BANCAROTTA LT AMBIENTE, TUTTI RINVIATI A GIUDIZIO: IL PROCESSO A DICEMBRE. TRA GLI IMPUTATI DUE COLLABORATORI DEL SINDACO CELENTANO

Latina Ambiente: conclusa l’udienza preliminare. Il giudice Laura Morselli ha disposto il processo per tutti gli imputati

La prima udienza preliminare era stata il 21 dicembre 2022 davanti al giudice Giorgia Castriota, pochi mese dopo arrestata per corruzione. Oggi, 22 gennaio 2026, a distanza di oltre tre anni di udienze preliminare, il giudice Laura Morselli ha deciso per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Il processo inizierà il 9 dicembre 2026 dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia. Il dato politico più rilevante della decisione odierna è che tra gli imputati ci sono due collaboratori del Sindaco di Latina, Matilde Celentano: Stefano Gori e il consulente giuridico Giacomo Mignano. A dicembre, quindi, si avvererà la situazione per cui da una parte ci saranno due imputati legati all’attuale amministrazione comunale e dall’altra il Comune di Latina stesso costituitosi parte civile, tramite gli avvocati dell’ente Francesco Cavalcanti e Alessandra Muccitelli.

Una udienza preliminare molto discussa e piena di insidie, condita dal balletto della costituzione civile del Comune di Latina, prima negata dal Sindaco di Latina, successivamente concretizzatasi. Gli imputati sono accusati della crac finanziario di Latina Ambiente, la società partecipata dal Comune di Latina che ha gestito per un ventennio il servizio dei rifiuti nel capoluogo di provincia.

A inizio novembre scorso, avevano discusso quasi tutti gli avvocati del collegio difensivo chiedendo il proscioglimento dei loro assistiti e, in subordine, come già richiesto in precedente udienza, l’audizione dei curatori fallimentari della Latina Ambiente Spa, società fallita ma tornata praticamente “in bonis”. Un’audizione mai realizzata. Sarebbe dovuto venire anche Lorenzo Palmerini che, nelle more delle udienze preliminari, è stato, fino al parere contrario dell’Anac, presidente della erede di Latina Ambiente, ABC. Nel mezzo, anche le diffide di alcuni degli imputati rivolte al Comune di Latina affinché revocasse la propria costituzione.

Nella scorsa udienza di maggio, il pubblico ministero Marco Giancristofaro aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati. A seguire, le parti civili – Comune di Latina e la curatela fallimentare di Latina Ambiente – si erano naturalmente rimesse alla richieste del pubblico ministero.

Al di là della vicenda penale, la curatela fallimentare, con l’ex presidente ABC Lorenzo Palmerini, ha chiesto 6 milioni e 577mila di crediti Tia 1 (la vecchia tariffa dei rifiuti, subentrata dopo la Tarsu). La terza e ultima transazione col Comune di Latina è saltata perché gli uffici del servizio Finanze del Comune sostengono che per Latina Ambiente non fu appalto, bensì una concessione. Una posizione avversa a quella della curatela fallimentare e che si risolverà in una causa civile.

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LE ACCUSE – Alla base della modifica del capo d’imputazione, c’è il diverso ammontare degli ammanchi della Latina Ambiente, che hanno causato, nella prospettazione dell’accusa, il fallimento e la bancarotta. Una tesi da sempre contesta dalla difesa che, invece, ritiene che se il Comune di Latina avesse pagato i suoi debiti con la ex partecipata, a quest’ora la Latina Ambiente non sarebbe fallita e non ci si ritroverebbe a difendersi da un’accusa di bancarotta aggravata.

La modifica, ad ogni modo, si è resa necessaria dal momento che il Comune di Latina ha concluso con la curatela fallimentare della Latina Ambiente un accordo. La nuova amministrazione comunale a marca centrodestra ha eseguito, infatti, una mega transazione per i debiti che il Comune di Latina aveva con la vecchia Latina Ambiente, il cui curatore fallimentare è il commercialista Lorenzo Palmerini, nominato dalla stessa amministrazione come nuovo Presidente di Abc, la società municipalizzata dei rifiuti che ha sostituito la predetta Latina Ambiente. Per quanto riguarda la transazione, il Comune è convinto che arriverà a breve, con l’ultima transazione prevista da circa 2 milioni, a una condizione “in bonis” e senza più debiti con la ex partecipata che gestiva, a Latina, il servizio d’igiene urbana. Il che significherebbe che non c’è stato più alcun danno.

Tre gli importi al momento oggetto di transazione. Il primo, pari a 3.162.011 euro, oltre a interessi e spese legali, deriva da una serie di fatture commerciali emesse dalla società in bonis, per l’esecuzione di servizi di igiene urbana resi nel periodo tra il 2010 e il 2014.

Il secondo importo da assorbire con la transazione, pari a 1.991.043 euro, oltre interessi e accessori, in ragione delle trattenute operate dall’amministrazione sui corrispettivi maturati dalla società in bonis per i servizi erogati, al fine di conseguire le provviste necessarie al saldo anticipato dei ratei di un mutuo, contratto dalla Latina Ambiente con la Cassa depositi e prestiti, avente scadenza al 31 dicembre 2018.

Terzo ed ultimo importo, pari a 5.067.657 euro, riguarda il pagamento di un decreto ingiuntivo, oggetto di opposizione da parte del Comune nel 2021, in favore della società fallita per una serie di fatture emesse tra il 2010 e il 2017. “In totale la curatela ha rivendicato somme pari a 10.220.711 euro – aveva spiegato la sindaca Celentano – la proposta di transazione approvata è stata indicata dagli organi giudicanti ed è stata valutata dagli uffici competenti del Comune che hanno riconosciuto l’interesse dell’amministrazione ad addivenire alla soluzione transattiva della controversia per i tre procedimenti pendenti, onde scongiurare il verificarsi di probabili rischi connessi ad un aggravio di spese in termini di sorte, interessi ed oneri processuali”

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L’INDAGINE – I coinvolti, nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Procura di Latina Marco Giancristofaro (iniziata nel 2016), sono i vari amministratori delegati che si sono succeduti negli anni Giuseppe Caronna, Bruno Landi e Valerio Bertuccelli; i vari Presidenti della società Vincenzo BianchiGiovanni RossiGiacomo Mignano e Massimo Giungarelli; i vari consiglieri del Cda (alcuni dei quali ex dirigenti o funzionari del Comune di Latina) Gianmario Baruchello, Marco BrinatiClaudio Quattrini, Marcello VernolaAlfio GentiliMaurizio BarraBruno CalziaVincenzo BorrelliLucio NicastroStefano GoriRomeo Carpineti, Francesco MaltoniLorenzo Le Donne e Giancarlo Milesi; i componenti del collegio di sindaci revisori Gabriele GiordanoElvio BiondiRuggiero Maurizio MoccaldiBruno Pezzuolo e il socio e procuratore della società di revisione Mazars & Guerard, Fabio Carlini.

In uno dei capi d’accusa viene spiegato che 22 degli indagati avrebbero occultato “perdite nel corso della gestione 2007-2013, perdite stimate in non meno di 18 milioni e mezzo di euro circa, mediante l’imputazione di ricavi e proventi Tia extra rispetto ai montanti Pef dello stesso periodo, con conseguente erosione del capitale sociale“. La perdita di capitale nel corso degli anni è stata di 18,5 milioni di euro.

In un altro capo d’imputazione, quello che coinvolge più indagati, c’è l’accusa grave di bancarotta fraudolenta. Secondo la Procura, gli indagati non rendevano possibile “la ricostruzione del patrimonio” e il “movimento degli affari, i libri e le altre scritture contabili della società Latina Ambiente spa in liquidazione tra il settembre 2006 e l’approvazione del bilancio 2012, i sindaci e la società di revisione omettendo ogni controllo di legalità e contabile di rispettiva competenza, limitatamente al periodo tra il 2006 e l’approvazione del bilancio 2010, attesa la mancanza di un sistema di rilevazione contabile analitico, tale da consentire la segregazione contabile dei costi inerenti la gestione Tia, e quindi la puntuale verifica del rispetto della copertura di tali costi con la tariffa di riferimento“.

Infine, nell’ultimo capo d’imputazione, che interessa una quindicina di indagati, c’è l’accusa di aver distratto oltre 300mila euro, negli anni di bilancio tra il 2009 e il 2011, a favore dell’azienda che deteneva il 49% della Latina Ambiente, la Unendo di Francesco Colucci. La distrazione delle somme dalla Spa sarebbe avvenuta tramite emissione di dividendi a fronte di contabilità ed esercizi di bilancio che, tra gli anni 2008-2009-2010, non avrebbero permesso la distribuzione di alcunché: risulta, infatti, chi i tre bilanci, riferibili ai tre anni summenzionati, hanno chiuso in perdita. Circa 800mila euro per il 2008, 351mila per il 2009 e oltre tre milioni di euro per il 2010 (3,2, milioni di euro). Perdite che hanno eroso il patrimonio netto dell’azienda e il capitale sociale arrivando a un valore medio negativo di oltre 9 milioni, se si includono anche gli aggravamenti successivi riconducibili agli anni 2011, 2012 e 2013.

Già dal 2007, il management avrebbe dovuto intervenire per proteggere il patrimonio aziendale, comportando così, per gli anni a seguire, il deprezzamento del valore societario dell’azienda che gestiva l’igiene urbana nel capoluogo di provincia (e non solo, fino al 2015 anche a Formia). Mancati interventi che, secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbero determinato l’inchiesta penale.

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