Una detenuta di 41 anni è stata trovata senza vita nella mattinata di lunedì 31 agosto nella Casa circondariale di Rebibbia femminile. Le cause del decesso sono ancora da accertare e la Procura di Roma ha aperto un’indagine disponendo l’autopsia e nominando un medico legale. Al momento non emergerebbero elementi riconducibili a un gesto volontario. A morire è stata la latinense Alexandra Luna Costantin.
Le compagne di cella non si sarebbero accorte di nulla fino al momento della distribuzione della terapia mattutina. Secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Cnpp-Spp, sul cuscino della donna sarebbero state rinvenute alcune tracce di sangue.
Agli uffici del Garante delle persone private della libertà personale risulta che la detenuta fosse invalida e in attesa della revisione della relativa pratica. Nata nel 1985, era detenuta a Rebibbia da circa un anno e aveva una fine pena fissata al 27 settembre 2032, con condanna non ancora definitiva.
A marzo scorso, Alexandra Luna Costantin era stata condannata col rito abbreviato alla pena di 7 anni, oltreché a 1555 euro di multa. La 41enne doveva rispondere dei reati di rapina e lesioni aggravati ai danni di vittime anziane. A pronunciare la sentenza di condanna era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. La difesa aveva presentato ricorso in Appello.
“Non possiamo più parlare di singole emergenze o di episodi isolati”, afferma il segretario del sindacato Aldo Di Giacomo. “Lo Stato ha perso il controllo delle carceri”. Una condizione critica che investe direttamente gli agenti che lavorano negli istituti penitenziari: “Dal 1 gennaio “sono circa 3800 i poliziotti penitenziari che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere in seguito ad aggressioni ed eventi critici”.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia la casa circondariale Rebibbia Femminile ha 370 donne recluse a fronte di 272 posti regolamentari.
