COSTRETTA DAL PADRE VIOLENTO A SPOSARSI: ARRIVA LA CONDANNA

Accusato di maltrattamenti ai danni della figlia, costretta a sposarsi in India: si è concluso il processo a carico del genitore

È accusato di aver costretto la figlia a sposarsi con l’uomo che la famiglia aveva scelto per lei. Dopodiché, la giovane, da sposata, si è innamorata di un uomo originario del Pakistan, di religione musulmana. È qui che nella comunità indiana e sikh di Fondi è scoppiato lo scandalo: non solo una giovane donna che si ribella al destino imposto per lì, per di più l’uomo per cui lascia il marito è pakistano e pure musulmana.

Oggi, 14 ottobre, il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha sentenziato la condanna a 3 anni di reclusione nei confronti del padre della giovane: si tratta di D.S., 50enne di nazionalità indiana, difeso dall’avvocato Gabriele Pagliaroli. Alla fine della sua requisitoria, il pubblico ministero Simona Gentile ha chiesto una condanna più dura: 4 anni e 6 mesi. I reati, per cui l’avvocato difensore ha chiesto l’assoluzione per l’imputato, sono quelli di maltrattamenti in famiglia e, piuttosto raro almeno in Italia, costrizione o induzione al matrimonio. L’uomo è stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La sentenza arriverà tra 60 giorni.

Il 50enne era stato esaminato e si era difeso dall’accusa di aver costretto la figlia a sposarsi con un uomo indiano anche lui. “Non è vero niente” – aveva detto l’uomo – Erano fidanzati sin da giovani e si sono sposati”. Una tesi confermata anche da un’altra sorella della presunta vittima e dalla madre. L’uomo, destinatario del divieto di avvicinamento alla parte offesa con tanto di braccialetto elettronico, ha assistito alla lettura della sentenza. Dopodiché, l’interprete ha tradotto il risultato, facendo così scoppiare in lacrime la moglie dell’uomo. Dall’altra parte dell’aula anche la figlia, persona offesa, accompagna dal compagno pakistano. La figlia ha abbracciato la madre, sebbene il processo è partito da una sua denuncia.

Uno spaccato che sembra arrivare da un altro secolo e che, invece, è molto usuale in sistemi chiusi quali alcune comunità che ancora considerano la donna come un fatto di loro proprietà. È questo ciò che è stato imputato al 50enne; peraltro il reato di costrizione o induzione al matrimonio è un fatto più unico che raro: viene punito dal codice penale italiano con una pena da 1 a 5 anni.

Secondo l’accusa, per una indagine condotta dal pubblico ministero Marco Giancristofaro, il 50enne avrebbe costretto la figlia, che oggi ha 26 anni, ma che tre anni fa, nel 2023, ne aveva 23, a sposarsi con un connazionale in India. La famiglia arrivata a Fondi nel 2019 si sarebbe recata nel paese d’origine per far convolare a nozze la figlia maggiore.

Un contesto difficile tanto che all’uomo sono contestati anche episodi di maltrattamenti perpetrati davanti al figlio minore contro la sorella più grande.

In una precedente udienza celebratasi lo scorso anno, in aula erano stati escussi come testimoni proprio la ragazza indiana e il suo fidanzato, originario del Pakistan. I due vivono insieme e lei, pur non avendo divorziato dal marito che è rimasto in India, non vuole avere niente a che fare con una situazione che le sarebbe stata imposta. La donna aveva spiegato di non voler tornare in India per divorziare in quanto ha paura, avendo contro di lei tutta la famiglia del padre.

L’imputato, peraltro, è accusato anche di un episodio di violenza nei confronti dell’attuale fidanzato della figlia avvenuto nel parcheggio di un supermercato a Fondi. La difesa aveva chiesto che la misura del divieto di avvicinamento fosse revocata, ma il Tribunale aveva respinto l’istanza e confermato il divieto.

A latere, anche la complicazione per la figlia in quanto, avendo il passaporto scaduto, si trova nella condizione nel non averlo più. Secondo la legge indiana, infatti, è il marito a dover dare l’assenso al rinnovo del documento. Un assenso che, in questo, non viene dato dal marito della donna, il quale pare sia arrabbiato per come è stato piantato in asso. Un altro spaccato che rende la vicenda medievale (nel senso deteriore del termine).

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