Medico no vax accusato di esercizio abusivo della professione: oggi, 2 novembre, si è concluso il processo
È stato assolto perché il fatto non costituisce reato il medico di base di Aprilia, Angelo Casciano, 59 anni, originario di Reggio Calabria. L’uomo, noto ad Aprilia anche per aver aderito al partito No Vax, era accusato di esercizio abusivo della professione di medico in quanto, a novembre 2021, in piena pandemia, nonostante un procedimento aperto di sospensione trasmessogli dall’Asl di Latina, continuava ad operare come medico di famiglia in Via Paganini dove si trova il suo studio.
Nel capo d’imputazione, si legge che Casciano “esercitava abusivamente l’attività professionale medica, in quanto, benché sospeso “dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2 in ragione dell’accertata inosservanza dell’obbligo vaccinale, in forza di provvedimento di sospensione del 15 novembre emesso dalla Direzione Sanitaria Aziendale dell’Asl di Latina e notificatogli in pari data, veniva sorpreso dai Carabinieri del Nas di Latina all’interno del proprio ambulatorio medico ad Aprilia, intento a esercitare l’attività medica, avendo già visitato nella mattinata diversi pazienti e avendo compilato e emesso ricette medice a carico del servizio sanitario regionale”.
Oggi, 2 novembre, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Elena Sofia Ciccone, ha pronunciato la sentenza di assoluzione per Casciano, difeso dall’avvocato Alessandro Scavolini. Un’assoluzione chiesta anche dal pubblico ministero al termine della requisitoria.
La vicenda si è svolta nell’imperversare della pandemia Covid. Il dottor Casciano, non convinto della bontà dei vaccini Covid, decise di esentarsi da solo dalla somministrazione del vaccino. Ecco perché nacque un procedimento di sospensione nei suoi confronti, tanto che fu l’Asl di Latina a inviare una pec al medico per avvertirlo dell’avvio dell’iter. Una pec inviata a 24 ore dalla data del 18 novembre 2021 quando i Carabinieri Nas si recarono nello studio medico di Aprilia accertando che Casciano, nonostante la sospensione “in fieri”, stava continuando ad esercitare la sua professione di medico di famiglia.
Casciano si è difeso, nel corso del processo, spiegando di non aver aperto la pec in quel lasso di 24 ore e di non essere a conoscenza dell’avviso dell’Asl, fermo restando che il provvedimento di sospensione, a dire della difesa, avrebbe dovuto essere notificato dall’ordine dei medici di Reggio Calabria, organismo in cui il medico apriliano d’adozione è iscritto.
Fatto sta che Casciano ha dovuto affrontare il processo che si è concluso oggi, sebbene sia stato reintegrato nella sua professione di medico già dal gennaio 2022 e, in ragione della “sanatoria” del Governo Meloni, anche dal punto di vista amministrativo nessun medico come lui, che decise di non vaccinarsi dal Covid, ha ancora strascichi da quel periodo.
Ad ogni modo, la sentenza odierna potrebbe rappresentare un prossimo “ne bis in idem” (il principio giuridico secondo il quale nessuno può essere processato per due volte relativamente agli stessi fatti), in quanto Casciano è imputato, davanti al Tribunale collegiale di Latina, sempre per gli stessi fatti del novembre 2021. In questo caso, a Casciano viene contestato non solo l’esercizio abusivo della professione, ma anche l’accesso abusivo.
