AMPLIAMENTO PIAZZALE PER I RIFIUTI, PROSCIOLTO IL PATRON DI RIDA AMBIENTE

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Piazzale di stoccaggio rifiuti alla Rida Ambiente: si è discussa l’udienza predibattimentale, imputato il patron Fabio Altissimi

Si è svolta oggi, 19 gennaio, l’udienza predibattimentale (così come da legge Cartabia) del processo che vedeva sul banco degli imputati il patron di Rida Ambiente, Fabio Altissimi, insieme a Gaetano Trombetta e Luca Paris. Ad essere contestato era il reato di abusivismo edilizio regolato dal Testo unico: l’articolo 44 che punisce in ragione dell’inosservanza di norme e prescrizioni.

Il caso è quello di circa 1500 metri quadrati ritenuti abusivi dalla Procura di Latina, compresi nei 27mila quadrati di piazzola che furono realizzati dalla Rida Ambiente nelle vicinanze dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Via Valcamonica ad Aprilia. L’udienza che si è svolta dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Sofia Ciccone ha visto dichiarare il non luogo a procedere per difetto di una ragionevole previsione di condanna. In ragione di tale pronuncia, il Tribunale ha dichiarato prosciolti i tre imputati.

Fabio Altissimi, difeso dall’avvocato del Foro di Roma, Giacomo Satta, si è avvalso di quella che di fatto è stata una sanatoria da parte della Regione Lazio nei riguarda della piazzola. I 1500 metri quadrati finiti al centro della indagine penale, secondo l’accusa, avrebbero dovuto essere occupati da area verde.

La vicenda inizia con la determinazione della Regione Lazio che, nel luglio 2020, ha autorizzato Rida Ambiente a realizzare una nuova area di stoccaggio in zona agricola, a circa 200 metri dall’impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB) in via Valcamonica: un piazzale da oltre 27.000 metri quadrati, dove verranno stoccati rifiuti destinati al recupero energetico (R13) e allo smaltimento (D15).

Il Comune di Aprilia aveva contestato il progetto, ritenendolo illegittimo per diversi motivi: assenza di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e Valutazione Ambientale Strategica (VAS), violazione delle norme urbanistiche, carenza di istruttoria su viabilità e necessità effettiva dello stoccaggio. Il Tar del Lazio, già nel 2022, aveva già respinto il ricorso dell’Amministrazione comunale, all’epoca guidata dal sindaco Antonio Terra. Ad ogni modo, il Comune ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che si è espresso.

“La modifica autorizzata non rappresenta un artificioso frazionamento dell’impianto per eludere le norme ambientali. Si tratta – spiegava il Consiglio di Stato lo scorso aprile 2025 nella parallela vicenda amministrativa – di un intervento limitato e tecnicamente giustificato, che non comporta nuove attività di trattamento rifiuti né aumenti di capacità tali da richiedere ulteriori verifiche”.

Oggi, 19 gennaio, la conclusione del processo penale che risaliva a fatti di sei anni fa e, quindi, anche in via di prescrizione.

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