ARES 118 TRA INTERNAZIONALIZZAZIONE E CONTI IN SOFFERENZA

Il 30 giugno scorso il Presidente Zingaretti, l’assessore D’Amato e il direttore generale di Ares Maria Paola Corradi presentavano i nuovi 33 automezzi che, accanto all’assunzione di 450 tra medici, infermieri e soccorritori, avrebbero segnato l’inizio del tanto auspicato processo di internazionalizzazione pubblica di mezzi e risorse del trasporto d’urgenza. Un processo che, come spesso ribadito dai vertici aziendali, avrebbe riguardato in una prima fase la sola Provincia di Roma per poi coinvolgere tutte le altre provincie in un secondo tempo.

Appena un mese e mezzo dopo nell’articolo de “Il Tempo-Roma” del 13 agosto a firma di Antonio Sbraga – “Ares 118, conti in codice rosso” – si riportavano alcune anticipazioni sul consuntivo dell’esercizio 2020 in cui si evidenziavano perdite per 23 milioni e 57 mila euro rispetto ai ben più contenuti 7 milioni e 945 mila dell’anno precedente. Un incremento del 190%!

L’azienda si era affrettata a chiarire come di quei 23 milioni ben 12 milioni e 421mila euro fossero derivati dalle spese dettate dall’emergenza al contrasto e al contenimento della diffusione della pandemia da Covid 19 e solo 10 milioni e 595mila fossero originati dalla gestione ordinaria. Tra i costi che continuano a gravare su Ares senza dubbio il ricorso a mezzi privati “spot” che nel 2019 hanno toccato la cifra di 9 milioni e 180 mila euro. Spese elevate che però non devono sorprendere se si considera che ogni chiamata fuori convenzione è di circa mille euro giornalieri, indipendentemente dal numero di uscite che fa l’ambulanza.

Di criticità nella gestione dei mezzi il sindacato Confail ne ha rilevate diverse, se si pensa che il delegato Vinicio Amici ha segnalato che le automediche a Orte e Vetralla sono state ferme durante i mesi estivi quasi la metà dei giorni. Il sindacato in un recente comunicato ha chiesto ad Ares le ragioni di queste interruzioni di servizio. Ragioni che, ipotizza Amici, possono essere ricercate nell’indisponibilità dei medici.

Di seguito Confail ritiene a riguardo che questi siano i risultati di una gestione che, negli scorsi anni, non ha mai emesso bandi concorso per medici e infermieri. Da qui ne conseguono costi inutili e gravosi per l’Azienda dato che gli infermieri vengono solitamente impiegati per il turno che gli viene assegnato e sono poi costretti a non svolgere il servizio per via dell’assenza del medico.

Sempre Confail teme che il personale medico non dia disponibilità al di fuori dell’orario ordinario a causa di ritardi nel pagamento degli straordinari. Un’eventualità che, se accertata, sarebbe da definirsi grave ed incresciosa soprattutto in ragione del fatto che Ares nel periodo di pandemia, anziché pubblicare avvisi per autisti di ambulanze, ha optato per impiegare autisti in quiescenza (in pensione) al costo di 30 euro all’ora.

Da giudicarsi d’altro canto paradossale che, secondo Confail Sanità, l’Azienda regionale batta ora cassa alla Regione a causa dei bilanci “in rosso”. Bilanci in sofferenza anche per lo sperpero di risorse dovute ad incarichi legali a seguito dei ricorsi ricevuti dai candidati nei confronti di bandi di concorso non sempre elaborati in maniera chiara e univoca. Per Confail le risorse finanziarie, umane e gli automezzi di Ares devono essere quindi impiegate con razionalità a tutela della salute dei pazienti.

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