CASA PIGNORATA AD APRILIA, LE ASSOCIAZIONI SCRIVONO AL CSM: “È IL DRAMMA DELLE ASTE GIUDIZIARIE A LATINA”

Le sorelle Montoro
Le sorelle Montoro

Le Reti Civiche, l’Associazione “I Tesori del Circeo” e il Comitato ARGINE, coordinati da Francesca Alessandra Capponi, hanno depositato una formale e straordinaria istanza al Consiglio Superiore della Magistratura e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Viene chiesta l’immediata riapertura del caso sulla gestione dell’Ufficio Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Latina e l’invio urgente di un’ispezione ministeriale. La denuncia solleva un tema cruciale che scuote la coscienza pubblica: il principio per cui la legge è uguale per tutti e che nessuno, nemmeno chi indossa la toga, può considerarsi al di sopra di essa o immune dai propri errori.

Il fronte più drammatico e urgente di questa battaglia di civiltà riguarda le procedure esecutive che stanno colpendo le sorelle Montoro nel Comune di Aprilia. Secondo i comitati, in questo procedimento si starebbe applicando la medesima, allarmante impostazione riscontrata in altri casi critici del territorio, col rischio di consumare nuove e insanabili illegalità. L’esasperazione ha spinto queste cittadine a una protesta estrema: da giorni sono costrette a dormire sul marciapiede di fronte a Montecitorio, sopra degli asciugamani, per difendere la propria dignità e un patrimonio legittimo che non sarebbe oggetto di esecuzione e risulterebbe del tutto inattaccabile dai pignoramenti. A rendere lo scenario ancora più inquietante, si registra un controllo dei servizi sociali avvenuto sul luogo della protesta sembrerebbe alle tre del mattino; un orario del tutto insolito su cui le associazioni pretendono una rigorosa e trasparente verifica.

Questo caso rappresenta la punta di un iceberg di un sistema operativo che avrebbe già travolto intere famiglie a San Felice Circeo, i cui diritti sono stati letteralmente polverizzati per quello che si è rivelato essere il “nulla”. Una storica sentenza del Commissariato per la Liquidazione degli Usi Civici (la n. 24/2025) ha infatti accertato in modo inoppugnabile che i terreni di località Le Cese o Scopeti, svenduti all’asta, erano in realtà demanio civico di natura collettiva ( Via Vigne di Circe) : beni per legge inalienabili, incommerciabili , indivisibili e inusucapibili. Il Commissariato ha decretato la nullità radicale e assoluta di tutte le vendite forzate, ordinando la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di lottizzazione abusiva. Uno scandalo speculare avrebbe colpito anche via Ovoli, dove le aste giudiziarie sarebbero proseguite ignorando che gli immobili fossero già stati acquisiti al patrimonio del Comune fin dagli anni ’90 e successivamente a seguito di ordinanze di demolizione, trattandosi di beni totalmente insanabili e gravati da vincoli paesaggistici. Il risultato è un cortocircuito drammatico: i cittadini sono stati privati delle loro case, i patrimoni sono stati distrutti e, paradossalmente, le vittime risultano ancora quasi interamente gravate dal debito originario a causa di vendite che la legge dello Stato ha azzerato.

Dinanzi a questo disastro economico e umano, i cittadini onesti assistono a un paradosso intollerabile. Se un cittadino, un professionista o un imprenditore commette un errore, paga duramente di tasca propria, affrontando sanzioni civili e penali. Non è accettabile che quando a sbagliare sia l’ordine giudiziario locale, ci si trinceri dietro uno scudo di autoreferenzialità, quasi si trattasse di figure calate dall’alto e intoccabili. I magistrati sono uomini, non divinità, e devono rispondere delle loro azioni. Per questo motivo, l’istanza chiede al CSM di fare piena luce: se tali macroscopiche illegittimità sono state commesse con dolo, i responsabili devono essere fermamente condannati e rimossi; se invece l’errore è avvenuto in buona fede ma per colpa grave, vanno attivate immediatamente le procedure idonee e i provvedimenti disciplinari previsti dall’ordinamento.

La richiesta finale al Capo dello Stato e al CSM è “perentoria”: attivare subito una verifica ispettiva per accertare la pluriennale permanenza dei medesimi magistrati nei ruoli delle esecuzioni immobiliari a Latina. Una presenza così prolungata nella stessa sede fa sorgere il concreto sospetto di una situazione di incompatibilità ambientale e di una lesione della necessaria apparenza di terzietà, rendendo urgente l’applicazione dei poteri di trasferimento d’ufficio ai sensi dell’articolo 2 del Regio Decreto Legislativo 511/1946. I comitati, riservandosi di produrre ulteriori casi analoghi, ribadiscono che la fiducia nello Stato si fonda sulla certezza del diritto: la magistratura deve tornare a essere lo specchio fedele e limpido delle leggi della Repubblica, e non una zona franca esente da responsabilità”.

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