Bruno Petrone, il giovane calciatore di 18 anni, originario di Minturno, accoltellato a Via Chiaia, a Napoli, torna finalmente a casa dopo quindici giorni di ricovero. I genitori hanno condiviso una lunga lettera di ringraziamento, esprimendo gratitudine al figlio per il suo coraggio e la sua forza nei giorni difficili, e ai medici che gli hanno salvato la vita.
“Sei stato tu a insegnarci cosa vuol dire davvero forza”, scrivono. Un grazie speciale va a una dottoressa del pronto soccorso, definita un angelo per il suo intervento tempestivo. Bruno lascia l’ospedale, accolto dall’affetto di familiari e amici, segnando un passo importante nel suo percorso di recupero.
“Finalmente si ritorna a casa. Come genitori, il primo grazie non può che andare a nostro figlio Bruno. Grazie a te, figlio nostro, perché non hai mollato nemmeno per un secondo, neanche quando tutto sembrava troppo grande, troppo ingiusto, troppo doloroso. In quei giorni terribili sei stato tu a insegnarci cosa vuol dire davvero “forza”. Guardandoti lottare, abbiamo capito che il coraggio esiste davvero, ed è più forte della paura. Poi c’è un grazie speciale, profondo, che viene dal cuore, a una dottoressa del primo soccorso, di cui purtroppo non conosciamo il nome. Per noi sei stata un angelo, arrivato nel momento più buio, quando il tempo sembrava fermarsi e il respiro mancava anche a noi. Speriamo un giorno di poterti incontrare per dirti semplicemente: grazie per aver salvato nostro figlio”.
“Se, travolti dal dolore e dalla confusione di quei giorni – scrivono ancora – abbiamo dimenticato di nominare qualcuno, vi chiediamo scusa. Sappiate però che ognuno di voi vive e vivrà per sempre nei nostri ricordi. Avete salvato nostro figlio, ma avete fatto di più: avete sostenuto due genitori mentre il mondo stava crollando”.
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