Violenza di genere: a Latina una rete di prevenzione che parte da “Conoscere, riconoscere e fare”
Il corso “Oltre il silenzio: il ruolo del medico nella prevenzione, diagnosi e gestione della violenza di genere”, svoltosi il 17 ottobre, accolto con grande interesse dai partecipanti, ha riunito Professionisti Sanitari, Medicina Legale, Procura, Forze dell’Ordine, ASL, Comune di Latina e Centri Anti Violenza, per rafforzare la capacità di individuare i segnali di abuso e costruire percorsi concreti di protezione e prevenzione.
La violenza di genere si contrasta anche negli ambulatori, attraverso la capacità di riconoscere i segnali, ascoltare senza giudicare e attivare tempestivamente una rete di protezione. È questo il messaggio centrale emerso dal corso
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto e formazione per i professionisti sanitari, con l’obiettivo di superare la frammentazione degli interventi e promuovere un metodo condiviso da applicare nella pratica quotidiana. Il filo conduttore dell’incontro, sintetizzato nella formula «Conoscere, riconoscere e fare», indica infatti un percorso concreto per rendere più efficace la prevenzione della violenza e la tutela delle persone che la subiscono.
Il primo passo è conoscere il fenomeno, comprenderne la portata e imparare a leggere i dati epidemiologici non come semplici statistiche, ma come storie di persone che hanno bisogno di essere ascoltate e protette.
Uno degli aspetti emersi durante il corso riguarda la necessità di mettere in comunicazione i diversi ambiti coinvolti: sanitario, giudiziario e assistenziale. Una collaborazione più efficace tra questi settori è fondamentale per evitare che la persona vittima di violenza si trovi a dover affrontare percorsi frammentati e difficili da gestire.
Riconoscere i segnali di violenza è stato uno dei temi centrali della formazione. Un livido apparentemente insignificante, un disturbo ricorrente, una lesione o un silenzio possono rappresentare campanelli d’allarme da non sottovalutare.
Il Medico di Medicina Generale svolge un ruolo particolarmente importante, grazie al rapporto continuativo con i pazienti. Tuttavia, la capacità di individuare possibili situazioni di abuso deve coinvolgere tutte le specialità: dall’ odontoiatra al ginecologo al pediatra, l’ortopedico al medico di Pronto Soccorso, allo psichiatra e qualsiasi altro professionista sanitario.
Dalla riflessione sulle competenze necessarie si è passati agli aspetti operativi del Fare. Il corso ha evidenziato ambiti prioritari di integrazione: il mondo sanitario con quello medico-legale, della Procura, delle Forze dell’Ordine e dei Centri Antiviolenza.
La rete di protezione, deve funzionare in modo coordinato, evitando che le istituzioni agiscano come realtà separate.
Un ulteriore contributo è arrivato anche dalla presentazione del Centro per Uomini Autori di Violenza (CUAV), una risorsa importante per ampliare le possibilità di prevenzione sul territorio. Accanto alla protezione delle vittime, la disponibilità di un servizio al quale indirizzare gli uomini motivati a intraprendere un percorso di cambiamento e responsabilizzazione permette di intervenire anche sulle condotte violente, con l’obiettivo di interromperne il ciclo.
La professoressa Raffaella Rinaldi, responsabile scientifico del corso, ha contribuito in maniera significativa nell’approfondimento degli aspetti medico-legali, guidando i partecipanti nel riconoscimento di lesioni e segnali che possono far sospettare una situazione di abuso.
l’Associazione “ Donna Lilith” di Latina ha fornito un apporto significativo sia nella fase di preparazione del corso che nelle relazioni presentate, permettendo di approfondire modalità concrete di ascolto e accoglienza delle persone vittime di violenza.
la dottoressa Susanna Busco ha offerto un contribuito prezioso fin dalla fase di ideazione dell’iniziativa, descrivendo i servizi e le realtà territoriali al fine di delineare una possibile rete e illustrando le modalità operative per l’attivazione dei percorsi di protezione della donna
Nel corso dell’incontro è stato inoltre condiviso con i partecipanti il “Vademecum medico-legale”, voluto e predisposto dalla professoressa Raffaella Rinaldi con la collaborazione del dottor Belardino Rossi. Lo strumento nasce con l’intento di offrire ai professionisti un riferimento pratico da consultare nell’attività quotidiana.
L’obiettivo è che il corso non si esaurisca con la formazione e il conseguimento dei crediti ECM, ma trovi applicazione concreta negli studi medici, pubblici e privati.
Contrastare la violenza di genere non è un compito straordinario da affrontare soltanto nelle emergenze. È una responsabilità quotidiana, in cui tutti dovremmo essere coinvolti, che passa dalla capacità di osservare, ascoltare, riconoscere i segnali e sapere a chi rivolgersi.
Il messaggio che accompagna l’iniziativa è chiaro: conoscere per comprendere, riconoscere per intervenire, fare per proteggere. Perché una rete efficace non lascia indietro nessuno e perché, a volte, il primo passo per uscire dal silenzio può nascere proprio dall’incontro con un professionista capace di ascoltare.
