CASE CANTONIERE ABBANDONATE, NM: “DIVENTINO PRESIDIO PER LE COMUNITÀ”

Recuperare le case cantoniere abbandonate per restituirle ai territori. Francesco Cece (Noi Moderati): “Da patrimonio inutilizzato a presidio per le comunità”

Le numerose case cantoniere oggi inutilizzate o non più destinate alla loro funzione originaria rappresentano un patrimonio che può essere valorizzato e, dove esistano condizioni concrete, restituito ai territori attraverso nuove funzioni. È questa la proposta di Francesco Cece, componente del direttivo provinciale di Noi Moderati, che invita ad aprire una riflessione sul futuro di questi immobili e sulle possibilità di recuperarli e trasformarli in nuove opportunità per le comunità.

Si tratta di strutture che, per posizione e caratteristiche, possono tornare a svolgere una funzione importante, diventando presidi di sicurezza e assistenza, spazi per le associazioni, punti informativi turistici, strutture a servizio delle comunità locali o, dove possibile, immobili destinati a finalità sociali, culturali e ricettive.

“Non possiamo permettere che strutture che fanno parte della storia della nostra viabilità e dei nostri territori continuino a deteriorarsi. Occorre partire dal patrimonio già individuato dagli enti proprietari e verificare, caso per caso, quali immobili abbiano le condizioni per essere recuperati, quali siano i costi degli interventi e quali possano essere le destinazioni più utili per le comunità”, dichiara Cece.

Il tema riguarda direttamente anche la provincia di Latina. L’Amministrazione provinciale ha già censito nel proprio patrimonio diverse ex case cantoniere, distribuite in vari comuni del territorio, e negli anni ha inserito alcuni di questi immobili nei propri strumenti di valorizzazione e dismissione. Nel 2024, ad esempio, sono state avviate procedure per l’alienazione di tre ex case cantoniere nel territorio del Comune di Latina, Le Vergini, La Selva e Le Ferriere, con basi d’asta rispettivamente di 83 mila, 93 mila e 79 mila euro.

“Il fatto che questi immobili siano già individuati nei patrimoni degli enti ci consente di partire da una base concreta. Non serve fare un nuovo censimento, ma compiere il passo successivo: capire quali strutture, tra quelle che non svolgono più la funzione originaria, possano avere una seconda vita e quali strumenti possano essere utilizzati per renderlo possibile”, sottolinea Cece.

La valutazione dovrebbe riguardare stato di conservazione, eventuali vincoli, destinazione urbanistica, costi di recupero, sostenibilità dell’intervento e possibili utilizzi, mettendo in relazione le caratteristiche di ogni immobile con le esigenze del territorio nel quale è inserito.

Un esempio di come una struttura di questo tipo possa essere ripensata è rappresentato dall’ex Casa Cantoniera di Borgo Sabotino, che negli anni è stata utilizzata per ospitare attività e servizi rivolti alla comunità. Un’esperienza che dimostra come un immobile nato per una funzione ormai superata possa essere inserito in un progetto differente e continuare a rappresentare una risorsa per il territorio.

“Borgo Sabotino dimostra che una casa cantoniera può avere una seconda vita quando viene messa in relazione con le esigenze della comunità. È un’esperienza che vale la pena conoscere e studiare, senza pensare che esista un modello valido per tutti”, aggiunge Cece.

La proposta si inserisce in un percorso che nel Lazio è già stato avviato sul fronte della rigenerazione urbana e del recupero del patrimonio esistente. La Regione ha infatti scelto di puntare sulla possibilità di restituire una funzione a immobili pubblici e privati dismessi, inutilizzati o sottoutilizzati, trasformandoli, attraverso progetti e collaborazioni con i territori, in nuovi spazi per attività sociali, culturali, economiche e di servizio.

E proprio sulle case cantoniere esiste già un’esperienza concreta. La Regione Lazio ha avviato un progetto per dare una nuova vita a questi immobili, mettendoli a disposizione di Comuni, associazioni senza scopo di lucro e cooperative per realizzare attività e servizi destinati alle comunità. I numeri raccontano un percorso già in corso: 37 case cantoniere sono state assegnate e 22 risultano operative.

“È un’esperienza che dimostra come un immobile che ha perso la sua funzione originaria possa diventare nuovamente utile al territorio, se inserito in un progetto e affidato a chi è in grado di valorizzarlo. È un modello che vale la pena guardare con attenzione anche per il patrimonio presente nella nostra provincia”, sottolinea Cece.

La questione delle risorse, secondo Noi Moderati, deve essere parte integrante della valutazione. Non si tratta di chiedere interventi indiscriminati a carico della finanza pubblica, ma di verificare, per ogni immobile, quali siano i costi e quali possibilità esistano per sostenere il recupero: dalle risorse degli enti proprietari a eventuali programmi e bandi regionali, nazionali ed europei, fino ad accordi, concessioni, convenzioni e forme di collaborazione con soggetti pubblici, privati e del terzo settore.

“Il recupero delle case cantoniere può diventare una scelta di buon governo: valorizzare ciò che già esiste, contrastare il degrado e restituire valore a un patrimonio che appartiene alla storia delle nostre comunità. Non significa recuperare tutto a qualsiasi costo, ma individuare ciò che può ancora essere utile e costruire, insieme ai territori, progetti sostenibili”, conclude Cece.

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