Interrogato questa mattina nel carcere di San Vittore, Emilio Gabriel Valdez Velazco ha confessato l’omicidio di Aurora Livoli. Parlando davanti ai pm Antonio Pansa e Letizia Mannella, l’uomo ha anche ammesso di aver abusato della diciannovenne. Lo ha riferito il suo legale, l’avvocato Massimiliano Migliara, aggiungendo che le ammissioni del suo assistito sono avvenute “in un quadro meramente indiziario”. Il 57enne ha riferito di non essersi reso conto di averla uccisa se non il giorno dopo vedendo i servizi televisivi e ha rivelato di aver vegliato sulla ragazza “pensando fosse assopita”.
Aurora Livoli e il suo assassino, Emilio Gabriel Valdez Velazco, si sono incontrati per caso sulla banchina della stazione Cimiano della linea 2 della metropolitana di Milano. La diciannovenne gli ha chiesto un aiuto economico per acquistare un pacchetto di sigarette. Lo ha riferito l’avvocato Massimiliano Migliara, che difende il peruviano in carcere per una tentata rapina e indagato per l’omicidio della giovane. Rispondendo alle domande dei giornalisti all’esterno del carcere di San Vittore, dove Valdez Velazco è stato interrogato, il legale ha sostenuto che il suo assistito “ha avuto una reazione a cortocircuito, non voleva ucciderla e si è accorto soltanto dopo di averlo fatto”. Secondo il legale, il 57enne ha mostrato “una rottura con il senso della realtà”.
Valdez è risultato con precedenti per violenza sessuale e irregolare in Italia. A giugno 2025 una ragazza 19enne lo aveva denunciato. Aveva raccontato di aver bevuto e di essere stata portata con la forza in camera da letto in un appartamento di Cologno Monzese. Aveva spiegato di essere stata stuprata e la procura di Monza aveva inviato richiesta di rinvio a giudizio per violenza sessuale aggravata. Il 57enne era inquisito, ma a piede libero, nonostante un’ulteriore condanna risalente al 2019 per fatti simili, già scontata.
L’uomo ha evitato il carcere, come evidenziato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Nora Lisa Passoni, nel provvedimento con cui ha confermato il fermo di Valdez e l’applicazione della custodia cautelare in carcere per l’aggressione a una ragazza (presumibilmente prima di aver incontrato Aurora) il 28 dicembre a Cimiano. Nel provvedimento, infatti, Passoni ha scritto che è “più che probabile che la ragione della mancata indicazione di condanne nel certificato del casellario giudiziale” sia dovuta “al mancato aggiornamento”.
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Le parole di Valdez sono al vaglio degli inquirenti: la Procura, che dovrà chiedere il carcere anche per questo episodio, sta valutando se chiedere nella misura cautelare (che sarà valutata sa un giudice) l’omicidio aggravato e la violenza sessuale oppure il nuovo reato di femminicidio, il primo per Milano dopo l’entrata in vigore lo scorso dicembre della legge che punisce con l’ergastolo quando l’omicidio di una donna è motivato da discriminazione, odio o per reprimere la sua libertà e personalità in quanto donna.
“È stata una reazione a corto circuito in cui non voleva e non si è accorto neanche a posteriori” di aver ucciso Aurora Livoli, ha continuato a spiegare Migliara. Prima la tentata rapina ai danni di una giovane connazionale alla fermata della metropolitana di Cimiano, poi quasi “senza soluzione di pausa” l’incontro fuori dalla stazione con Aurora.
“Lui ha dichiarato che si sono incontrati, che la ragazza voleva un aiuto per comprare le sigarette”, ha riferito il legale. Nel condominio di via Paruta “ha spiegato che sono entrati insieme, non c’è stata costruzione e che la ragazza è entrata spontaneamente”. Dopo averla uccisa “non si è neanche accorto – a suo dire – di avere operato un omicidio, uno strangolamento, se n’è accorto il giorno dopo” dalle notizie di stampa.
“È addirittura emerso – ha aggiunto il legale – che lui stesso riteneva che la ragazza non fosse deceduta: rientrato all’interno del condominio per prendere il cellulare che aveva dimenticato, è rimasto quasi a vegliare la ragazza ritenendola assopita, ma di fatto ha vegliato un cadavere, che ha coperto con un giubbotto”.
Quanto alla violenza sessuale, il difensore di Valdez Velazco ha preferito non entrare in particolari “per rispetto del dolore della famiglia”, precisando solo “una circostanza molto importante: il mio assistito ha subito una resezione prostatica, quindi non è in grado di avere rapporti sessuali completi”.
