ATTACCO INCENDIARIO AL COMUNE DI APRILIA: IDENTIFICATI GLI AUTORI

Incendio al Comune di Aprilia: individuati i due autori dell’incendio che a luglio scorso ha danneggiato il deposito comunale

La Polizia di Stato, da tempo, ha individuato i due responsabili dell’incendio che, a luglio scorso, ha mandato in fumo il deposito comunale del Comune di Aprilia,, in piazza dei Bersaglieri. Si tratta di due minorenni, entrambi di 14 anni, che sono stati denunciati e il cui caso è finito davanti alla Procura dei Minori di Roma, competente per materia. Ad ogni modo, gli investigatori lavorano ancora per arrivare all’accertamento penale del mandante o dei mandanti che hanno affidato il compito di incendiare le auto all’interno del garage comunale.

Un gesto, quello di luglio, che aveva avuto subito il sapore del dolo e di una ritorsione verso qualcosa o qualcuno, e comunque proveniente da qualche regolamento di conti interno all’ente. I due ragazzi erano stati visti arrivare, quella mattina, a bordo di un monopattino. Una circostanza che aveva permesso di lavorare alla loro identificazione, anche attraverso le telecamere di video-sorveglianza.

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Dopo l’incendio, avvenuto il 3 luglio scorso, gli uffici del Comune di Aprilia sono rimasti chiusi per quasi un mese a causa del rogo scoppiato nel garage. A disporre la chiusura, con apposite ordinanze, sono state le commissarie del Comune, sciolto per mafia in primavera.

La decisione era stata presa dopo che, in seguito al rogo, era stata emanata la prima ordinanza che stabiliva la chiusura di diversi uffici interessati dall’incendio. Decisivo per le proroghe di chiusura degli uffici era stata la relazione redatta dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Latina, intervenuti nei luoghi interessati dall’incendio.

Nella relazione, si evinceva “la necessità di svolgere specifiche verifiche, da parte di un tecnico regolarmente abilitato, mirate a certificare la capacità portante del solaio, apparentemente danneggiato ed il corretto funzionamento degli impianti tecnologici, nonché degli impianti di servizio al fine di garantire anche la salubrità dei locali”.

La chiusura temporanea ha riguardato il Protocollo Generale; lo Stato Civile; l’Anagrafe; i Messi Comunali; i Tributi; l’Ecosportello; l’Elettorale.

Le fiamme, come noto, hanno interessato gli uffici di piazza dei Bersaglieri e i locali sotterranei della sede distaccata del Comune. Un incendio di non poco conto tanto che sin da subito si è levato del fumo nero che ha coperto il cielo causato dal fatto che a prendere fuoco sono stati gli pneumatici delle auto parcheggiate nel garage del Comune. Ad essere danneggiate alcune automobili – in tutto tre, di cui due Fiat Panda carbonizzate – mentre sono rimasti intonsi i documenti presenti nell’archivio. I danni sono stati calcolati per poco meno di 80mila euro.

L’origine dell’incendio, passate 24 ore, è apparsa sin da subito chiara: si è trattato di un rogo di origine doloso. I due minorenni si sono introdotti nel garage del Comune e hanno dato fuoco, probabilmente perché già avvezzi a questo tipo di azione e capaci di “lavorare” con inneschi e fiamme. Da stabilire se il fuoco è stato appiccato contro un’auto ben precisa o a tutte e tre o se, invece, le fiamme sono partite da altro materiale presente nel garage. Di certo ci sono due particolari: il garage è facilmente raggiungibile da chiunque, dal momento che non è serrato nessuna porta. C’è una serranda non funzionate da cui è un gioco da ragazzi accedere. Inoltre, nel garage c’erano tanti banchi di scuola accatastati lì da “illo tempore”, probabilmente dal periodo pandemico. La presenza del legno, chiaramente, ha agevolato le fiamme che hanno attecchito subito per sprigionare una potenza devastatrice.

Sul posto, erano intervenuti gli agenti di Polizia del commissariato di Aprilia, i Carabinieri nel Reparto Territoriale e i Vigili del Fuoco che più di una squadra hanno iniziato a spegnere il rogo. A intervenire anche la Polizia Locale per dirigere i momenti di tensione del momento e creare le condizioni di una ordinata evacuazione e gli agenti della Digos di Latina.

Paura e choc tra i dipendenti comunali. Gli uffici erano stati evacuati intorno alle 12 e la situazione era tornata alla normalità dopo le ore 13. Non furono registrati fortunatamente feriti né intossicati, neanche tra coloro che si stavano allenando nella palestra adiacente al comune o che si trovavano nelle altre attività commerciali. L’incendio si era verificato a 365 giorni dall’esecuzione dell’ordinanza antimafia derivante dalla maxi indagine “Assedio” che portò all’arresto del sindaco Lanfranco Principi.

È stato un pericolo scampato, ma l’escalation criminale ad Aprilia, ormai, è un fatto noto. La sensazione è che per decenni quel territorio sia stato terra di nessuno e, dopo gli arresti dell’operazione “Assedio”, c’è la reazione, a volte scomposta e spesso pericolosa, di bande emergenti (vedi gli spari che avvengono nel quartiere popolare e le bombe piazzate in due occasioni, una delle quali esplosa) e personaggi legati al vecchio clan Forniti, forse impauriti dalle indagini che ancora sono in corso.

Infatti, nelle more degli arresti e di un processo incardinato, sono continuate le indagini e si sono verificate anche altri arresti.

Ad ogni modo, l’incendio del 3 luglio è un fatto grave: un vero e proprio attacco al cuore delle istituzioni locali. È probabile che la tensione sia alta anche dentro il Comune e per trovare i mandanti del rogo, gli inquirenti probabilmente avranno dato un’occhiata anche a quanto redatto nella corposa relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente. In quella relazione, infatti, si fa riferimento a dipendenti comunali pregiudicati e ad altri legati al clan Forniti o comunque alla malavita organizzata apriliana. Proprio sui veicoli comunali sarebbe aperta da tempo un’indagine per chiarire l’uso del parco macchine e in quel settore lavora un personaggio legato per parentela a un pezzo da novanta del crimine apriliano, ora in carcere e colpito in passato anche da una confisca dei beni dal valore milionario. E peraltro quest’ultimo è legato per parentela al boss latitante Patrizio Forniti.

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“L’episodio, unitamente agli eventi che recentemente hanno riguardato il territorio di Aprilia, – si leggeva nella nota della Prefettura di Latina, licenziata dopo la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza – è oggetto di approfondito esame da parte delle Forze di Polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica, in un contesto già particolarmente attenzionato sia sotto Il profilo dell’attività di contrasto al fenomeni criminali, sia sotto il profilo dell’attività preventiva.

A tal riguardo, il Prefetto ha disposto l’intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza del territorio, che, grazie alla recente apertura del Commissariato di Pubblica Sicurezza e al rafforzamento del Reparto Territoriale del Carabinieri e della Tenenza della Guardia di Finanza, nonché del Distaccamento di Polizia stradale, consentiranno di garantire una risposta pronta ed efficace alle esigenze di sicurezza del territorio”.

La chiave per comprendere l’incendio del Comune è sicuramente interna. Chi ha dato fuoco ai locali sapeva peraltro che non c’era pericolo di essere ripresi dalle telecamere di video-sorveglianza che, all’interno del garage, sono assenti.

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