AMMESSE COME PARTI CIVILI FNSI E STAMPA ROMANA NEL PROCESSO DON’T TOUCH 2

Tribunale di Latina
Tribunale di Latina

Sono state ammesse come parti civili, nel processo Dont touch 2, Federazione Nazionale Stampa e Stampa Romana costituitesi tramite gli avvocati Irene Mottola e Giulio Vasaturo.

Questa mattina, infatti, si è svolta l’udienza del processo “Don’t touch 2” presso il Tribunale di Latina. Tra i 19 imputati di vari reati, c’è come noto Gianluca Tuma che deve rispondere delle minacce rivolte a Vittorio Buongiorno, capo servizio del Messaggero di Latina, nel gennaio del 2015.

Gianluca Tuma e Vittorio Buongiorno
Un ritaglio di un articolo di giornale (Il Messaggero) che ritrae Gianluca Tuma (a sinistra) e che descrive la vicenda delle minacce rivolte a Vittorio Buongiorno (a destra)

Visto cosa è accaduto in Francia a usare la penna scorrettamente“. Chiaro il rimando all’attentato terroristico, risalente al 7 gennaio 2015, contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Nell’attentato, rivendicato da Al-Qāʿida nella Penisola Arabica (o Ansar al-Sharia), branca yemenita dell’organizzazione stessa, sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite. Ed è proprio quella frase vile che si sentì dire Vittorio Buongiorno, fermato fuori la chiesa San Marco a Latina da Gianluca Tuma di cui il giornalista aveva scritto poco prima. Vittorio era colpevole, a detta di Tuma, di aver riportato sul giornale la vicenda dell’imprenditore Massimiliano Mantovano in rapporti con l’Enac, l’ente ministeriale per l’aviazione civile. Tuma fu citato nell’articolo da Buongiorno come guardaspalle dell’imprenditore medesimo (“le belve di scorta”, così come le descriveva il gip di Roma nell’ordinanza di carcerazione di Mantovano).

Salvatore e Angelo Travali
Salvatore e Angelo Travali (foto da Facebook)

Presenti in aula stamane, i fratelli Travali, assurti ad ennesima notorietà ieri con l’operazione Astice. Ben curati e ben vestiti – camicia bianca aperta vistosamente sul petto, occhiali da sole e atteggiamento spavaldo – i Travali ostentavano sicurezza e noncuranza rispetto al processo che li vede accusati, a vario titolo, di spaccio, detenzione di arma da fuoco e del pestaggio brutale, insieme ad Angelo Morelli, di Benvenuto Toselli vittima ma al contempo accusato di falsa testimonianza.

Non c’era folla in aula come per altre occasioni che hanno visto imputati prime e seconde file di appartenenti ai clan zingari della città. Per i Travali solo i parenti più stretti come il padre di Angelo, Ermanno “Topolino” D’Arienzo, e il cognato Gianluca Campoli citato come punto di riferimento “criminale” per Pontinia da Agostino Riccardo negli interrogatori come collaboratore di giustizia resi alla magistratura nel luglio 2018