Auto in fiamme in via Ugo La Malfa: il mezzo appartiene a uno degli uomini considerato intraneo al clan di Patrizio Forniti. Arrestato un uomo
È stato arrestato dalla Squadra Mobile di Latina, il 31enne di Aprilia, Matteo Diamante, accusato dell’incendio doloso che ha carbonizzato l’auto del 52enne Simone Amarilli, imputato nel processo “Assedio” e accusato di far parte del sodalizio del boss Patrizio Forniti.
Dopo l’interrogatorio preventivo svolto ieri, 12 marzo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, ha sciolto la riserva e ha disposto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il trentenne apriliano.
Un rogo che aveva destato da subito l’interesse investigativo degli inquirenti poiché aveva coinvolto il mezzo di uno degli uomini considerato dalla DDA di Roma come appartenente al sodalizio del boss apriliano Patrizio Forniti. Imputato nel relativo processo “Assedio”, Simone Amarilli, nella notte tra sabato 13 e domenica 14 dicembre 2025, subì l’incendio della sua auto parcheggiata in Via Ugo La Malfa. Fiamme che arrivarono a danneggiare anche parte dell’immobile.
L’incendio, avendo coinvolto la vettura di un uomo imputato in un processo antimafia e nell’imperversare, ad Aprilia, di attentati e gesti intimidatori – tra spari, fiamme e persino bombe -, ha fatto scattare l’indagine della Squadra Mobile di Latina, coordinata dalla Procura della Repubblica.
In ragione di quell’episodio è stato indagato il giovane di 31 anni, di Aprilia, che deve rispondere di incendio doloso aggravato. Il 31enne, secondo gli inquirenti, infatti, in seguito a un litigio condominiale con il 52enne Simone Amarilli, avrebbe bruciato la sua Jeep Renegade. Per tale ragione, Diamante, difeso dall’avvocato Francesco Vasaturo, aveva sostenuto l’interrogatorio preventivo, rendendo dichiarazioni e fornendo la sua versione dei fatti dinanzi alla Procuratrice Aggiunta di Latina, Luigia Spinelli, presente all’interrogatorio. La difesa aveva chiesto il non applicarsi la misura restrittiva, invocando la derubricazione del reato da incendio doloso a danneggiamento. È stato lo stesso 31enne ad ammettere il gesto causato da profondi dissidi con il suo vicino di casa, sfociati nel gesto di bruciargli l’auto.
Un incendio doloso nella notte di sabato 13 dicembre, intorno all’una, aveva carbonizzato la Jeep Renegade che si trovava ferma in Via Ugo La Malfa, ad Aprilia. Le fiamme si erano propagate anche contro un’altra auto che si trovava nelle vicinanze, danneggiandola, oltreché alle pareti dello stabile. Sul posto si erano recati i Vigili del Fuoco che avevano spento le fiamme e gli agenti del Commissariato di Polizia che avevano avviato le indagini per risalire all’autore del gesto.
La particolarità dell’ennesima azione incendiaria era che l’auto bruciata appartiene al 52enne Simone Amarilli, attualmente imputato nel processo antimafia derivante dall’imponente indagine “Assedio”, che ha messo sotto scacco il clan del boss e narcotrafficante Patrizio Forniti.
Amarilli, che si trovava e si trova ai domiciliari, è accusato di estorsione mafiosa in concorso. Secondo l’Antimafia, il 10 ottobre 2018, il genero di Forniti, Salami Nabil (anche lui a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa), a seguito di un alterco con un personaggio detto “Il Turco”, viene malmenato per un diverbio su alcune auto: “Gli spaccò la testa”, ha spiegato nell’aula di Tribunale, il colonnello Riccardo Barbera, all’epoca dei fatti comandante della Stazione dei Carabinieri di Aprilia.
Patrizio Forniti si trovava in carcere e, allora, fu la moglie Monica Montenero e la figlia di Forniti, Yesenia, compagna di Nabil, che organizzarono una spedizione da Aprilia verso Anzio: “Decidono di vendicarsi e convocano una serie di soggetti vicini a loro. Chiamano Simone Amarilli e Sergio Caddeo, cercano il turco ad Anzio, lo bloccano davanti a un locale, gli spaccano la testa e gli rubano 7500 euro più il cellulare”, ha dichiarato il colonnello. Prima del pestaggio, fu contattato un personaggio detto “Mario Bros”, ossia Giacomo Madaffari, altro esponente del crimine del litorale sud capitolino, legato ai Gallace e coinvolto nel maxi processo “Tritone”. Una interlocuzione che dimostrerebbe di come il clan Forniti parlava da pari a pari con personaggi connessi alla ‘ndrangheta del litorale laziale.
Via Ugo La Malfa, peraltro, è stato il luogo dove il primo luglio 2025 esplose un ordigno che fece rischiare la vita a un residente del luogo. Una esplosione violenta che aveva rimbombato nel silenzio di una sera estiva ad Aprilia. A scoppiare un ordigno che era deflagrato intorno all’una di notte nella via piuttosto centrale di Aprilia, non lontano dalle case popolari e sul marciapiede della rotonda di fronte alla concessionaria della Citroen. L’ordigno era esploso in un punto molto frequentato, non proprio distante dal raggio di azione delle telecamere di video sorveglianza.
Ad essere danneggiate diverse auto e soprattutto era stata ferita una persona colpita dalle schegge provocate dalla deflagrazione: si tratta di un uomo di 60 anni che stava dormendo dentro la sua abitazione ed era stato raggiunto da una scheggia di un vetro dopo che l’esplosione aveva infranto parte di una vetrata. Solo per un fatto fortuito, l’uomo non aveva riportato ferite gravi. La bomba aveva lasciato uno squarcio sull’asfalto e, oltreché alle auto, era stata danneggiata anche la facciata di un palazzo. L’uomo ferito lievemente era stato soccorso dal 118 e trasferito presso l’ospedale Città di Aprilia.
La bomba esplosa fu un passaggio criminale in più rispetto all’ordigno militare lasciato in via Aldo Moro a inizio marzo 2025, senza che fosse fatto deflagrare. L’incendio di un’auto riconducibile a un uomo vicino al gruppo di Patrizio Forniti ha fatto scattare le indagini della Procura.
Dietro l’incendio dell’auto di Amarilli, infatti, gli inquirenti pensano che ci possa essere dell’altro, riconducibile alla guerra strisciante per il controllo degli affari criminali della città. Una versione che, però, è respinta dalla difesa del 31enne.
