Lo statunitense è indagato per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso ma non verrà giudicato in Italia
Per una convenzione i militari Nato non vengono giudicati nel Paese in cui vengono accusati del reato, ma la giurisdizione è quella del paese d’origine dell’accusato. Per tale ragione Jean Paul Cofino Cintron, 42 anni, non verrà giudicato presso il Tribunale di Cassino, grazie ad una istanza depositata dall’avvocato difensore Antonio Amendola. È questo l’esito dell’udienza preliminare che si è svolta dinanzi al Gup del Tribunale ciociaro, Maria Cristina Sangiovanni.
Era stata conclusa nel pomeriggio di sabato 26 ottobre 2024, all’obitorio dell’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino, l’autopsia sulla salma di Maria Smical, l’incolpevole badante di 63 anni di origini rumene, ma residente da molti anni a Formia, dove si era ben inserita ed era ben voluta da tutta la comunità, investita e uccisa mercoledì 23 ottobre dello stesso anno, alle 7 del mattino, lungo la Variante Formia-Garigliano in località Acqualonga, dall’auto “impazzita” di un militare americano dopo uno scontro con un’altra vettura e abbandonata per ore al suo destino.
L’investitore, Jean Paul Cofino Cintron, 42 anni, di origini portoricane, in servizio a bordo della nave Usa “Uss Month Whitney” presso la base Nato di Gaeta, risulta ancora indagato per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso. Verrà giudicato nel suo Paese.

L’esame era stato effettuato dal medico legale Gabriele Margiotta a cui, sempre nella mattinata di sabato, era stato conferito l’incarico dell’accertamento tecnico non ripetibile dal Pubblico Ministero della Procura di Cassino titolare del relativo procedimento penale, Alfredo Mattei: alle operazioni peritali aveva partecipato, quale consulente tecnico per la parte offesa, anche il medico legale Marco Straccamore messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui, attraverso il consulente per il Lazio e la Campania Giovanni Iesce, si era affidato per essere assistito, fare piena luce sui tragici fatti e ottenere giustizia uno dei due figli della donna, vedova, che risiedono entrambi per lavoro a Londra, con la collaborazione dell’avvocato Vincenzo Cortellessa, del foro di Santa Maria Capua Vetere.
L’autopsia non avrebbe fatto che confermare come Maria Smical fosse deceduta a causa dei gravissimi politraumi riportati prima nell’urto contro l’Audi TT condotta dall’indagato e poi nella rovinosa caduta a terra, soprattutto un devastante trauma cranio-encefalico.
Convalidato il sequestro dei due veicoli coinvolti nel sinistro che aveva preceduto e determinato la fatale carambola, e di tutti gli oggetti rinvenuti – sequestro a cui avevano proceduto nell’immediatezza i carabinieri della compagnia di Formia, che avevano effettuato i rilievi.
Maria Smical quel mattino stava semplicemente camminando a bordo strada per rincasare dopo aver accudito la notte l’anziano che assisteva e aveva avuto l’unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lo statunitense, per una manovra e un sorpasso azzardati, si era scontrato con una Fiat 500 L guidata da una 46enne di Minturno, in capo alla quale il magistrato inquirente non aveva ravvisato responsabilità nella tragedia. E in seguito all’urto l’Audi TT del militare, come impazzita, era piombata e aveva falciato la donna sul ciglio della strada scagliandola a decine di metri di distanza all’interno di un terreno adiacente. Quando però i carabinieri, intervenuti per quello che credevano un semplice sinistro tra auto, avevano effettuato i rilievi era ancora buio e non si erano accorti della presenza della sessantatreenne, anche perché l’investitore non aveva in alcun modo e colpevolmente riferito loro di aver anche investito un pedone, oltre a non averla soccorsa, di qui la pesante aggravante contestatagli.
I Carabinieri avevano fatto la tragica scoperta solo attorno alle 11, dopo che un residente aveva rinvenuto in un fossato vicino e consegnato loro, alle 8.40, la borsetta della vittima, e soprattutto dopo che un’amica e connazionale della sessantatreenne – le due si sentivano abitualmente in video chiamata ogni giorno tra le 8 e le 9 – aveva ripetutamente squillato al cellulare della signora Smical, rimasto nella borsa, e, preoccupata, si era addirittura recata di persona in caserma a Formia. Ma quando i militi erano tornati sul posto e, con la luce del giorno, avevano rinvenuto la badante, per lei non c’era più nulla a fare.
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