LA STORIA INFINITA DELLA “METRO LEGGERA” A LATINA: CHIESTI 858MILA EURO DAL RUP.

Metro a Latina
La presentazione della metro in Piazza del Popolo a Latina. Una delle opere più fallimentari e farsesche della storia pontina

Con delibera di Giunta l’Amministrazione di Damiano Coletta ha dato incarico all’avvocato Francesco Colasanti di resistere al ricorso dell’allora Responsabile Unico del Procedimento della metro leggera, l’ing. Lorenzo Le Donne, oggi in pensione. Con un ricorso al Tribunale del Lavoro l’ex RUP ha chiesto al Comune di Latina una liquidazione di 858mila euro quale compenso ex lege Merloni, ovverosia la quota economica che è prevista per le progettazioni interne.

LA GIUNTA COLETTA CHIEDE DI RICOSTRUIRE LA VICENDA

Nella delibera si chiede inoltre agli uffici preposti di inserire nell’atto di resistenza in giudizio una documentata relazione illustrativa previo approfondimento degli aspetti tecnici di cui è causa”. Secondo Le Donne la Legge Merloni, più volte modificata negli anni, prevede che somme relative alla progettazione interna dovessero già nel 2004 essere inserite quali spese necessarie all’interno degli atti comunali.

RICHIESTA DI RISARCIMENTO SOTTO TETTO MASSIMO

Nel caso inoltre in cui un tecnico o un dirigente di una pubblica amministrazione sia incaricato di una progettazione o di una direzione dei lavori, la percentuale massima riconosciuta a titolo di parcella ammonta all’1,5% rispetto al costo dell’opera progettata. Nella progettazione della metro di Latina e della responsabilità del procedimento, la richiesta di Le Donne ammonta al 50% rispetto al tetto massimo. Il fatto che poi il progetto non sia andato in porto per varie ragioni non può precludere il diritto del ricorrente di far valere le proprie ragioni percorrendo le vie legali.

30 MILIONI CHIESTI DA METROLATINA spa

Entro il prossimo mese è previsto inoltre il giudizio civile sul contenzioso avviato dall’aggiudicataria dell’appalto per l’esecuzione del progetto, MetroLatina spa, nei confronti sempre del Comune di Latina. La società chiede all’Ente un risarcimento danni per la mancata realizzazione dell’opera pari a 30 milioni di euro.

LA STORIA DELLA “METRO LEGGERA”

Tutto ha inizio il 29 novembre 2004 ai tempi dell’Amministrazione sotto la guida di Vincenzo Zaccheo quando il Consiglio comunale delibera che la città di Latina si sarebbe dotata di una metropolitana leggera attraverso un project financing, in gran parte coperto da soggetti privati. 

Vincenzo Zaccheo
Vincenzo Zaccheo, al tempo sindaco di Latina e primo fautore del progetto di metropolitana a Latina

I MANIFESTI DEL 2006

Ai primi di dicembre del 2006, come già riportato lo scorso 5 ottobre da Andrea Stabile in Il grande bluff della metro…, la città si sveglia tappezzata di manifesti con i quali il Comune di Latina annuncia l’arrivo della “metropolitana” nel capoluogo. A distanza di poche ore, l’amministrazione comunale di Latina colloca in Piazza del Popolo un vagone della “metrotramvia leggera di superficie” proveniente dal Comune di Padova.

INAUGURAZIONE A PIAZZA DEL POPOLO: NESSUN LAVORO!

Il vagone rimane in esposizione per due settimane, durante le quali il sindaco Vincenzo Zaccheo dichiara ripetutamente che i lavori saranno iniziati a marzo 2007 e che l’opera non comporta spese per l’ Ente.
Prima che il vagone venga tolto, il Comune organizza una cerimonia in Piazza del Popolo, nel corso della quale il Sindaco taglia un nastro tricolore apposto dinanzi al vagone e, sorridente, varca le porte del mezzo accomodandosi sui sedili.

metropolitana-roma
Metropolitana a Roma

INAUGURAZIONE IN Q4: NESSUN LAVORO!

A dicembre del 2009 sempre il sindaco Zaccheo organizza un’altra cerimonia, stavolta in zona Q4, per celebrare quello che viene definito dall’amministrazione l’imminente inizio dei lavori. Il problema vero della tramvia, come ampiamente dimostrato dagli eventi successivi, è rappresentato dal fatto che quell’opera non è a costo zero per il Comune, diversamente da quanto annunciato dall’Amministrazione dell’epoca. 

PARAMETRI DEL PROJECT FINANCING SULLE NUVOLE

In particolare dal piano economico finanziario dell’opera e dalla convenzione trentennale stipulata con il privato emergono subito forti criticità. La sostenibilità della gestione è data dai ricavi stimati, il 78% dei quali deriva dai contributi regionali chilometrici. Questi ultimi vengono determinati nella misura di 8,25 €/Km con criteri approssimativi, visto che quelli all’epoca previsti erano intorno a 1,90 €/Km. Un parametro, quello utilizzato, eccezionalmente alto e senza alcun riscontro non solo nel Lazio, ma in tutta Italia. La quantificazione che viene fatta è pari a 7,5 milioni di euro all’anno, mentre con i parametri reali sarebbe di 2 milioni di euro all’anno. Inoltre viene previsto un incremento annuo del 2% arrivando a 12,5 milioni di euro nell’ultimo anno di gestione. Dopo un piano economico finanziario discutibile, occorre una convenzione trentennale con il concessionario completamente a favore del privato e a discapito dell’amministrazione comunale, in modo tale che il rischio d’impresa sia nullo per l’imprenditore e il Comune si assuma tutti i rischi.

I PUNTI DELLA CONVENZIONE TRA COMUNE E PRIVATO

Ecco di seguito alcuni punti principali della Convenzione:
a) per i primi 5 anni, in caso di ricavi da traffico inferiori a quelli previsti nel piano economico finanziario dovrà intervenire il Comune, cioè i cittadini tutti, fino ad una misura massima prestabilita, quantificata nella misura di un milione di euro;
b) il Comune è obbligato a corrispondere al Concessionario (la società privata che si occupa della gestione della tramvia), con cadenza trimestrale, l’importo dei contributi regionali, così come indicati nel piano economico finanziario (dall’inizio della gestione per trenta anni), indipendentemente non solo dalla effettiva erogazione da parte della Regione, ma anche dalla effettiva determinazione del contributo da parte della Regione in misura pari a quella prevista dal piano economico finanziario;
c) qualora sorgano problemi per il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario, in mancanza di un accordo bonario per la revisione del piano economico finanziario tra il Comune ed il Concessionario, quest’ultimo potrà recedere unilateralmente, facendosi ridare dal Comune, entro trenta giorni, almeno tutto quello che ha speso.

IL COMITATO METROBUGIA

Chi all’epoca sottolinea questi aspetti è il Comitato Metrobugia, presieduto dall’ing. Massimo De Simone. In maniera chiara e molto professionale, vengono illustrate tutte le vulnerabilità del progetto in più di un incontro pubblico, di fatto anticipando quello che poi sarà constatato dal Commissario prefettizio Guido Nardone nel 2010.

Massimo De Simone

 

NESSUN CONFRONTO DELL’AMMINISTRAZIONE CON IL COMITATO

In particolare è da ricordare l’assemblea pubblica organizzata il 30 novembre 2007, alla quale vengono invitate tutte le forze politiche e, in particolar modo, i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Latina.
Inutile dire che l’amministrazione comunale di Latina non intende confrontarsi con il Comitato, né prende in alcuna considerazione le osservazioni dallo stesso formulate.

CHI SOSTENNE LA “METRO LEGGERA”

Si ricordi che l’iter amministrativo del project financing relativo all’opera è contrassegnato anche da due delibere di Consiglio Comunale successive a quella del 2004: precisamente la n.121 del 20 dicembre 2007 e la n.92 del 23 novembre 2009. Tra gli altri, a votare a favore della metro ci sono figure politiche tuttora in attività: Nicola Calandrini, consigliere comunale e senatore di Fratelli d’Italia; Raimondo Tiero, consigliere comunale di Fratelli d’Italia; Angelo Orlando Tripodi, consigliere regionale della Lega; Massimiliano Carnevale, consigliere comunale della Lega; Marilena Sovrani, vice coordinatore provinciale per la Lega a Latina e assistente del parlamentare europeo Matteo Adinolfi, Lega; Salvatore De Monaco, assistente del parlamentare europeo Matteo Adinolfi, Lega.

STRASCICHI PENALI DELLA VICENDA

La vicenda della metro leggera ha avuto anche strascichi di tipo penale: il 4 ottobre scorso si è svolta a Roma l’udienza per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura della Repubblica di Latina per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso in relazione al progetto di finanza riguardante la metropolitana leggera di Latina.

UDIENZA PER IL PROSSIMO 20 GENNAIO

L’accusa è rivolta contro l’ex Sindaco Vincenzo Zaccheo e altre nove persone, che hanno partecipato al progetto di finanza a vario titolo in rappresentanza sia della parte pubblica sia della parte privata.
Il Giudice di Roma in sostanza ha ritenuto che la richiesta di rinvio a giudizio fosse stata scritta talmente male da non rendere possibile un suo giudizio. Ha pertanto invitato la Procura di Latina a riformularla e ha fissato una nuova udienza per il 10 gennaio 2020.


 



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