ASSEDIO 2, LE NUOVE ACCUSE AL CLAN FORNITI: DA GIOVANNINO ALLE INTIMIDAZIONI CONTRO TESEI

Il sequestro di “Giovannino” al mare di Latina
Il sequestro di “Giovannino” al mare di Latina

Fissata per il prossimo 28 ottobre l’udienza preliminare del secondo troncone dell’inchiesta Assedio che, a luglio 2024, ha portato agli arresti l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Prinicipi

Dovranno affrontare l’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, otto indagati nel secondo troncone della maxi inchiesta antimafia “Assedio” che, lo scorso febbraio, portò all’emissione di nuove misure cautelare, dopo l’operazione del luglio 2024.

Come noto, il processo principale si svolge con rito ordinario dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina e riprenderà il prossimo 5 dicembre con il proseguo della testimonianza del colonnello dei Carabinieri, Riccardo Barbera.

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Nel frattempo, lo scorso 14 novembre, il boss del sodalizio apriliano Patrizio Forniti è stato arrestato insieme alla moglie Monica Montenero in Marocco, in attesa dell’estradizione in Italia che permetterà agli inquirenti di processarlo per associazione mafiosa.

Il prossimo 28 novembre, invece, in udienza preliminare ci saranno otto degli indagati, tra cui coloro che sono considerati i sodali prinicipali di Forniti e già sotto processo a Latina per il filone principale: Luca De Luca, l’imprenditore Marco Antolini, il genero del boss, Nabil Salami, Luigi Morra e Antonio Morra. In udienza preliminare anche Antonio Fusco detto Zì Marcello, arrestato nuovamente ieri, 25 novembre, per una tentata estorsione al ristorante “Giovannino” di Latina in amministrazione giudiziaria proprio perché sequestrato a febbraio scorso nell’ambito del secondo troncone di “Assedio”. A rischiare il processo o la condanna (nel caso dovessero chiedere il rito abbreviato) anche Andrea Sulthan Mohamed e Giuseppe Carannante. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Francesco Mercadante, Massimo Biffa, Giuseppe Cincioni, Donato Felline, Fabrizio D’Amico, Marco Franco, Pasquale Cardillo Cupo, Oreste Palmieri, Massimo Frisetti, Maurizio Romagna e Andrea Manasse.

Fusco e Antolini devono rispondere di trasferimento fraudolento di beni aggravato dal medoto mafioso. Tra i sequestri eseguiti da Polizia e Carabinieri lo scorso febbraio, infatti, spiccava il noto ristorante “Giovannino” (il locale gestito ora da un amministratore giudiziario dal Tribunale) che si trova a Foce Verde, lungomare di Latina. L’imprenditore apriliano Marco Antolini, insieme ad Antonio Fusco detto “Zi’ Marcello”, è accusato di aver assunto di fatto la titolarità delle quote della società che gestisce il noto ristorante “Giovannino”, che si trova a Foce Verde sul lungomare di Latina. I due, già nel 2019, avrebbero lasciato solo fittiziamente la proprietà alle due donne che gestivano il ristorante, investendo 200mila euro anche attraverso la società apriliana Plastic srls. Fusco, peraltro, all’epoca dei fatti, che risalgono al 2019, doveva eludere la misura di prevenzione subita con il procedimento penale “Alba Pontina”, in cui era accusato di favoreggiamento al Clan Di Silvio di Latina. “Zì Marcello” avrebbe acquistato dal titolare storico il locale, esprimendo la volontà di nn comparire mai. Dopodiché sarebbe figurato nella qualità di dipendente.

Sempre Antolini e Fusco, in ragione del bisogno di eludere la misura di prevenzione di “Zi’ Marcello”, sono accusati di aver attribuito fittiziamente alle due donne indagate – Temperini e Violato – la titolarità delle quote della società Plastic srls di Aprilia. In questi passaggi ritenuti artificiosi, viene indagata anche la terza donna: Francesca De Monaco che avrebbe ceduto le sue quote a Debora Violato. La società veniva utilizzata per la gestione indiretta di “Giovannino”.

Ancora Antolini insieme a Carannante sono accusati di aver messo in pratica, nel 2019, un prestito usurario nei confronti di un commerciante di autoveicoli di Aprilia, tra minacce e comportamenti violenti. Gli interessi per un prestito di 30mila euro arrivano, secondo gli inquirenti, a un tasso del 30%: praticamente 9mila euro al mese. “Se entro il mese di febbraio – dice Giuseppe Carannante al titolare dell’azienda, di cui era stato dipendente – non mi saldi Marco (nda: Antolini), ti vengo a sparare io per Marco”.

Di estorsione mafiosa devono rispondere Luca Del Luca, Antonio e Luigi Morra e ancora Marco Antolini. Nelle indagini di “Assedio 2”, gli investigatori si sono concentrati sui due atti intimidatori subiti dalla Nuova Tesei Bus srl di Urbano Tesei, indagato nel primo filone di “Assedio”: una società che, come noto, ha gestito per anni il servizio trasporti pubblici, anche per la scuola, ad Aprilia. L’azienda fu vittima di due attentati: uno, a gennaio del 2020, quando fu trovata una bomba a mano sul cancello d’ingresso; l’altro, a giugno 2020, quando furono lasciati due proiettili nel parcheggio della ditta apriliana. Un episodio, quest’ultimo, che non ebbe eco mediatica tanto che Luigi e Antonio Morra, padre e figlio, legati al clan Forniti, se ne sorprendono: “La mattina sono passate le guardie, niente!”.

Immediata, dopo il primo attentato, fu la ricerca di protezione nel clan da parte di Umberto Tesei – su suggerimento dell’apparente consigliere, l’imprenditore Luigino Benvenuti, in realtà in accordo con il gruppo Forniti – che fu rassicurato. Lo si era appreso nel primo filone d’indagine. Ben presto la cosca Forniti aveva trovato il responsabile (“un deficiente che aveva fatto di testa sua”) e spiegato a Tesei che lui era uomo ben voluto, da loro e dai politici Terra e Principi. L’imprenditore, per riconoscenza, porta una somma a Luca De Luca il quale l’avrebbe messa in conto per il sostentamento in carcere a favore di Patrizio Forniti.

Nelle accuse della Direzione Distrettuale Antimafia, sono invece coloro che avrebbero dovuto proteggere Tesei i veri responsabili degli attentati intimidatori in Via Nettunense, sede dell’azienda: si tratta del boss Patrizio Forniti (che verrà processato una volta estradato) e Luca De Luca, Luigi e Antonio Morra, infine Marco Antolini. Gli attentati sarebbero stati messi in pratica proprio per costringere Urbano Tesei a chiedere protezione (come infatti avvenne) e costringerlo così a consegnare ulteriori somme di denaro al clan e in particolare a Luca De Luca, considerato negli ambienti una sorta di “prefetto” della malavita pontina. In un passaggio dell’ordinanza, viene riportata la valutazione della DDA quando “De Luca impartiva un’altra lezione di “mafia”, riferendo ai suoi interlocutori d aver liquidato bruscamente Tesei: “Gli ho detto “Levati dal cazzo…in modo da fargli capire che l’aiuto ricevuto non era scontato”. Il gruppo Forniti è accusato di avere portato in luogo pubblico, davanti alla sede dell’azienda di Urbani, una bomba risalente alla seconda guerra mondiale: il modello inglese “Mills N-36M”.

Particolarmente violento, invece, un altro contesto per cui Forniti, insieme ad Andrea Sulthan Mohamed (imparentato per parte di moglie con Forniti) e Nabil Salami, sono accusato di estorsione mafiosa. Siamo ad Aprilia, mese di luglio 2021. A rimetterci un giovane che si rifiuta di continuare a custodire una autovettura Range Rover oggetto di furto per conto di Salami (più volte coinvolto in procedimenti penali di riciclaggio d’auto di lusso) e Mohamed, e chiede il pagamento di una somma maggiore rispetto a quella che gli era stata data. È così che Forniti, Mohamed e Salami si presentano armati a casa del giovane “contestatore”. Patrizio Forniti, peraltro, armato di pistola con silenziatore marca Girsan, e Andrea Sulthan Mohamed armato di fucile a canne mozze presso la sua abitazione. Dopo averlo colpito al volto, i tre lo inseguono per i campi, per poi costringerlo a custodire per loro conto l’autovettura.

Successivamente Forniti e Luigi Morra (che non deve rispondere di questo reato) convocheranno il giovane presso I’abitazione di Forniti, aggredendolo verbalmente. È Morra che continua a minacciarlo anche fuori dalla casa di Forniti: “A rega’ – gli dice – nun te poi permette più il lusso de fa manca ‘na cazzatella eh!…perché dopo nun ce stanno amici che reggono…guarda che stasera te toccava ‘a zuppa pesante pesante pesante pesante pesante eh!“. Tradotto: è inutile armarsi contro il gruppo Forniti per sfuggire alla spedizione punitiva.

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