CENTRO COMMERCIALE Q3 SEQUESTRATO, UN MACROSCOPICO ABUSO: “GLI INDAGATI HANNO PROVATO A ELUDERE IL SEQUESTRO”

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Scatta di nuovo il sequestro del centro commerciale Q3 a Latina: il provvedimento è stato notificato oggi ai gestori delle tre strutture

È di stamani, 5 aprile, il nuovo sequestro del centro commerciale nel quartiere Q3, eseguito dai militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina, coadiuvati dal Nucleo Carabinieri Forestale di Latina.

I Carabinieri hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, con il quale è stata accolta la richiesta formulata dal sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, inerente alla lottizzazione abusiva, attraverso la realizzazione di un imponente centro commerciale delle dimensioni di 5.484,80 metri quadrati, costituito da un unico edificio al cui interno sono state prefigurate, al piano terra, tre distinte strutture commerciali nonché un’attività di vicinato al primo piano, il tutto realizzato nel centro urbano di Latina, posto tra Via del Lido e Via Ferrazza, all’interno del quartiere Q3.

Il sequestro ha interessato anche l’area circostante di rilevanti dimensioni (per complessivi 17.703 metri quadrati) adibita a viabilità e parcheggi tutti funzionali e connessi al centro commerciale.
Il complesso immobiliare era stato già oggetto di un primo decreto di sequestro preventivo impeditivo, emesso dal Tribunale di Latina, eseguito nel gennaio 2024, per i reati di abuso edilizio e violazioni paesaggistiche, successivamente annullato dal Tribunale del Riesame di Latina.

La Corte di Cassazione, a seguito di ricorso della Procura, ha accolto, a settembre, 2024, il ricorso proposto dalla Procura, annullando l’ordinanza del Tribunale del Riesame. Lo scorso 28 gennaio il Tribunale del Riesame, pur ritenendo sussistente il fumus dei reati ipotizzati, ha annullato, invece, il decreto di sequestro preventivo non ritenendo sussistente il periculum in mora.

L’indagine penale, invece, è stata chiusa con l’avviso di conclusione per i reati di lottizzazione abusiva in concorso e violazioni paesaggistiche: a dover rispondere sono il titolare della Green Building, la società che ha realizzato il centro commerciale in Via del Lido, Luigi Corica (51 anni), difeso dall’avvocato Giorgio Tamburrini; la progettista Viviana Agnani (46 anni), assistita dallo stesso legale; l’ex dirigente del Suap (attività produttive) del Comune di Latina, Stefano Gargano (64 anni), difeso dall’avvocato Gianni Lauretti; infine, il funzionario comunale del Suap, Mario Petroccione (50 anni), difeso dall’avvocato Laura Bove.

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La Procura, nelle more dei ricorsi, ha depositato richiesta di sequestro preventivo finalizzato alla confisca contestando il reato di lottizzazione abusiva.

Le indagini condotte dal N.I.P.A.A.F. hanno consentito di accertare che l’Ufficio S.U.A.P. del Comune di Latina ha rilasciato, per la realizzazione dell’insediamento commerciale tre titoli edificatori nonostante, nel caso di specie, si tratti di un progetto unitario le cui dimensioni afferiscono ad una “grande struttura di vendita” ai sensi della Legge Regionale n°33/99 la cui competenza, sotto l’aspetto autorizzativo, non è in capo al Comune di Latina, bensì alla Regione Lazio. Uno spacchettamento tripartito di un unico e imponente centro commerciale, sono questi i termini utilizzati dagli inquirenti.

Dagli accertamenti compiuti, allo stato, è emerso che, per la realizzazione del centro commerciale, sono state incluse, illegittimamente, sia aree classificate a verde pubblico le quali non rientravano nel perimetro della “variante Q3”, sia aree dove risulta presente un vincolo di inedificabilità assoluta derivante dalla fascia di rispetto della Strada Statale 148 “Pontina”.

Ulteriori criticità nella realizzazione del complesso commerciale sono risultate essere l’eliminazione completa di una notevole superficie boscata che preesisteva nell’area prima dei lavori che avrebbe necessitato di una preventiva autorizzazione sotto il profilo paesaggistico.

Secondo la nuova ordinanza del Gip Mattioli, il nuovo decreto di sequestro si fonda su una nuova esigenza cautelare, rispetto al sequestro di gennaio 2024. Oggi, il sequestro si fonda non più su una violazione del testo unico dell’edilizia, ma su un reato più grave: la lottizzazione abusiva. Il che prevede un sequestro finalizzato alla confisca. All’attenzione degli inquirenti, come noto, ci sono i tre titoli unici rilasciati dal Suap di Latina il 23 dicembre 2021 per Eurospin (terza unità commerciale); il 31 maggio 2022 per la seconda unità commerciale; il 9 agosto 2022 in riferimento alla prima unità commerciale. Titoli rilasciati in favore della Green Building srls di Luigi Corica, dall’allora dirigente del Suap, ora nel Comune di Aprilia, Stefano Gargano, e dal responsabile del procedimento, Mario Petroccione, ancora in servizio alle attività produttive di Latina.

Il Gip di Latina mette in evidenza la sentenza della Cassazione che a settembre 2024 ha ribaltato il giudizio del primo Riesame che ha dissequestrato il centro commerciale. In quella sentenza, gli ermellini parlando di “macroscopica illegittimità dei titoli rilasciati per l’intervento edilizio”. La competenza del rilascio del titolo abilitativo, peraltro, sarebbe stata in capo alla Regione Lazio e non al Comune di Latina, la cui amministrazione attuale, guidata dalla giunta di centrodestra di Matilde Celentano, ha dimostrato una perfetta continuità con la Giunta Coletta. In particolare, è stato il timore di dover risarcire i tre gestori attuali a non fermare il progetto.

È la sentenza della Cassazione ad aver convinto il Gip Mattioli a disporre questo nuovo sequestro, in quanto le medie strutture di vendita sono classificate come centri commerciali, quando, invece, sono composti da quattro esercizi commerciali direttamente comunicanti tra loro, ovvero situati all’interno di una struttura funzionalmente unitaria che si articola lungo un percorso pedonale di accesso comune, con superficie di vendita complessiva rientrante nella definizione di media struttura di vendita.

Si tratta di un insieme unitario della offerta commerciale e dei servizi connessi, organizzato in superfici coperte e a cielo aperto, presentandosi, per altro, agli utenti come quadro integrato d’insieme unitariamente fruibile”.

Le tre strutture – per intenderci quelle di McDonald’s, Maury’s e Eurospin – sono, secondo il Gip di Latina, collegate materialmente tra di loro e hanno comunanza funzionale di gestione, relativamente a spazi e locali accessori. Presupposti, materiale e funzionale, che risultano soddisfatti. Ecco perché ciò che è accaduto sarebbe stato uno spacchettamento solo per le carte (tre titoli distinti), ma non per la realtà.

La struttura è unitaria dal punto di visto edilizio e anche sul lato dei servizi: parcheggio, viabilità carrabile e accessibilità pedonale. Il Suap, invece, ha rilasciato tre titoli amministrativo “a strascico” come se si trattasse di tre medie superfici commerciali, “violando palesemente i criteri e la procedura prescritta delle delle disposizione regionali (Legge 33/99), sia al momento della presentazione della domanda che al momento della emissione dei titoli unici, sottraendo di fatto il controllo e alla competenza alla Regione a cui compete il rilascio dell’autorizzazione per l’apertura delle grandi strutture di vendita come quella in oggetto“.

Non è finita. Il Gip sottolinea le altre “evidenti criticità”. L’area, oggetto di variante, la cosiddetta Q3, per cui furono indagati e scagionati amministratori e dirigente nell’era Coletta, risulta ricadere nella fascia di rispetto relativa alla SS Pontina che imprime vincolo di inedificabilità assoluta, nonché su una delle particelle (la numero 18) una destinazione a verde pubblico. La proprietà della complanare della SS Pontina denominata Via Ferrazza in capo all’Anas “faceva emergere l’assenza delle necessarie autorizzazioni per passi carrabili di accesso”.

Vi sarebbe stato anche un “mancato reperimento delle aree verdi che dovevano raggiungere una consistenza pari a metà delle aree destinate a parcheggi a uso pubblico (2.249 mq), delle quali non vi è invece traccia”.

Altre violazioni sono riscontrate nella realizzazione di due passi carrabili, sui fronti di Via Ferrazza e verso Via del Lido, su un’area a verde pubblico e non di proprietà della società Green Building srls; la via di Via Viterbo risulta in contrasto con le previsioni de piano particolareggiato Q3 che destina detta area a “attrezzature turistiche”; il parcheggio privato a uso pubblico è in contratto con il medesimo PPE; l’area in esame, oggi edificata, era coperta da superficie boscata, quali pini domestici e cipressi. 5.073 metri quadrati che sono state cementificati, senza l’autorizzazione paesaggistica e senza che sia stato previsto un rimboschimento compensativo: “un consumo dell’intero suolo libero e la perdita dell’intera massa arborea esistente“.

“Alle macroscopiche violazioni della normativa urbanistica, che hanno caratterizzato l’iter amministrativo – spiega l’ordinanza del Gip di Latina – che ha portato al rilascio di tre titoli amministrativi “a strascico” come se si trattasse di tre medie superfici commerciali autonome, sulla base di un progetto la cui illegittimità – come evidenziato dalla Suprema Corte- “era talmente evidente e macroscopica da poter essere rilevata anche dai non addetti ai lavori“, si aggiunge anche il comportamento posto in essere dagli indagati che, ad indagini in corso, hanno tentato di aggirare la normativa con la presentazione al SUAP di Latina della SCIA in variante (1° dicembre 2023), attraverso cui è stata meramente prefigurata l’unificazione del negozio al primo piano con la sottostante unita commerciale 1”.

Una lottizzazione abusiva, contrariamente al fatto che la destinazione dell’area, come si sa da “illo tempore”, è “turistico-ricettiva” e non commerciale. “Avuto riguardo all’evidente incidenza negativa dell’intervento edilizio in considerazione del notevole aumento del carico urbanistico derivante dall’intervento complessivo, con trasformazione significativa, duratura e permanente dell’assetto e destinazione del territorio – spiega il Gip, motivando il sequestro – sussiste Ia necessità di imporre il richiesto vincolo in quanto il godimento e la disponibilità attuale degli immobili può implicare una effettiva ulteriore lesione degli interessi tutelati, in favore di interessi meramente speculativi.

Ciò non solo sul piano urbanistico ma anche su quello della programmazione territoriale (pure sotto il profilo dell’urbanizzazione secondaria), tenuto conto anche della condotta posta in essere dagli indagati nel corso delle indagini per eludere il sequestro, delle palesi irregolarità degli atti amministrativi adottati dal Comune di Latina e delle modalità procedimentali dallo stesso adottate, proseguendo il Comune ad emettere determine illegittime anche il 13 settembre 2024, con conseguente consolidamento della lesione dell’interesse protetto dalla normativa urbanistica in caso di libera disponibilità delle opere. A ciò si aggiunge l’insussistenza dell’agibilità del complesso derivante dall’assenza delle autorizzazioni definitive dei passi carrabili”.

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