La prima sezione della Corte di Appello di Roma ha pronunciato questa mattina la sentenza del processo “Anni 2000”, per il quale già la Suprema Corte di Cassazione aveva annullato la sussistenza dell’ipotesi associativa.
La Corte di Appello ha mandato assolti da tutte le imputazioni Ettore Mendico e Ciro Bonifacio, difesi dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, in aggiunta alle assoluzioni da tutte le imputazioni per Fabio Buonamano, Francisco ed Edoardo Parente assistiti dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Enzo Biasillo.
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La prima sezione ha inoltre accolto l’appello dell’avvocato Cardillo Cupo per Antonio Reale e ha escluso le aggravanti dell’uso delle armi e dell’aggravante mafiosa, riducendo a 3 anni la pena inflitta per la contestata estorsione, revocando le statuizioni civili disposte dal Tribunale di Cassino in favore dell’associazione Caponnetto.
Accolto inoltre il ricorso degli avvocati Cardillo Cupo e Santamaria per Decoroso Antinozzi, per il quale la Corte di Appello ha ridotto la condanna a 6 anni di reclusione per la cessione di stupefacenti.
Accolto anche il ricorso per Alessandro Forcina, assistito dall’avvocato Cardillo Cupo, per il quale la Corte di Appello ha escluso l’aggravante mafiosa, assolto l’imputato dal possesso di armi e dal danneggiamento, e lo ha condannato a 2 anni per incendio doloso, con pena sospesa.
Ridotta altresì a 3 anni la condanna per incendio a Sergio Canzolino, assistito dall’avvocato Anna Marciano, assolvendolo dal danneggiamento.
Per Maurizio e Pierluigi Mendico, assistiti dagli Avvocati Cardillo Cupo e Irace, sono state escluse le aggravanti e l’associazione, la Corte ha ridotto le pene ad 5 anni e 8 mesi per il primo e a 6 anni per il secondo per le residue ipotesi di spaccio contestate. Già assolta dalla Suprema Corte Marica Messore, assistita dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, per la quale non è stata ravvisata alcuna responsabilità.
Novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni.
Gli arresti scattarono a gennaio 2021 e ad essere coinvolti gli appartenenti ai due nuclei, o clan, Antinozzi e Mendico, un tempo sodalizio affiatato tra Santi Cosma e Damiano e Castelforte, in parte anche a Minturno, successivamente scisso e con affari ben distinti tra loro. Sebbene permanga un tacito rispetto. Traffico di droga, estorsioni, minacce a ditte locali, rapina, danneggiamento, incendio, armi illegali: queste le principali accuse rivolte ai due sodalizi per ipotesi di reato aggravati anche dal metodo mafioso (sebbene sia caduto nel corso dei processi).
L’operazione Anni 2000 ripercorreva, come da tragitto investigativo e giudiziario, quella denominata “Anni 90” che dieci anni anni fa disarcionò il gruppo di Santi Cosma e Damiano e Castelforte, retto dall’imputato odierno Ettore Mendico e Orlandino Riccardi e legato ai Casalesi di Michele “Capastorta” Zagaria e Alberto Beneduce. In seguito, i militari dell’Arma e la DDA, con l’operazione “Anni 2000”, hanno scoperto che il gruppo si era scisso, pur conservando una sorta di mutuo rispetto per gli affari comunque distinti: oltreché al gruppo di Mendico, secondo la DDA, vi è quello di Antinozzi, un tempo compreso nel primo sodalizio.
