BANCAROTTA COL PALAZZO DEL VESCOVO, I CONSULENTI: “NON ABBIAMO TROVATO NESSUNA SCRITTURA CONTABILE”

Luciano Iannotta
Luciano Iannotta

Bancarotta col Palazzo del Vescovo a Latina: ascoltati i consulenti del fallimento della Ferrocem Prefabbricati srl

Si è tenuta un’udienza dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina del processo che vede sul banco degli imputati il noto imprenditore di Sonnino, Luciano Iannotta, considerato dalla DDA di Roma il promotore di un sistema che aveva contatti con personaggi vicini alla camorra, senza contare rapporti con servitori dello Stato infedeli e servizi segreti deviati. Il quadro criminale è descritto nell’indagine denominata “Dirty Glass”, il cui processo arranca sempre davanti al terzo collegio del Tribunale pontino.

Nel processo, odierno, invece, Iannotta è accusato insieme alla madre Annunziata Pennacchia e agli imputati Paolo Fontenova, Loreta Ottocento, Gianni Trovini e Miro Lepore di bancarotta fraudolenta ai danni della Ferrocem Prefabbricati srl, società coinvolta in una delle operazioni di compravendita del cosiddetto Palazzo del Vescovo, l’immobile di via Mameli, a Latina, sul quale, in epoca differente, aveva aveva investito la curia vescovile.

Nel 2021, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, aveva disposto il rinvio a giudizio per tutti e sei gli imputati, difesi dagli avvocati Siciliano, Orlacchio, Archidiacono, Di Micco e Oropallo

Ad essere accusato nello stesso procedimento anche Vincenzo Cosentino, già amministratore della Key e secondo la Dda vittima di estorsione da parte di Iannotta (un episodio compreso nel processo “Dirty Glass”), il quale avrebbe spedito da lui Agostino Riccardo e Renato Pugliese, all’epoca affiliati al clan Di Silvio e oggi collaboratori di giustizia avrebbe inviato a bussare alla porta dell’imprenditore il clan Di Silvio. Cosentino, considerato uomo nella disponibilità di Iannotta, ha patteggiato la sua pena a 2 anni e 2 mesi di reclusione.

La licenza edilizia per il Palazzo del Vescovo venne rilasciata nel 1968, ma l’immobile finì ben presto inquadrato come il frutto di abusi edilizi e sequestrato alla società proprietaria, la “Dom”. Ottenuta nel 1999 una concessione in sanatoria, la società nel 1999 vendette l’immobile, ormai ridotto a un rudere, alla Alca Immobiliare srl, che lo cedette a sua volta alla Latina Investimenti srl. Successivamente, il 3 luglio 2006, il Palazzo del Vescovo venne venduto alla Mameli Immobiliare srl, che il 14 ottobre 2008 si sciolse per fusione mediante incorporazione nella Ferrocem Prefabbricati srl. Alla fine l’edificio finì alla Immobil Trading.

Questa è una delle operazioni descritte oggi, 3 aprile, dai due consulenti della Procura di Latina, oggi rappresentata dal pubblico ministero Valentina Giammaria che ha esaminato i due testimoni che, in qualità di commercialisti, si sono occupati del fallimento della Ferrocem Prefabbricati.

I due professionisti hanno riferito, interrogati dal pm e dal collegio difensivo, di aver analizzato i bilanci e le dichiarazioni Iva della società dal 2010 al 2012, specificando, però, che tutti I libri sociali e le scritture contabili, oltreché alla documentazione fiscale, non è mai stata consegnata al fallimento, né era reperibile nei cassetti della società. Tutto era scomparso, così come nulla c’era nell’ultimo indirizzo legale della società situato a Portici, in provincia di Napoli.

La Ferrocem, che si occupava di manufatti e assemblaggio, aveva un capitale sociale di 100mima euro. I due consulenti hanno descritto i diversi passaggi di quote e amministratori nella società, sin dal 2006 fino al fallimento. La società, costituita nel 2006, ha trovato la sua “morte” già nel 2012, secondo i due commercialisti, non essendo più operativa. Lo stato di insolvenza era evidente dal 2010-11 sulla base dei pochi elementi contabili a disposizione dei due consulente, senza contare che vi era uno stato passivo di più di 12 milioni di euro: “Un conclamato dissesto”, lo hanno definito, inframmezzato da operazioni distrattive e preferenziali.

Ferrocem ha ceduto il palazzo del Vescovo per 3,4 milioni di euro. Il problema, secondo i consulenti, è che l’immobile fu venduto sì, ma ma i soldi incassati furono ben inferiori. All’appello sono mancati 2 milioni e 450mila euro.

Altra operazione passata al vaglio dai consulenti è stata quella dell’acquisto di quattro immobili a Sonnino dalla Antares group spa, società riconducibile a Luciano Iannotta e che vide sfilare tra i vertici la madre, Annunziata Pennacchia, e la cugina e imprenditrice dell’olio, Lucia Iannotta. Ci fu una vendita risalente al 2013 e un acquisto riferibile al 2010, con la firma del notaio Enzo Becchetti, più volte coinvolto in vicende di natura giudiziaria.

Da ciò che risulta ai due commercialisti, sulla base dei controlli della Guardia di Finanza di Latina, che ha svolto le indagini, in un’altra operazione finita sotto la lente, la società Invest della famiglia Fontenova non avrebbe mai pagato gli stessi immobili alla Ferrocem. Gli affari sono discutibili proprio perché la Ferrocem era in stato di insolvenza e prossimo al fallimento, ragione per cui operazioni di cessione sono vietate dalla legge.

Un’ulteriore operazione esaminata è stata quella dell’affitto dell’immobile della Ferrocem, dato alla Ferro Presagomato di Paolo Fontenova. Un canone annuo di 300mila euro e, nel corso del contratto, un altro contratto d’affitto che ha più che raddoppiato la cifra, lievitata a 750mila euro.

Il processo che si prevede complesso è stato rinviato al prossimo 17 ottobre quando sono stati citati tutti i testimoni dell’accusa.

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