BANCAROTTA TERME FOGLIANO: PRESCRITTI IN TRE, INIZIA IL PROCESSO

Inizia il processo per il fallimento delle Terme di Fogliano: undici in tutto gli imputati accusati di bancarotta

È iniziato il processo in cui vengono contestate, a vario titolo, a diversi imputati, le ipotesi di bancarotta semplice e fraudolenta per dissipazione. Un anno fa, a novembre 2024, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, aveva rinviato a giudizio undici persone tra ex presidenti, consiglieri di amministrazione e revisori dei conti che negli anni hanno guidato la Società per Azioni “Terme di Fogliano”, detenuta per la maggior parte dal Comune di Latina e per una parte minore da Camera di Commercio e Provincia di Latina.

Davanti al II Collegio del Tribunale di Piazza Buozzi, ci sono i seguenti imputati: Vittorio Raponi, Alessandro Novaga, Enrico Cecchini, Salvatore Apostolico, Franco Mansutti, Paolo Marini, Paride Martella, Salvatore D’Amico, Luigi Natalino Carabot e Vincenzo Loreti. Uno degli indagati, Romeo Emiliozzi, è venuto a mancare, mentre Adriano Verdesca Zain, rinviato a giudizio a novembre, è deceduto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Archidiacono, Miranda, Palma, Sabatino, Saurini, Falcone, Verdesca Zain, Marini, Lucchetti, Torregrossa, Martella, Forte, Giudetti, Lauretti e Pesce.

Nel corso dell’udienza, gli avvocati Giudetti, Forte e Siciliano hanno chiesto per i loro assistiti – rispettivamente Vincenzo Loreti, Luigi Natalino Carabot e Salvatore D’Amico – che fosse dichiarata la prescrizione. Una richiesta a cui il pubblico ministero Marco Giancristofaro non si è opposto, nello specifico per i capi d’imputazione 7 e 8.

Al termine della camera di consiglio, il secondo collegio del Tribunale, presieduto dal giudice Elena Nadile, ha dichiarato il non doversi procedere in quanto è intervenuta la prescrizione. Tutti e tre gli imputati escono dal processo.

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Un verdetto già scritto, anche nel momento del rinvio a giudizio, in quanto si sapeva che tutte e tre le posizioni si sarebbero prescritte per il reato di bancarotta semplice. Il processo, dopo le richieste delle parti per esame testimoni e imputati, ammesse dal Tribunale che ha dichiarato aperto il dibattimento, è stato rinviato al prossimo 21 aprile quando verranno ascoltati i testimoni del pubblico ministero.

Per il fallimento delle Terme di Fogliano, a fine 2021, l’ex sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Claudio De Lazzaro (ora in servizio al Ministero della Giustizia), aveva inviato l’avviso di chiusura indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza pontina, a 14 persone iscritte nel registro degli indagati per bancarotta. Per due di loro, Florindo Donatucci e Savarino Morelli, è arrivata l’archiviazione, non avendo la Procura chiesto il rinvio a giudizio.

L’indagine ricostruisce la complessa vicenda dell’incompiuta latinense, partendo dall’anno di grazia, 1991. Della società Terme di Fogliano Spa facevano parte, com noto, il Comune di Latina come socio di maggioranza e, in minima parte, la Provincia di Latina e la Camera di Commercio. La Spa è fallita nel 2017 e da quell’evento, come spesso accade in questi casi, è scaturito il procedimento penale che contesta agli indagati, a vario titolo, ben otto capi d’imputazione.

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Secondo l’accusa, alcuni degli indagati avrebbero ridotto all’osso il patrimonio sociale con la rinuncia alla concessione mineraria che valeva, negli anni novanta, circa 320 milioni di lire, così come deciso nel 1991 dal Consiglio d’amministrazione dell’epoca, con il benestare del collegio sindacale, in teoria controllore.

Sarebbero stati Apostolico, Mansutti, Morelli, Verdesca Zain, Marini e Martella a provocare il fallimento della società per effetto di operazioni dolose sottoscrivendo con il Comune una convenzione integrativa sui rapporti tra ente locale e società per la realizzazione di un parco termale che sarebbe costato a conti fatti 5 miliardi di lire. Tale condotta, compresa la rinuncia alla concessione mineraria, sarebbe stata conseguenza del dissesto finanziario. Senza contare il debito riconosciuto da Apostolico a favore della società Condotte, che avrebbe dovuto fare i dei lavori di perforazione.

Al liquidatore della spa, Salvatore D’Amico, venivano contestate irregolarità nelle scritture contabili e di aver ritardato il fallimento insieme ai componenti del collegio sindacale Emiliozzi, Carabot e Loreti. Contestati inoltre compensi illeciti per circa 380 milioni di lire in capo all’allora Presidente del Cda, Salvatore Apostolico, responsabile peraltro di aver riconosciuto un debito di 7 miliari, ossia superiore a 2 miliardi a quello effettivamente maturato, alla società Condotte (leggi approfondimento di Latina Tu di seguito). Il procedimento, prima del suo arresto, era stata assegnato all’allora Giudice per l’udienza preliminare, Giorgia Castriota.

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