” della Arenaccia e “Orlando – Polverino – Nuvoletta” di Marano di Napoli, i mandamenti mafiosi palermitani di Santa Maria di Gesù, Porta Nuova e Partinico/San Giuseppe Jato, la famiglia mafiosa di Villaseta ad Agrigento ed infine i clan stiddari della provincia di Caltanissetta.

Nel corso delle indagini, avviate nel 2022 e che hanno riguardato complessivamente 87 indagati, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 19 soggetti e sono stati sequestrati circa 135 Kg di cocaina, 90 Kg di hashish e 3 Kg di marijuana nonché 2 pistole del tipo revolver calibro 45 con matricola abrasa. Nel complesso è stato contestato il traffico di circa 2.000 kg di cocaina, 1.500 kg di hashish e 700 kg di marijuana.

La sostanza stupefacente, trasportata via mare e su gomma anche attraverso società compiacenti, è stata rinvenuta in abitazioni, autovetture, in un caso all’interno di una delle cisterne di un autoarticolato destinato al trasporto del latte ed in un’altra circostanza in una cava nella provincia di Lecce.

Nel mese di aprile 2023, è stata inoltre scoperta e sequestrata, nelle campagne della provincia di Reggio Calabria, una vera e propria raffineria clandestina per il taglio ed il confezionamento di cocaina, attività che veniva svolta da cittadini colombiani giunti appositamente e muniti di una ricetta dedicata per garantire la qualità della lavorazione della sostanza pura. In quell’occasione, oltre aver proceduto all’arresto in flagranza di uno dei cittadini colombiani e di un italiano, sono stati rinvenuti e sequestrati 34 kg circa di cocaina brandizzata con i loghi “888”, “Cartier” e con l’icona di una zampa, 11 kg circa di sostanza da taglio, un grosso quantitativo di acetone, una pressa idraulica di grosse dimensioni, frullatori, un forno a microonde, bilance ed altre attrezzature adibite al trattamento della sostanza.

In carcere: Antony Fernando Benavides Delgado, Antonio Callipari, Patrizio Forniti, Gennaro Frontoso, Francesco Giorgi, Alfonso Mercurio, Pietro Muccini, Antonio Pimpinella, Antonio Pizzata, Giovanni Pizzata, Antonio Romeo, Giuseppe Romeo, Salvatore Romeo, Annibale Torchia, Angelo Vivenzi, Younes Asmoune, Dario Bovegno, Skerdi Bokoi, Rino Decaminada, Abdelhak El Janati, Mouchine El Janati, Reda Farrie, Francesco Licaj, Giuseppe Nirta, Maryis Paola Perez Salcedo, Enrico Recenti, Vincenzo Vivaldini. Ai domiciliari: Matteo Aitoro, Pietro Capraro, Gennaro Garganelli, Shkelzen Guzina, Antonio Maisto, Gjon Prela, Santino Russo, Alessandro Scelta. Obbligo di presentazione per: Vittorio Di Maio, Luigi Pollonini, Stefano Brandani, Fabiano Brandani, Roberta Renaldini, Laura Everoldi. Divieto di dimora per Giuseppe Lonati.

Nel secondo gruppo, la DDA bresciana include anche Patrizio Forniti e il genero Matteo Aitoro, considerato rampollo emergente della malavita apriliana. In tutto gli indagati sono 52. Forniti e Aitoro risultano indagati per avere ricevuto da altri due indagati arrestato, Pietro Muccini e Antonio Callipari, 2 chili di cocaina. Callipari è consideratpo il promotore della seconda associazione, mentre Muccini è un corriere del sodalizio. L’attività di intercettazione svolta nei confronti dei corrieri Pietro Muccini e Claudio De Simone, evidenziava come gli stessi fossero alle dipendenze di altri soggetti di origine calabrese, soprannominati “Colosseo”, “Vaticano” e “Benzemà”.

In ‘altra occasione, Forniti aveva ricevuto dagli stessi anche 30 chili di cocaina. Entrambi i passaggi sono localizzati dagli inquirenti ad Anzio, nel gennaio 2023.

Altre compravendite tra Forniti e Antonio Callipari sono state individuata a dicembre 2022, sempre ad Anzio: in tutto 18 chili di cocaina.

In altra occasione, ad Aprilia, il 28 marzo 2023, è il genero di Forniti, Matteo Aitoro, a vendere 30 chili di cocaina a Pietro Muccini. Stavolta lo scambio avviene ad Aprilia.

C’era, ad ogni modo, anche Forniti tra coloro che chattavano sulla piattaforma criptata EXCLU, trasmesse all’Italia dalla Procura olandese. Forniti parlava con i capi del sodalizio bresciano in contatto con le mafie di Serie A del tessuto italiano. In cha il cosiddetto “capo dei capi” apriliano si faceva chiamare Cesare, il nome del fondatore dell’Impero romano. “Cesare”, secondo le carte dell’indagine, acquista cocaina da Callipari. Il 7 gennaio 2023, Callipari informava, tramite chat, Forniti che gli avrebbe recapitato 62 chili di cocaina del tipo peruviana. È in questo caso che Forniti, residente ad Anzio, informa di non poter ricevere lo stupefacente dopo le ore 20 per l’impossibilità di accedere al magazzino dove avrebbe dovuto occultarlo.

Secondo il giudice per le indagini preliminari di Brescia sussistono a carico di Forniti i gravi indizi, individuando nel 53enne il responsabile dell’associazione e, dunque, a questa connesso, anche ai fini della competenza, che va radicata in capo all’Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria.

Un “capo dei capi” molto attento a non risultare presente nel corso dei passaggi di droga, conclusi dal genero Aitoro e da un corriere di nome Fred.

D’altra parte, Aprilia, Anzio e Nettuno sono menzionata nelle carte dell’indagine anche come centri di smistamento della droga. In un caso 50 chili di hashish venduti tra Aprilia e il napoletano raggiungono Vittoria, in provincia di Ragusa, e Palermo.

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