Curacao
L'isola di Curacao

ABBANDONATI DALLO STATO: LA STORIA DI UN FORMIANO E LA SUA FAMIGLIA BLOCCATI SU UN’ISOLA DEI CARAIBI

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Emergenza coronavirus, un uomo originario di Formia e la sua famiglia bloccati a Curacao, un’isola che si trova nel Mar dei Caraibi: non sanno come tornare in Italia, abbandonati dalle Istituzioni tra gaffe e cortocircuiti

Una storia che ha dell’incredibile e fa il paio con quella di tanti italiani all’estero che, nelle fasi del caos pandemico, si sono sentiti, a ragione, soli e lasciati al loro destino dallo Stato. Lo stesso Stato di cui, qui in Italia, elogiamo, ad ogni buon conto, la sanità che sta facendo sforzi erculei per non affondare come il Titanic. Eppure, pare che all’estero, come per le donne originarie di Frosinone, rimaste bloccate in Marocco, le Istituzioni siano un muro di gomma. Una situazione che, aggiunta alle umane paure di una pandemia terribile, non aiuta a credere in un futuro.

Willemstad, capoluogo di Curacao (Antille olandesi)
Willemstad, capoluogo di Curacao (Antille olandesi)

La storia è quella di una famiglia come tante che, il 28 febbraio, decide di partire per un viaggio a Curacao, un’isoletta incantevole nel Mar dei Caraibi. La pandemia – sembra passato un secolo – non è stata ancora dichiarata dall’Oms e l’Italia, in buona compagnia, sembrava assonnata rispetto al pericolo che, una settimana dopo, ci avrebbe trascinato nel periodo più grave e oscuro dal secondo Dopoguerra.

La famiglia, il papà formiano, la mamma originaria di Pomezia, e i due bambini piccoli, un maschietto e una femminuccia rispettivamente di 8 e 2 anni, si imbarcano lo scorso mese (28 febbraio) da Roma Fiumicino, scalo ad Amsterdam, e arrivo nel primo pomeriggio a Curacao, la terra scoperta nel 1499 dal navigatore e governatore spagnolo Alonso De Ojeda.
Un’isola (poco più di 160mila abitanti) che è inzuppata nel Mar dei Caraibi, in quell’impasto di culture straordinarie rese celebri dal grande poeta Derek Walcott: mescolanza di lingue, costumi e storia coloniale. Si parla una derivazione della lingua creola, l’inglese, lo spagnolo (Maracaibo in Venezuela ha competenza di ambasciata) e, naturalmente, l’olandese considerato che la Compagnia arancione delle Indie occidentali fondò la città di Willemstad, divenuta poi centro commerciale e strategico nonché capoluogo. Spiagge paradisiache, barriera corallina (rovinata parzialmente dal turismo), scenari da Eden. Tutto perfetto per una famiglia che avrebbe voluto godersi solo un paio di settimane di riposo lontano dalla routine di ogni giorno: ritorno previsto il 13 marzo.

coronavirusPrevisto, per l’appunto, perché la famiglia non aveva fatto i conti con un particolare della Storia non trascurabile: una pandemia che ha preso per il collo il globo. Tuttavia, come biasimarli se neanche le massime potenze mondiali, dagli Usa alla Germania, avevano compreso la portata dell’evento Coronavirus-Covid-19?

Ad ogni modo, dopo il precipitare della situazione in Italia e la chiusura delle scuole, arriva alla famiglia, il 7 marzo, un messaggio della KLM, la compagnia olandese su cui hanno volato per raggiungere Curacao: c’è la possibilità della cancellazione di voli per l’Italia.

Così, il giorno dopo, l’8 marzo, situazione di incertezza in corso, la famiglia per sicurezza richiede alla KLM il cambio della data di ritorno senza costi aggiuntivi. Permesso accordato: data spostata dal previsto 13 marzo a venerdì 20 marzo.

Sembra fatta ma intanto la pandemia sta galoppando in Italia e qualcosa sta irrimediabilmente cambiando.
Il 13 marzo, la KLM avvisa la famiglia, tramite mail, che il nuovo volo fissato per il 20 è valido soltanto nella prima tratta da Curacao ad Amsterdam ma è stato cancellato dall’Olanda a Roma come tutti i voli per l’Italia nei successivi 14 giorni. Nessun volo alternativo, ma dalla compagnia aerea olandese li rassicurano che sono in cerca di soluzioni alternative.

Kathryn Pruneti
Kathryn Pruneti

Al che, il padre di famiglia non si fida e, nella stessa giornata del 13, scrive al Console Onorario sull’isola, Kathryn Pruneti, facendole un resoconto della vicenda fin lì vissuta. In sostanza, la famiglia non sa letteralmente quando potrà fare ritorno in Italia. Lost.

Dopo due giorni, sempre più preoccupato per la situazione di indeterminatezza creatasi, l’uomo comunica alla compagnia KLM la volontà di tornare appena possibile, immediatamente dopo la data indicata come limite restrittivo ai voli da e per l’Italia, ovvero il 3 aprile. Un compromesso che gli pare ragionevole.
Per sicurezza, l’uomo, nella stessa giornata del 15 marzo, scrive anche all’ambasciata italiana a Maracaibo in Venezuela, competente per l’isola di Curaçao, e all’Unità di Crisi della Farnesina (Ministero degli Esteri): una mail inviata all’indirizzo specificatamente dedicato alla gestione dell’emergenza sanitaria mondiale in corso (unita.crisi@esteri.it). Un messaggio in cui dà conto della mezza odissea caraibica in cui si trova lui e la sua famiglia, chiedendo indicazioni chiare, al più anche una sistemazione alternativa rispetto al posto di villeggiatura in cui si trovano – i soldi, piccolo ma dirimente particolare, stanno per finire – e un volo di ritorno certo.

Finalmente, il 16 marzo, l’uomo riesce a parlare al telefono con la console onoraria a Curaçao che, incredibilmente, non era a conoscenza della decisione della KLM di cancellare i voli dall’Olanda verso l’Italia.
La console Pruneti non dà molte speranze: dice all’uomo di non poter far nulla rispetto a una sistemazione a prezzi non turistici né ad aiuti di altro tipo. L’unico spiraglio che lascia aperto è la promessa di segnalare al Ministero competente il caso. Talché, l’uomo, sempre più kafkianamente, le fa presente di averlo già comunicato da sé.

Ministero Esteri
Ministero degli Esteri, Roma

Sempre il 16 marzo, si palesa un altro leggero sibilo istituzionale che, come vedremo, si dimostrerà solo un miraggio. Il padre di famiglia riesce ad ottenere risposta dall’ambasciata italiana a Maracaibo che gli fa presente di essere in attesa di indicazioni precise dal Ministro degli Esteri e che, una volta ottenute, gliele avrebbero comunicate prontamente.

Ma ecco che, nella stessa serata del 16 marzo, Curacao, parte dello Stato olandese, ma con autonomia governativa, prende la decisione che, più o meno, tutti gli Stati del mondo si sono convinti ad assumere. Dopo il primo caso di contagio sull’isola, un uomo olandese di 68 anni, Curacao applica le prime misure restrittive: chiuse scuole, sospese funzioni religiose, stop a bar e ristoranti ecc. Una notizia che non può che destabilizzare la famiglia. Al che l’uomo, responsabile anche per i due bambini, torna a scrivere all’ambasciata di Maracaibo, facendo presente che, pur comprendendo il caos, la sua famiglia è praticamente rimasta senza soldi e senza un volo di ritorno. Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare dei Caraibi tanto per parafrasare il celeberrimo film di Lina Wertmuller, con l’aggravante non trascurabile che, nella sceneggiatura, andrebbe aggiunta la peggiore crisi che l’epoca contemporanea ricordi. Ambasciate e consolati? Boh.

Sede Consolato a Maracaibo, Venezuela
Sede del Consolato a Maracaibo, Venezuela

Il giorno successivo (17 marzo), la fiducia della famiglia nelle Istituzioni viene, con tutta probabilità, definitivamente fiaccata. L’Ambasciata risponde di nuovo alle sollecitazioni dell’uomo e precisa che è stato contattato il “nostro ministero superiore” che ha chiarito: il padre di famiglia deve contattare l’Unità di crisi della Farnesina. Peccato che quest’ultima è stata interpellata dall’uomo due giorni prima. Il padre di famiglia si sente preso in giro – come dargli torto – e si trova in un circolo vizioso dal momento che sono oltre due giorni che aspetta notizie proprio dall’Unità di crisi.

Si arriva al 18 marzo e, in seguito alla gaffe istituzionale, l’Ambasciata, non paga di figuracce, aggiunge un altro svarione, inviando all’uomo lo stesso indirizzo e-mail (dal quale l’uomo aspetta una risposta ormai da 3 giorni) e il numero di telefono italiano dell’Unità di crisi. Il padre di famiglia, esasperato, riscrive per la quarta volta in tre giorni all’Ambasciata ricordando che quei contatti, già utilizzati per inviare i messaggi, si trovano facilmente online. Non c’era bisogno di smuovere mari e monti e, forse, neanche un’Ambasciata. Incredibile.

Poi, sempre il 18, ormai con la pazienza arrivata oltre ogni limite, l’uomo riscrive all’Unità di crisi chiedendole, dopo 4 giorni di attesa (se è una struttura per le emergenze, certo non si può stare tranquilli visti i tempi da bradipo), che fine abbia fatto e domandando provocatoriamente se il CoronaVirus li avesse messi tutti Ko

Hans-de-jong
Hans De Jong

Nel frattempo, ecco apparire all’orizzonte un deus ex machina.
La KLM, il 18 marzo, annuncia alla famiglia che ha riprogrammato il nuovo volo, fissandolo per il 4 aprile, con tanto di segmento fino in Italia: Curacao-Amsterdam e Amsterdam-Roma.
L’incubo sembra terminare ma la KLM non ha fatto i conti con l’evenienza che il giorno prima, cioè il 17 marzo, il Ministro del Traffico, del Trasporto e della Pianificazione urbana competente e il Direttore generale dell’Autorità di aviazione civile di Curaçao Hans de Jong, oltre che a tutta una serie di altri provvedimenti, ha stabilito la chiusura a data da destinarsi in entrata e uscita per l’aeroporto locale “Hato international airport”. Tradotto: se questa disposizione dovesse rimanere vigente, la famiglia non potrebbe volare il 4 aprile. Sempre più lost, staremo a vedere.

Di Maio
Luigi Di Maio

Fatto sta che, con le risorse economiche ormai al lumicino, la famiglia si trova ancora lì, nell’azzurro dei Caraibi, cercando di risparmiare il più possibile, centellinando le spese con l’unica consolazione di aver trovato nel titolare della struttura turistica, dove ormai risiedono, un essere umano che è venuto incontro alle loro esigenze riducendo il costo dell’alloggio. Sì, ma per quanto? Abbandonati dalle istituzioni italiane, senza soldi, con due bambini piccoli, uno spazio aereo chiuso e risposte assenti e tutt’al più vaghe, confuse e grottescamente pasticciate.

Come ultima possibilità, l’uomo ha scritto anche al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, mentre sull’isola il primo contagiato, il 68enne olandese, è morto, e il virus ha infettato altre tre persone. Risultato della missiva al titolare della Farnesina? Niente…e sì che il padre di famiglia, tiene a specificare, è stato da sempre un sostenitore di Di Maio.
L’unica istituzione che si è interessata al caso è Sindaco di Formia che ha scritto alla Prefettura di Latina. Basterà? Vogliamo sperarlo.

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