BARRIERE RIGIDE A MARE SUL LITORALE DI TERRACINA, WWF: “CONTINUA IL DISASTRO AMBIENTALE”

“Con disappunto apprendiamo che il Comune di Terracina ha elaborato un progetto di sistemazione del tratto di costa a Ponente della foce di porto Badino mediante opere di protezione da realizzare con scogliere e pennelli rocciosi che, a nostro avviso, comporteranno danni certi innescando erosione sottoflutto rispetto alla zona di intervento.

Questa Associazione rimane perplessa nel constatare come l’Amm.ne comunale non si renda conto che le modifiche impattanti, avvenute sulla linea di costa, sono dovute proprio ad errate operazioni antropiche succedutesi negli anni passati e non ad un naturale arretramento della battigia. 

I precedenti interventi con strutture rigide sul litorale tra Capo Circeo ed il porto di Badino costituiscono infatti un modello sperimentale “in campo” altamente dimostrativo, una prova provata di quanto avverrà con assoluta certezza sulla costa fino al molo foraneo di Terracina, in un ecosistema già altamente destabilizzato dalla costruzione di opere rigide a mare fin dagli anni ’50.

Il Comune di Terracina ha richiesto con urgenza e ottenuto un finanziamento della Regione per la costruzione di infrastrutture rigide senza redigere uno studio o un piano di conservazione del litorale. Il tutto motivato dall’eccessiva erosione del litorale a valle dell’ultimo pennello costruito sulla costa in corrispondenza di via Bela Barenyi.

Non viene considerato che la costruzione di nuove barriere rigide innescherà inevitabili fenomeni erosivi sottoflutto a Levante dell’ultima barriera con aggravamento dello squilibrio e conseguente erosione della battigia della spiaggia, distruggendo così l’ultimo lembo di litorale sabbioso fino a Foce Badino.

I nuovi pennelli creeranno rilevanti problemi di stabilità per tutte le strutture balneari che attualmente insistono sul tratto di spiaggia tra Via Bela Barenyi e la foce, oltre che l’eliminazione degli ultimi habitat costieri e del ciclo biologico della flora e della fauna locale, rovinando così quel che resta dell’ecosistema naturale.

Di fatto, viene incrementata l’erosione costiera attraverso infrastrutture antropiche non adeguate alla protezione della costa stessa ed aggravata da quelle erette in maniera eccessiva vicino al litorale.

L’erosione nel tratto preso in considerazione andrebbe, invece, opportunamente compensata solo mediante ripascimento morbido con adeguato sedimento sabbioso, salvaguardando dall’arretramento la battigia attuale dalle correnti di sottoflutto e gli stabilimenti esistenti nella zona di Ponente della foce di Badino.

Negli ultimi decenni le Amm.ni Comunali che si sono succedute hanno, purtroppo, optato per ulteriori pennelli a mare che sono stati causa di avanzamenti di spiaggia nella zona sopraflutto e di arretramenti, più o meno marcati, nella zona sottoflutto. 

Da questi lavori improvvisati in maniera emergenziale e privi di uno studio o un piano di conservazione del litorale viene fuori la seguente devastante cronistoria di danni causati all’ambiente e alla costa tra Capo Circeo ed il molo foraneo di Terracina :

  • 1955: prolungamento del pennello di sponda destra della foce del Portatore.             

Conseguenza: dal ’59 al ‘68 un avanzamento della spiaggia a Ponente ed una retrocessione a Levante della foce con un arretramento notevole di circa 20 m, per circa 400 metri dalla foce;

  • Tra il 1964 ed il 1970: lavori per la costruzione del porto di San Felice Circeo e del molo foraneo.

Conseguenza: subito dopo l’inizio dei lavori si manifestò sottoflutto al porto, sulla spiaggia di San Felice Circeo, un forte fenomeno di erosione;

  • Tra il 1968 ed il 1972: dopo la fine dei lavori del molo foraneo di San Felice Circeo. 

Conseguenza: arretramento pressoché costante della spiaggia dell’ordine di 15-20 m;

  • 1972, Genio Civile OO.MM. di Roma: costruzione di una fila di scogliere sul litorale di San Felice Circeo.

Conseguenza: immediato arretramento del litorale sottoflutto di oltre 40 m rispetto alla posizione del 1968 che interessò anche la sede stradale;

  • 1972: ampliamento del piazzale dell’Hotel L’Approdo a Ponente dell’albergo.

Conseguenza: scalzamento al di sotto della scogliera stessa ed un fortissimo arretramento locale della linea di battigia della spiaggia limitrofa, con un arretramento massimo di 40 m in corrispondenza dell’Approdo e sfumato verso Ponente per oltre 600 m;

  • 1972 -1979: realizzazione di strutture rigide costruite a mare, procedendo dal Circeo verso la spiaggia di Terracina.

Conseguenza: dopo la costruzione dei primi pennelli a mare si innescarono inevitabili fenomeni erosivi sottoflutto, comportando la realizzazione di sempre più nuove opere di difesa, ripetute in sequenza, estendendo il fenomeno di erosione e degrado della spiaggia progressivamente verso la foce del fiume Sisto ed a seguire verso la foce del Portatore;

A seguito di quanto su elencato, nel 1980, la spiaggia di Terracina, per i 4 Km di Ponente compresi tra l’Hotel l’Approdo e la foce del Portatore, era ormai ridotta ad una esile striscia instabile, con le onde invernali che giungevano a battere contro il muro di difesa del lungo mare ed appariva come lieve striscia sabbiosa solo in estate.

Dimostrazione emblematica che la mancata alimentazione naturale del litorale innescava fenomeni erosivi mai fermati dalla realizzazione di scogliere a gettata che inseguivano il fenomeno di arretramento del litorale.

Emerge, quindi, la necessità di evitare di contrastare eccessivamente i movimenti naturali delle acque marine, cercando di assecondarli il più possibile favorendo e agevolando la normale tendenza del mare al ripascimento, non impedendo cioè l’azione di trascinamento dei materiali sciolti lungo l’arenile ad opera delle correnti di riva.

In conclusione, la vera lotta all’erosione costiera può realizzarsi solo in maniera più naturalistica possibile anche attraverso la protezione e la valorizzazione delle praterie di Posidonia oceanica che esercitano una notevole azione di protezione della linea di costa dall’erosione, ospitano al proprio interno molti organismi animali e vegetali contribuendo alla conservazione della biodiversità ed hanno una notevole importanza nel sequestro del carbonio e nella produzione di ossigeno. 

Una condizione indispensabile per consentire la ricolonizzazione spontanea dei fondali e il ripristino delle praterie di Posidonia oceanica è quella di creare un ambiente protetto e stabile, anche attraverso l’impiego dei reef artificiali soffolti e permeabili, così come si evince dalla confortante relazione sui buoni risultati  relativi al ripopolamento della posidonia monitorati dall’ Università di Pisa.

Infatti, Terracina, a suo tempo fu finanziata dalla regione Lazio per l’esecuzione di un  primo stralcio sperimentale per la realizzazione di una scogliera permeabile tipo tecnoreef. 

Tali strutture assorbono l’energia delle onde erosive, favorendone lo spianamento prima che raggiungano la costa.

 A differenza delle barriere rigide impermeabili, che causano un “rimbalzo” dell’acqua con conseguente erosione del fondale, la permeabilità dei reef impedisce la formazione di onde riflesse.

L’attrito generato dalla base del reef rallenta l’avanzata dell’onda, determinandone il collasso e favorendo il deposito del particolato trasportato dalle correnti.

Tali strutture permeabili agiscono come veri e propri catalizzatori di vita marina, facilitando l’accumulo di microrganismi, alghe e piccoli animali, instaurando le catene alimentari necessarie per ricostruire la biodiversità.

Infatti, creando le giuste condizioni ambientali, gli organismi provenienti dalle aree limitrofe possono popolare nuovamente l’area in modo naturale.

L’obiettivo finale del sistema è la ricostituzione delle praterie di Fanerogame attraverso il recupero naturalistico della Posidonia oceanica, formando un “fondale rugoso” strutturato che stabilizza definitivamente l’ecosistema.

Essendo strutture modulari e mobili, i reef offrono un vantaggio unico: una volta che il processo di ripristino ambientale si è stabilizzato e la biodiversità ha raggiunto un nuovo equilibrio dinamico, i reef possono essere rimossi per lasciare spazio a una naturalizzazione totale dell’ambiente”.

Così, in una nota, Franca Maragoni, vicepresidente WWF Litorale Laziale.

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