È successo di nuovo. Lungo il Fosso Astura, nel tratto in cui confluiscono il Fosso Carano e il Fosso della Ficoccia, le acque si presentano ancora una volta torbide e biancastre, con schiuma persistente e un odore acre avvertibile anche a distanza dalla sponda. Si ripresenta una situazione che questo territorio conosce bene e che, evidentemente, nessuno ha ancora risolto alla radice.
Dal Fosso Astura passa acqua che finisce nei solchi, nelle colture, in una filiera che arriva sulle nostre tavole. Quando un corso d’acqua irriguo viene compromesso, il danno è importante e non sempre si recupera in tempi brevi.
C’è poi una questione di proporzioni. Il volume di materiale che si osserva non sembra compatibile con un piccolo scarico occasionale. Non sta a noi stabilire da dove arrivi né di cosa si tratti: lo diranno le analisi. Ma la domanda che si fa chiunque passi su quel ponte è legittima e vale la pena dirla ad alta voce invece di lasciarla nei commenti sui social: una quantità del genere, che si ripresenta nel tempo, da dove può venire? Gli impianti che insistono su quel bacino stanno funzionando come dovrebbero?
“Non accusiamo nessuno, accusare senza prove è il modo migliore per non ottenere nulla – osserva Franco Vona, componente di AGIRE – Idee e Territorio – Però registriamo un fatto: lo stesso fenomeno si ripete, nello stesso tratto, e la sensazione diffusa è che sui corsi d’acqua minori il controllo sia episodico. Le campagne di Aprilia pagano da anni, ed è esattamente il motivo per cui certi fenomeni si ripresentano: chi li provoca sa di avere buone probabilità di non essere visto”.
Un richiamo lo rivolgiamo in modo particolare al Consorzio di Bonifica. Su questi corsi d’acqua il Consorzio è l’ente a cui la legge affida la gestione del reticolo idraulico minore, la vigilanza e la manutenzione dei fossi, ed è quindi il primo garante delle acque interne che attraversano le nostre campagne. È un ruolo che gli agricoltori finanziano direttamente, con il contributo consortile che versano ogni anno proprio per la tutela e il buon funzionamento di questo reticolo.
Un sopralluogo tempestivo lungo l’asta del fosso, una verifica dello stato delle sponde e una presa di posizione pubblica del Consorzio varrebbero, in questo momento, più di qualunque dichiarazione politica. Chi amministra l’acqua durante una siccità ha una responsabilità che va oltre la manutenzione ordinaria dei canali: deve far sapere a chi quell’acqua la usa che qualcuno la sta guardando.
AGIRE ha depositato un esposto formale presso gli organi competenti, corredato della documentazione fotografica raccolta. Riteniamo che sia la strada giusta: un atto protocollato che lasci traccia e che imponga una risposta tecnica.
Continueremo a seguire la vicenda e a rendere pubblico ciò che emergerà. Chi disponesse di foto, video o segnalazioni riferite agli ultimi giorni può farcele avere: ogni elemento utile verrà allegato alla documentazione già trasmessa.
