Accusato di maltrattamenti nei confronti della ex moglie e dei famigliari: si è concluso il processo per un 32enne di Aprilia
Condannato a 2 anni e 3 mesi per tentata violenza sessuale e lesioni ai danni della moglie, ma assolto per maltrattamenti. È questo l’esito del processo che si è concluso oggi, dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, per un 32enne di Aprilia, difeso dall’avvocato Mauro Barbanti e accusato di aver maltrattato la moglie, tentando di violentarla. Disposto anche il risarcimento alla ex moglie costituitasi parte civile.
Una pena inferiore alla richiesta del pubblico ministero Marco Cifani che aveva invocato una condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione, ricordando i passaggi chiave del processo e le circostanze più violente di un rapporto degradato.
Nell’ultima udienza, l’imputato, C.G. (le sue iniziali) aveva negato tutto: “La mia ex si è inventata tutto. Ho sempre provveduto al mantenimento della famiglia e non l’ho mai violentato, anche perché stavamo insieme”. Peraltro, l’imputato aveva negato anche di aver impedito alla ex di non lavorare: “È finita la nostra relazione perché lei stessa ha ammesso di sentire altre persone”. Nel corso dell’esame dell’imputato, tuttavia, era uscito uno spaccato di insulti e violenze, seppur negate dall’imputato stesso.
Tra le accuse negate anche il culmine delle vicende contestate quando, il 16 marzo dell’anno scorso, il 32enne avrebbe picchiato la ex moglie, con cui non conviveva più da tempo, davanti ai figli minorenni. In una precedente udienza, secondo quanto testimoniato in aula dalla madre della donna, l’imputato avrebbe anche rubato la carta bancomat della ex, per poi tagliarle i vestite e bruciarle il cellulare. I fatti contestati sono accaduti a Campoleone.
L’uomo era stato tratto in arresto nell’aprile 2025 quando i Carabinieri della Stazione Aprilia avevano eseguito l’ordine di custodia cautelare emesso dalla Procura della Repubblica di Latina per i reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi, lesioni personali e violenza sessuale, indebito utilizzo di carte di credito e furto avvenuti lo scorso mese di marzo nei confronti della ex compagna.
Era stata la madre a raccontare della convivenza difficile e del rapporto che i due ex coniugi avevano instaurato fino all’arresto dell’anno scorso. In un caso, che la madre aveva riferito in quanto raccontatole dalla figlia, l’uomo avrebbe detto a quest’ultima, tentando la violenza carnale: “Adesso ti sc..o io come si deve, così non vai in giro a ricercare altri”. Sarebbe stata la figlia minorenne a impedire la violenza da parte del padre, mettendosi in mezzo tra lui e la ex moglie. La donna era stata più volte appellata con gli insulti più volgari.
La madre della vittima aveva raccontato che l’uomo avrebbe fatto uso negli anni di sostanze stupefacenti, oltreché a intrecciare una relazione con una tossicodipendente. E ancora, negli anni di matrimonio, la figlia non avrebbe mai avuto un lavoro perché il marito non gli permetteva di farlo, né di uscire con amiche.
Un quadro di degrado reso ancora più grave dalla presenza dei due bambini. Lo scorso giugno, il Tribunale, all’esito dell’udienza che aveva ridimensionato il quadro cautelare, aveva ritenuto le esigenze cautelari scemate così da sostituire la misura dei domiciliari con il divieto di avvicinamento alla persona offesa con braccialetto elettronico. Il 32enne ha scontato già un anno di carcere come misura cautelare. Non tornerà dietro le sbarre perché è stato assolto dal reato di maltrattamenti, un cosiddetto reato ostativo.
