AVVOCATI PAGATI 50 EURO A PRATICA, ORDINE RICORRE CONTRO SPERLONGA: “PROLETARIZZANO LA PROFESSIONE”

Comune di Sperlonga
Sede del Comune di Sperlonga

Il Comune di Sperlonga cerca avvocati a 50 euro per cause civili. Insorge l’Ordine degli Avvocati di Latina

Presenta un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, l’Ordine degli Avvocati di Latina che è insorto contro una manifestazione di interesse per un affidamento incarico legale in rappresentanza e difesa del Comune di Sperlonga nei giudizi di opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi, datata 13 aprile 2022.

In sostanza il Comune di Sperlonga, per cause afferenti ai pignoramenti, ha fissato, tramite l’avviso pubblico, il compenso a 50 euro per un incarico. E pensare che all’avviso ha risposto qualche giovane avvocato. Tuttavia, l’Ordine di Latina non ci sta: “Vogliono proletizzare la nostra professione – spiega il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Latina Giacomo Mignano. Inaccettabile e svilente per gli avvocati, spiegano dall’Ordine. Un processo che in effetti sa di svalutazione di una professione che sempre più vede abbandoni tra i giovani e meno giovani avvocati. Peraltro, una causa per un pignoramento significa lavoro, udienze, spese vive.

Ecco perché il Presidente Mignano, dopo interlocuzioni col Comune amministrato dal Sindaco Armando Cusani andate a vuoto, ha firmato il ricorso che chiede di sospendere l’avviso pubblico del Comune datata 13 aprile e tutti gli atti connessi.

L’avviso del Comune di Sperlonga attiene al contenzioso “derivante da prodromici atti di accertamento per violazioni al Codice della Strada e, in particolare, afferente la materia delle opposizioni all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. e delle opposizioni agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., in conseguenza della messa al ruolo delle sanzioni amministrative elevate e non oblate”.

Le condizioni economiche dell’avviso sono previste come “corrispettivo stabilito in base al numero di pratiche affidate e giunte a definizione“. Fino a 50 incarichi, si tratta 3.500 euro: il che vuol dire 70 euro a pratica. Come massimo è previsto 10mila euro per 200 incarichi, ossia la “bellezza” di 50 euro a pratica per “fornire assistenza e patrocinio legale al Comune di Sperlonga“, nell’ambito di una convenzione della durata di 3 anni.

L’Ordine ha diffidato il Comune, a fine luglio, “a procedere quanto prima, in via di autotutela, all’annullamento dell’avviso“, poiché l’avviso viola patentemente i principii dell’equo compenso, in particolare per quanto riguarda il “corrispettivo” che, oltre ad essere “fissato in modo rigido, senza alcun margine di trattativa rimessa alle parti”, è sostanzialmente previsto per ciascuna pratica “giunta a definizione” nella misura di 50 euro. Alla diffida dell’Ordine, il Comune ha risposte picche non fornendo alcun riscontro. Da qui il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dal momento che i tempi per il Tar erano scaduti.

Per l’Ordine degli Avvocati, infatti, l’affidamento di un incarico legale come quello indicato dall’avviso del Comune sperlongano presuppone attività di esame degli atti di opposizione dei privati; costituzione nei giudizi di opposizione all’esecuzione ovvero agli atti esecutivi; comparizione nelle udienze in cui si snodano i giudizi; assistenza all’eventuale attività istruttoria; predisposizione delle difese per la fase decisionale. E, inoltre, “i provvedimenti emessi a chiusura dei giudizi di cognizione ordinaria sono inoltre impugnabili, cosicché deve tenersi conto anche dell’eventuale gravame”. Insomma, un avvocato deve lavorare e non può essere retribuito con 50 euro a pratica per una mole di lavoro che l’Ordine ritiene considerevole.

L’attività richiesta al professionista incaricato – prosegue il ricorso dell’Ordine degli Avvocati – è complessa anche perché, dovendo essere svolta presso una pluralità di sedi giudiziarie, richiede anche una struttura organizzativa tale da consentire allo studio professionale di far efficacemente fronte ad un contenzioso non limitato ad un ufficio giudiziario”. Struttura organizzativa che significa costi, oltreché al fatto che il contenzioso oggetto dell’avviso pubblico di Sperlonga è caratterizzato da una certa complessità.

Lavoro, preparazione, spese. L’Ordine chiede che un avvocato sia pagato il giusto anche sulla base della legge della Regione Lazio sull’equo compenso, così come dal delibera del 10 luglio 2019 (numero 12222). E a corroborare il ricorso anche la decisione del Consiglio di Stato, numero 7442 del 9 novembre 2021, che “pur riconoscendo la legittimità di incarichi liberamente accettati dal professionista ed espletati a titolo gratuito, ha precisato con estrema chiarezza che “la normativa sull’equo compenso sta a significare … che, laddove il compenso sia previsto, lo stesso debba necessariamente essere equo”.

Il compenso a 50 euro per ciascuna pratica e anche previsto in misura fissa è quindi per l’Ordine un motivo di ricorso amministrativo, ma anche l’ennesimo esempio di snaturamento della professione sempre più “working poor”.

C’è di più. Nell’avviso del Comune di Sperlonga c’è anche la clausola di incompatibilità che per l’Ordine “aggrava lo squilibrio, già di per sé evidente”. Per poter conseguire l’importo di 50 euro per ciascuna pratica, infatti, il professionista deve anche evitare di assumere incarichi contro il Comune di Sperlonga, anche in materie che non abbiano nulla a che vedere con le sanzioni amministrative.

Sotto tale profilo – motiva il ricorso dell’Ordine – il pregiudizio è particolarmente evidente nei confronti degli Iscritti del Foro di Latina che, in virtù della vicinanza geografica, hanno maggiori possibilità, rispetto ad Iscritti di altri Fori, di assumere incarichi difensivi conferiti da privati contro il Comune di Sperlonga.

È sufficiente considerare – si legge nel ricorso – che i compensi per un giudizio di cognizione ordinaria di valore modesto innanzi al Tribunale civile (entro 1.100 euro) ammontano, ai minimi, a 354 euro, oltre il 15% di spese forfetarie pari ad 53,10 euro, per un totale di 407,10 euro; importo, questo, pari a circa otto volte quello di 50 euro, previsto dall’impugnato avviso pubblico.

La somma di 50 euro è addirittura inferiore rispetto al compenso per le cause di valore modesto davanti al Giudice di pace (entro 1.100 euro), che ammonta, ai minimi, ad 180 euro, oltre il 15% di spese forfetarie pari a 27 euro, per un totale di 207 euro; importo, questo, pari a circa quattro volte 50 euro.

Criteri di certo orientativi ma che danno la misura dell’Avviso pubblico concepito dal Comune di Sperlonga.

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