Maltrattamenti aggravati alla presenza dei figli minori: si è concluso il processo a carico di un 43enne di Latina
È stato condannato alla pena di 3 anni di reclusione, G.G. (le sue iniziali), 45 anni, difeso dall’avvocato Russo e accusato di maltrattamenti alla moglie aggravati dalla presenza dei figli minori. Così si è pronunciato il secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Elena Nadile, che dopo circa un’ora di camera di consiglio ha messo la sentenza di condanna con una pena più bassa rispetto alla richiesta del pubblico ministero Giuseppe Miliano per 5 anni e 4 mesi. Nella sua arringa difensiva, il legale difensore ha chiesto l’assoluzione.
Stabilito dal Tribunale il risarcimento da calcolarsi in separata sede civile alla moglie, quarantenne anche lei, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocato Davide De Mauri. L’uomo ha subito anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Il 23 dicembre 2023, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Latina avevano eseguito un decreto del Pubblico Ministero di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare. In particolare, la moglie, dopo aver subito, nel corso degli anni, diverse condotte violente da parte del marito, che avevano ingenerato in lei sofferenze fisiche e morali, dopo l’ennesima aggressione, aveva deciso di chiedere aiuto ai Carabinieri per porre fine al clima familiare di terrore e, soprattutto, per tutelare e proteggere l’incolumità sua e dei figli minori.
Pertanto il Pubblico Ministero, immediatamente informato dai Carabinieri, aveva disposto l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla parte offesa nei confronti del marito violento per scongiurare che le condotte criminose avessero potuto essere reiterate ponendo in grave e attuale pericolo la moglie e i figli minori.
Si trattava di una delle prime applicazioni della legge del 24 novembre 2023, entrata in vigore il 9 dicembre dello stesso, che persegue l’obiettivo di migliorare la tutela complessiva delle vittime di violenza, rendendo più efficaci le azioni di protezione preventiva e rafforzando, al contempo, le misure contro la reiterazione di specifici reati di violenza contro le donne, estesa all’ambito domestico e di contrasto alla recidiva.
Nel corso della requisitoria odierna, il pubblico ministero Miliano ha ricostruito la vicenda di maltrattamenti. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, il 45enne avrebbe periodicamente appellato la moglie come “puttana, mignotta, pazza”; e ancora: “vai fare le tue cose ai tuoi colleghi napoletani”. Tutte accuse infondate su una sua presunta infedeltà, mai avvenuta.
Nel corso del processo, è stato ascoltato anche il padre della ragazza e un altro testimone che hanno confermato i toni offensivi tenuti dall’uomo. Per tale ragione erano scattati il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico. Il primo episodio di violenza è datato 22 dicembre 2019: la donna disse di aver ricevuto una spinta a terra a seguito di una discussione che le provocò una slogatura del polso. In un altro episodio, la donna avrebbe ricevuto insulti, calci alla pancia e su un fianco, tanto da subire un ematoma sulla coscia.
In un’ulteriore circostanza, l’imputato avrebbe tirato calci alla schiena del bambino, quando la donna si sarebbe messa di mezzo per poi essere presa a calci a sua volta dal marito. Tutte situazioni che, nonostante le remore, indussero la donna a sporgere denuncia nei confronti dell’uomo e a segnalare le condotte alle forze dell’ordine.
L’episodio clou, che poi portò alla misura cautelare ancora in essere, il marito avrebbe stretto le braccia della moglie per prendere le chiavi, dopodiché avrebbe iniziato a sferrare ginocchiate sulla sua schiena. Nel corso dei maltrattamenti, durati anni, i testimoni hanno spiegato che la donna si è mostrata sempre più turbata e spesso raggiunta da crisi di pianto. Anche al momento della querela presentata ai Carabinieri, la donna era terrorizzata.
Oggi, 24 marzo, a distanza di oltre due anni, è arrivata la condanna per maltrattamenti.
