BOMBE A LATINA: “A VIALE NERVI L’ESPLOSIONE POTEVA UCCIDERE ALLA DISTANZA DI 15 METRI”

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Bombe a Latina, l’operazione di Polizia e Carabinieri ha portato agli arresti dei quattro componenti del cosiddetto gruppo gravitante alle case Arlecchino

È netta la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli: il gruppo criminale emergente delle “Arlecchino” di Latina, con la stagione delle bombe, mirava “a creare la strategia del terrore, aumentando la loro capacità di terrore nei confronti della cittadinanza”.

Gli ordigni di fattura artigianale, scoppiati nei pressi di condomini abitati da famiglie, “avevano una capacità micidiale come accertato dal consulente tecnico nominato dalla Procura di Latina”. Le bombe potevano quindi uccidere. “Lo Stato c’è, è presente, e risponde con fermezza”, ha detto la Procuratrice Spinelli che ha ringraziato la Polizia di Stato e i Carabinieri. “Fatti delittuosi mai verificati a Latina, ecco perché p stato costituito da un pool di magistrati: Taglione, Aiello, De Luca, Bontempo e Giammaria”.

Secondo la Procuratrice, sia Polizia e Carabinieri hanno dimostrato “conoscenza del territorio e delle dinamiche criminali”, raggiungendo così “una prima risposta” per una indagine che non è conclusa e che potrebbe avere nuovi sviluppi futuri, soprattutto perché ad essere contestati sono tre episodi, sebbene ce ne siano stati almeno otto.

A intervenire, nel corso della conferenza stampa, svoltasi oggi 8 gennaio, anche il tenente colonnello dei Carabinieri di Latina, Salvatore Passariello, comandante del Reparto operativo e il capo della Squadra Mobile della Polizia di Stato, Giuseppe Lodeserto. “Le attività sono state molteplici – ha detto il tenente colonnello Pascariello – e sono andate avanti fino a novembre scorso. Non sono mancati ingenti sequestri di armi, munizioni e droga. I soggetti sono tutti responsabili a vario titolo dei reati, nonché anche del reato di esplosione in luogo pubblico, ossia l’articolo 421 bis del codice penale che discende dal cosiddetto Decreto Caivano”.

A parlare per ultimo, in conferenza stampa, il dirigente della Squadra Mobile, Giuseppe Lodeserto che ha sottolineato la collaborazione tra forze dell’ordine, ammettendo di attività investigative al momento “parziali”. Una risposta a “quella che è stata definita come la stagione delle bombe”.

Tre gli attentati che gli inquirenti ritengono di aver delineato nell’indagine odierna. Si tratta di quello avvenuto dell’8 settembre quando una bomba distrusse il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense: Maurizio Santucci. A seguire, l’attentato dinamitardo avvenuto il 18 settembre quando un’altra bomba distrusse l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele, oltreché all’incendio di un’auto e un furgoncino. Un complesso dove peraltro vive una delle vittime di Mattia Spinelli, arrestato per tentata estorsione.

Infine, le molotov lanciate all’interno dell’androne ricadente al civico 6 di Via Guido Rossa, tanto da provocare un incendio che danneggiò il quadro elettrico dei contatori. Un’azione criminale direttamente connessa allo sgombero dell’appartamento dei fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua (condannati a dicembre con gli Spinelli per spaccio di droga), legati al sodalizio di pusher delle “Arlecchino”. L’appartamento Ater fu tolto ai Bevilacqua e, secondo gli inquirenti, il gruppo “Arlecchino” agì con una ritorsione, bruciando l’androne del civico 6 di Via Guido Rossa.

In particolare, il dirigente della Squadra Mobile Giuseppe Lodeserto si è soffermato sull’episodio del 18 settembre quando, dopo circa un minuto dall’accensione delle due autovetture in Viale Nervi, ha avuto luogo una esplosione che il consulente tecnico della Procura ha spiegato che poteva causare effetti letali nell’arco di 15 metri.

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