ANTINCENDIO E DEHORS SENZA AUTORIZZAZIONE A TERRACINA: CONTROLLI NEI LOCALI DELLA FAMIGLIA INDAGATA IN “PORTA NAPOLETANA”

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Terracina, i Carabinieri della Stazione con i colleghi del Nas eseguono un accesso ispettivo. Denunciati due soggetti

Nella mattina di ieri, 5 gennaio, i Carabinieri della Stazione di Terracina, con il supporto del personale del N.A.S. di Latina, della Polizia Locale di Terracina e degli addetti dell’ufficio comunale, hanno eseguito un’attività ispettiva, in Via Marconi, presso due esercizi commerciali del luogo, dediti alla somministrazione di alimenti e bevande.

All’esito dei controlli svolti sono emerse diverse irregolarità che hanno portato al deferimento all’Autorità competente dei titolari delle due attività.

In particolare, in entrambi gli esercizi è stata riscontrata la mancata manutenzione periodica dei dispositivi antincendio. In una delle due attività, inoltre, è stata accertata la presenza di pedane e dehors installati su area pubblica sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza delle prescritte autorizzazioni.

I due locali – Chalet L’Ammiraglio e il pub “Assassino – sono riconducibili alla famiglia Pariota, alcuni dei quali sono stati indagati nell’ultima inchiesta dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Direzione Distrettuale Antimafia. Cristofaro, Pasquale e Vincenzo Pariota, insieme a Iolanda Iavarone, campani trapiantati a Terracina, sono solo indagati. Eppure la contestazione, all’origine, è gravissima: una estorsione con metodo mafioso che sarebbe stata commessa a ottobre 2019 “perché – come recita il capo d’imputazione -, per conseguire un profitto, dopo avere festeggiato presso la ludoteca “Fantasylandia” il compleanno di un familiare, con violenza e minaccia avrebbero costretto i titolari a non pretendere il pagamento del conto, ammontante a circa 500 euro”. Tutto, però, si risolverà con un nulla di fatto, così come stabilito dal Gip del Tribunale di Roma, Maria Gaspari.

Iolanda Iavarone avrebbe detto alla titolare che a Terracina comandavano loro, arrivando persino a schiaffeggiarla così da farla cadere a terra. I tre Pariota, invece, arrivarono a picchiare il titolare di “Fatansylandia”, causandogli un trauma facciale e al torace, con una prognosi di 10 giorni. I due titolari furono minacciati per distogliere loro dalla possibilità di fare denuncia. I quattro indagati si sarebbero vantati di far parte della famiglia campana “I Magisti”, vicina a clan di camorra e originaria di Secondigliano.

Peraltro, lo stesso titolare di “Fatansylandia” sarebbe stato denunciato da Iavarone per lesioni. Un procedimento finito con un doversi procedere per mancanza di querela. Alla festa dei Pariota, il 4 ottobre di sei anni fa, ci sono 50 invitati che, secondo quanto riferito dai gestori, avevano tenuto comportamenti molesti fumando in sala, gettando a terra piatti e bicchieri e urlando continuamente. Tutti atteggiamenti ripresi dai titolari che per tutti risposta ricevevano senza complimenti di non farsi “i cazzi nostri”. A Terracina, comandavano loro, dicono più volte i Pariota.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Maria Gaspari, conclude “la prova dichiarativa in ordine all’ipotizzato mancato pagamento della somma pattuita (peraltro mai riferita nella misura di 500 euro) mediante minacce e violenze è del tutto carente e contraddetta dalla ricevute di pagamento prodotte dalla stessa titolare”. Secondo il gip, “rimangono indubbiamente le ingiurie e le minacce, “di cui, però, la prova della modalità mafiosa, che le renderebbe procedibili d’ufficio, è del tutto insufficiente, considerato che i dichiaranti non ne hanno affatto parlato quando sono stati escussi nell’immediatezza dei fatti, asserendo peraltro che, all’epoca, neppure sapevano chi fossero i Pariota”. Ecco perché “ne consegue che le minacce e le lesioni, in difetto di querela, non sono procedibili”.

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