Assestamento di Bilancio, l’assessore Rodà replica alle opposizioni: “La polemica rischia di oscurare i numeri”
“Trasformare l’assestamento di bilancio del Comune di Latina nell’ennesimo caso politico rischia di essere una scorciatoia polemica più che una lettura rigorosa dei fatti. L’opposizione denuncia tempi stretti, documenti arrivati a ridosso della Commissione e un metodo amministrativo giudicato emergenziale. Ma in questa ricostruzione c’è un punto che viene lasciato troppo sullo sfondo: entro il 31 luglio la legge impone ai Comuni di verificare lo stato reale dei conti e di approvare gli equilibri di bilancio.
Presentare quindi la convocazione ravvicinata come prova quasi automatica di cattiva amministrazione significa strumentalizzare un passaggio che, invece, ha una precisa cornice normativa.
L’assestamento generale non è una pratica accessoria, ma un adempimento previsto dall’articolo 175 del Testo unico degli enti locali: il Consiglio comunale deve verificare entrate, spese, fondo di riserva e fondo di cassa per confermare la tenuta del bilancio. L’articolo 193, poi, impone la salvaguardia degli equilibri e obbliga l’ente a intervenire se emergono criticità.
Sotto il profilo tecnico-contabile, dunque, l’assestamento non è un atto meramente politico, ma uno strumento di riallineamento delle previsioni di bilancio all’andamento effettivo della gestione. Proprio per questa ragione, la presenza di variazioni, integrazioni documentali o aggiornamenti istruttori nelle settimane immediatamente precedenti alla scadenza è necessaria, rappresenta l’esito fisiologico della ricognizione degli stanziamenti, delle entrate effettivamente accertabili, dell’andamento della cassa, dell’adeguatezza del Fondo crediti di dubbia esigibilità e dell’eventuale necessità di correggere squilibri emergenti. Il tutto sotto il rigoroso controllo dei Revisori dei conti.
È legittimo chiedere più tempo per studiare gli atti, peraltro concesso. È meno convincente, però, sostenere che la ristrettezza dei tempi basti da sola a trasformare l’intero procedimento in un vulnus istituzionale. Sul piano giuridico serve ben altro: occorre dimostrare che i consiglieri siano stati concretamente privati della possibilità di conoscere gli atti essenziali, discuterli ed esprimere un voto consapevole. Altrimenti la critica resta soprattutto politica, non una censura capace di travolgere l’atto.
Anche il contributo straordinario della Provincia di Latina, pari a 850 mila euro, viene agitato come la prova regina della fragilità del bilancio. Ma anche qui la conclusione appare più politica che tecnica. Un’entrata straordinaria merita certamente prudenza e trasparenza, ma non è di per sé un’anomalia, né una irregolarità. Il vero nodo è capire come quella risorsa venga utilizzata: se serve a sostenere esigenze coerenti con la sua natura, rientra nella gestione dell’esercizio; solo se, invece, coprisse spese ricorrenti o squilibri strutturali, allora la critica acquisterebbe sostanza, ma non è questo il caso.
Ed è proprio qui che il racconto dell’opposizione mostra il suo limite: insiste molto sul calendario, ma dice meno sui numeri. La tenuta dell’assestamento non si giudica a colpi di comunicati, bensì sulla qualità delle poste contabili: attendibilità delle entrate, sostenibilità della spesa, adeguatezza degli accantonamenti, correttezza del Fondo crediti di dubbia esigibilità, equilibrio di competenza e andamento della cassa. È su questi dati che si misura la solidità del bilancio, non sulla sola denuncia dei tempi compressi.
Lo stesso vale per il richiamo alle prerogative dei consiglieri comunali. L’articolo 43 del TUEL riconosce un diritto ampio all’informazione e all’accesso agli atti, ed è giusto che venga difeso. Ma quel diritto non può essere brandito come una clava ogni volta che la dialettica consiliare si fa più serrata. La giurisprudenza amministrativa lo considera uno strumento essenziale di controllo democratico, non un meccanismo automatico di paralisi dell’attività dell’ente.
In questo senso, la polemica sull’urgenza rischia di diventare un argomento comodo ma incompleto. L’urgenza può, a volte, essere il segnale di una programmazione discutibile, ma nel caso dell’assestamento, procedura soggetta normativamente a controlli stringenti ed approfonditi, può derivare normalmente da una scadenza legale non aggirabile. Scambiare ogni calendario serrato per una violazione delle regole significa confondere il terreno della battaglia politica con quello della legittimità amministrativa.
La vera verifica, dunque, non sta nel volume delle accuse, ma nella consistenza dei dati. Se le variazioni sono coerenti, le entrate attendibili, gli accantonamenti corretti e gli equilibri dimostrati, l’assestamento resta uno strumento ordinario di governo del bilancio. Senza una vera dimostrazione contraria, impossibile, perché infondata, la denuncia rischia di restare più efficace sul piano mediatico, che reale su quello tecnico. E su tutto resta il vaglio dei Revisori dei conti, chiamati a distinguere i fatti dalle suggestioni e a ricondurre il confronto politico sul terreno, meno rumoroso, ma decisivo, dei numeri”.
Così in una nota le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio del Comune di Latina, Antonina Rodà, in replica alle critiche mosse dai gruppi consiliari di opposizione e diffuse a mezzo stampa al termine della commissione consiliare competente, riunita ieri per l’esame della proposta deliberativa relativa all’assestamento di Bilancio.
“Le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Antonina Rodà riportano il dibattito sul terreno corretto: quello dei numeri, delle norme e della responsabilità amministrativa. Ancora una volta l’opposizione preferisce alimentare una polemica politica sui tempi, evitando accuratamente di entrare nel merito della solidità dei conti e della qualità del lavoro svolto dall’amministrazione Celentano”. Lo dichiarano i Consiglieri di Fratelli d’Italia di Latina.
“L’assestamento di bilancio è un adempimento previsto dalla legge, con scadenze precise e controlli rigorosi. Cercare di trasformarlo nell’ennesimo caso politico significa ignorare il funzionamento della macchina amministrativa e tentare di spostare l’attenzione dai fatti alle polemiche”.
“È sufficiente guardare indietro di pochi anni per comprendere la differenza tra l’amministrazione Celentano e quella guidata da Damiano Coletta. Nel 2022 il bilancio di previsione relativo all’esercizio 2021 venne approvato soltanto nel mese di luglio, costringendo il Comune ad operare per oltre metà anno in esercizio provvisorio e in dodicesimi. Una situazione che ha inevitabilmente rallentato l’attività dell’ente, limitando la capacità di programmazione dei servizi e degli uffici comunali e penalizzando cittadini, imprese e associazioni”.
“Oggi, invece, con l’amministrazione Celentano, il Comune di Latina rispetta le scadenze previste dalla normativa, garantendo stabilità finanziaria, programmazione e una gestione seria delle risorse pubbliche. È questo il dato politico più importante, che qualcuno cerca di nascondere dietro polemiche prive di fondamento”.
“Fratelli d’Italia rivendica con orgoglio un metodo amministrativo basato su competenza, rigore e rispetto delle istituzioni. I bilanci non si giudicano dal numero dei comunicati stampa dell’opposizione, ma dalla loro solidità, dalla capacità di mantenere gli equilibri finanziari e dalla possibilità di dare risposte concrete alla città”.
“Chi oggi critica dovrebbe ricordare le difficoltà lasciate in eredità alla città. Questa amministrazione, invece, sta dimostrando che governare significa assumersi responsabilità, rispettare le regole e creare le condizioni affinché il Comune possa programmare, investire e crescere”.
