Cani a Latina

CANI A LATINA. IL COMUNE IN DIFFICOLTÀ GESTIONALE E NON SA QUANTO SPENDE

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Va male, forse malissimo, per gli amici a quattro zampe nel Comune di Latina che si trova in grave difficoltà gestionale e senza rendicontazione certa su quanto abbia speso per i cani nell’anno appena trascorso

A dirlo è l’ottava edizione del dossier Animali in città presentata questa mattina a Napoli, presso Palazzo San Giacomo. L’indagine è stata condotta da Legambiente che ha analizzato i dati forniti dalle amministrazioni comunali (1.162 questionari completi, circa il 15% di tutti i comuni d’Italia) e dalle aziende sanitarie (45 questionari completi, equivalenti al 39,5% del totale) in risposta a due questionari specifici, le cui risposte sono poi suddivise in macro aree. Tra i comuni in testa alla classifica, Modena primeggia per l’insieme di regolamenti e ordinanze per la buona convivenza e per i relativi controlli sulla loro applicazione; Prato per l’organizzazione e i servizi offerti agli animali padronali o abbandonati; Verona per un’attenta gestione della spesa offrendo, a minor costo, un servizio di qualità. E Latina?

Nel capoluogo di provincia emergono situazioni di chiara difficoltà gestionale: nel 2018, Latina ha visto entrare nel canile 245 cani vaganti, di cui solo 10 restituiti ai proprietari, 98 dati in adozione, 12 liberati nel territorio come cani di quartiere, 47 deceduti in canile e ben 751 cani presenti in canile a fine 2018. Il tutto senza dire quanto abbia speso l’amministrazione per questa “gestione”.

Nelle cinque macro-aree di valutazione, Latina presenta due pessimi risultati, uno scarso, un’insufficienza e una sufficienza.

Nella performance complessiva, il dossier definisce il capoluogo come scarso poiché risulta un’unica area “canina” per tutti i 126.746 cittadini

Pessimi i risultati nelle performance inerenti il quadro delle regole e quello dei risultati in rapporto alle risorse. Va male anche sul lato dei controlli considerati insufficienti. Si salva solo l’organizzazione dei servizi che raggiunge la sufficienza (vedi qui la tabella).

“Anche se il trend letto in questi anni è positivo – spiega il responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabitoi dati forniti da Comuni e Asl restituiscono un quadro fortemente disomogeneo e, nel complesso, risultati inadeguati rispetto all’ingente spesa pubblica di 221 milioni di euro annui dichiarata per la gestione degli animali nelle nostre città. Ancor più se si considera che i Comuni dichiarano di spendere il 58% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio, circa 102 milioni di euro della spesa stimata per il 2018. Non basta quindi il lavoro messo in campo finora dagli enti più virtuosi e il pressing di associazioni e cittadini, è necessaria una strategia nazionale che metta in sinergia i diversi livelli dell’amministrazione pubblica, rendendo protagonisti i cittadini, per superare una situazione in troppi casi ancora oggi drammatica”.

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