“ASSEDIO”, SORVEGLIANZA SPECIALE PER MORRA: UNO DEGLI UOMINI PIÙ VICINI A FORNITI

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Latina, i Carabinieri notificano un decreto di applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a un 56enne pontino

Nella giornata di ieri, 7 febbraio, i Carabinieri del Reparto Operativo-Nucleo Investigativo di Latina, guidati dal tenente colonnello Antonio De Lise, hanno notificato un decreto di applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno emesso dalla Sezione III Penale, Sezione specializzata – misure di prevenzione del Tribunale Civile e Penale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, al 56enne di Aprilia, Luigi Morra, “ritenuto pericoloso in quanto persona che vive abitualmente con i proventi di attività delittuosa e dedita alla commissione di reati che pongono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica”.

L’attività di indagine, eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo sotto la direzione della Procura pontina, ha consentito di dimostrare come l’uomo, sin da quando era appena maggiorenne, quasi senza soluzione di continuità, sia stata persona dedita ad attività delittuose quali reati contro la persona, in materia di stupefacenti e di tipo associativo mafioso.

Il provvedimento obbligherà l’uomo, per i prossimi 4 anni, a fissare la propria dimora e di comunicarla all’Autorità di Polizia, di non allontanarsi dal comune di residenza o abituale dimora, a non uscire dalla propria abitazione nell’arco orario compreso dalle 21.00 alle 07.00, a darsi immediatamente alla ricerca di un lavoro ed a non associarsi a persone che hanno subìto condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione.

Morra è considerato come uno degli uomini più fidati del boss apriliano, Patrizio Fornito. A processo a Latina per il procedimento antimafia “Assedio” che ha portato al commissariamento della città del nord pontino, Morra è stato rinviato a giudizio anche per il secondo filone che inizierà il prossimo 23 aprile dinanzi al terzo collegio del Tribunale pontino. In questo secondo filone, di estorsione mafiosa devono rispondere Luca Del Luca, Luigi Morra, Antonio Morra (il figlio) e ancora Marco Antolini. Nelle indagini di “Assedio 2”, gli investigatori si sono concentrati sui due atti intimidatori subiti dalla Nuova Tesei Bus srl di Urbano Tesei, indagato nel primo filone di “Assedio”: una società che, come noto, ha gestito per anni il servizio trasporti pubblici, anche per la scuola, ad Aprilia. L’azienda fu vittima di due attentati: uno, a gennaio del 2020, quando fu trovata una bomba a mano sul cancello d’ingresso; l’altro, a giugno 2020, quando furono lasciati due proiettili nel parcheggio della ditta apriliana. Un episodio, quest’ultimo, che non ebbe eco mediatica tanto che Luigi e Antonio Morra, padre e figlio, legati al clan Forniti, se ne sorprendono: “La mattina sono passate le guardie, niente!”.

Immediata, dopo il primo attentato, fu la ricerca di protezione nel clan da parte di Umberto Tesei – su suggerimento dell’apparente consigliere, l’imprenditore Luigino Benvenuti, in realtà in accordo con il gruppo Forniti – che fu rassicurato. Lo si era appreso nel primo filone d’indagine. Ben presto la cosca Forniti aveva trovato il responsabile (“un deficiente che aveva fatto di testa sua”) e spiegato a Tesei che lui era uomo ben voluto, da loro e dai politici Terra e Principi. L’imprenditore, per riconoscenza, porta una somma a Luca De Luca il quale l’avrebbe messa in conto per il sostentamento in carcere a favore di Patrizio Forniti.

Nelle accuse della Direzione Distrettuale Antimafia, sono invece coloro che avrebbero dovuto proteggere Tesei i veri responsabili degli attentati intimidatori in Via Nettunense, sede dell’azienda: si tratta del boss Patrizio Forniti (che verrà processato una volta estradato) e Luca De Luca, Luigi e Antonio Morra, infine Marco Antolini. Gli attentati sarebbero stati messi in pratica proprio per costringere Urbano Tesei a chiedere protezione (come infatti avvenne) e costringerlo così a consegnare ulteriori somme di denaro al clan e in particolare a Luca De Luca, considerato negli ambienti una sorta di “prefetto” della malavita pontina. 

Morra, invece, nel processo che si tiene già a Latina, davanti al secondo collegio, deve rispondere di associazione mafiosa. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Morra è partecipe del sodalizio e avrebbe svolto azioni estorsive di “recupero crediti, occupandosi di usura per conto del clan di Patrizio Forniti.

Esemplificativo l’episodio che vide coinvolto il concessionario di in chiosco sul lungomare di Latina. L’organizzazione di Forniti rassicurò il titolare del locale, il quale doveva riferire al noto pregiudicato di Latina, legato al clan Travali, Alessandro Zof, che “si sono mosse delle persone di Aprilia che il chiosco il primo glielo mandano a Ponza“. Zof, infatti, era interessato al controllo dei chioschi sul lungomare, in quanto la sua famiglia aveva gestito il primo chiosco per decenni: per alcune di queste intimidazioni, Zof è a processo con famigliari e sodali in un processo a Latina.

Alla fine, a portare il messaggio a Zof, fu il pregiudicato Roberto Iosca, indicato da De Luca e Luigi Morra, considerato il numero tre del clan Forniti (uno degli amici della “Primula”, il locale adibito a base operativa ad Aprilia) i quali avrebbero voluto sparare contro il predetto Zof. Alla fine, la storia si concluse con una mediazione, sebbene lo stesso Alessandro Zof fosse stato denunciato dal padre del titolare che, a differenza del figlio, aveva scelto di rivolgersi alla autorità competenti.

Prima, però, che tutto fosse calmierato, lo stesso Luigi Morra propose al clan di prendersi il primo chiosco come per dare una prova di quanto fossero forti, per vedere “tutti questi topi da dove escono”. E ancora: “Questi sono dieci, noi siamo cento”.

La figura di Morra è tenuta in considerazione dagli inquirenti in quanto, non solo avrebbe reperito soldi per i carcerati del clan, ma avrebbe partecipato a tutti gli incontri tra il clan Forniti e le organizzazioni criminali del territorio: dai Gallace agli Alvaro passando per i Casalesi.

Il 56enne, inoltre, nel principale processo, deve rispondere die estorsione mafiosa in concorso con il figlio Luigi Morra.

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